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La tempesta? Dopo le europee

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L'Inquisizione era lo strumento con cui la Chiesa cattolica, mediante un apposito tribunale, indagava per scovare e quindi sottoporre a giudizio chi fosse colpevole di seguire teorie eretiche, cioè considerate nemiche dell'ortodossia, cattolica appunto. Tre le pene il supplizio per ottenere l’abiura, in caso contrario la condanna a morte.
Mercoledì la Commissione europea di Moscovici e Dombrovskis ha lanciato un “severo ammonimento” al governo giallo-verde perché la sua politica economica non è “ortodossa”, leggi: perché non è in sintonia con i dettami liberisti.

Siamo in recessione, anche la “locomotiva tedesca” è in affanno, avverte la Commissione, quindi gli italiani devono stringere ancor più la cinghia… altrimenti debito pubblico e deficit andranno fuori controllo.

Tecnicamente Bruxelles chiede una politica pro ciclica: c’è recessione? Si adottino ulteriore “riforme”, ovvero misure recessive. Politicamente il tribunale di Bruxelles chiede al governo giallo-verde l’abiura. Altrimenti… Altrimenti saranno guai.

Il “monito” in questione, subito spalleggiato dal Quirinale e dalla sua corte dei miracoli (anzitutto Pd eberluscones), è un avviso: ove Roma non invertisse la rotta, l’eurocrazia scatenerà, in combutta coi “mercati” l’offensiva frontale. Quando? Dopo le elezioni europee, quando il governo già dovrà mettere mano al Def e poi alla legge di bilancio 2020. Ogni riferimento all’offensiva dell’estate 2011 (lettera della Bce del 5 agosto) che si concluse con la caduta del governo Berlusconi, non è per niente casuale.

Se “Anche la locomotiva tedesca è in affanno”, per l’Italia saranno dolori, dicono gli inquisitori. Oltre all’abiura cosa in verità chiedono lorsignori? Chiedono di andare avanti con l’austerità, con nuove misure deflattive e un’economia export oriented. Sulla loro scia i servi italiani della Santa e Liberista Inquisizione sbraitano che se siamo in recessione la colpa è del governo. Sanno bene che è ridicolo, che la recessione aha cause globali, ma essi, non avendo argomenti, si attengono alla massima di Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Detto fuori metafora, essi insistono che si segua la terapia tedesca.

Agli inquisitori ed ai loro sicofanti italiani ha risposto ieri in modo impeccabile Alberto Bagnai:
«Ora ci sarebbe da chiedersi perché la Germania stia rallentando, e la risposta la sapete e l'avevamo prevista: perché c'è un rallentamento dell'economia mondiale, e perché l'esposizione dell'economia tedesca a quella mondiale non è fisiologica: è patologica. Il più grande surplus commerciale al mondo fa della Germania un paese pericoloso a se stesso e ai propri vicini. Quella che loro, con una spettacolare invidia penis collettiva, continuano a leggere come loro potenza (l'impennata del surplus commerciale), in realtà è la loro fragilità (l'accresciuta dipendenza della loro crescita dalle vicende altrui). Ma questo non c'è verso di farglielo intendere, ai nostri cari fratelli tedeschi, e ce ne dispiace per loro, perché, purtroppo (e preciso che sinceramente mi addoloro per questo dato di fatto) quello che non si capisce con le buone, alla fine, lo si capisce con le cattive. Agli Stati Uniti questo atteggiamento dà fastidio, e quando avranno regolato la situazione con la Cina sicuramente si volgeranno verso di noi».
Ci manca e non poco il Bagnai che fu, tanto più nell’imminenza della tempesta che si abbatterà sull’Italia e sul governo giallo-verde.

Nb

Come sanno i nostri lettori non abbiamo cambiato e non cambiamo la nostra posizione di “sostegno critico” a questo governo. A ben leggere il “monito” di Bruxelles esso indica che la “tregua” sancita col compromesso della Legge di bilancio era solo un modo per prendere tempo e rimandare lo scontro. E questo ci sarà nei prossimi mesi. Chi ha sale in zucca si augura che il governo giallo-verde non capitoli, né cada adesso per questioni secondarie o per liti interne. Ma non tutte le liti sono inerenti all’agenda del governo sono tuttavia quisquilie: non lo è ad esempio il “regionalismo differenziato”, che è infatti gradito non poco all’eurocrazia. Qui Matteo Salvini si gioca molto della sua credibilità politica: prima il Nord o prima l’Italia?
 

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