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LIBERIAMO L'ITALIA: la proposta di manifesto

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Come annunciato, il prossimo 7 dicembre si svolgerà a Roma — CENTRO CONGRESSI FRENTANI (Via dei Frentani 4), ore 10:00 — l’Assemblea con cui verrà pubblicamente aperto il processo costituente di LIBERIAMO L’ITALIA come movimento politico democratico, basato sulla partecipazione attiva dei cittadini nei Comitati Popolari Territoriali, già in via di formazione.
Presentiano ai lettori la bozza di Manifesto approvato dal Coordinamento nazionale il 12 novembre. Esso ricapitola le idee ed i fini del Movimento che ci apprestiamo a costituire.

Una bozza perché verrà sottosposto al vaglio del processo costituente e dei diversi Comitati Popolari territoriali già sorti e che nasceranno nei prossimi mesi.
Ricordiamo che per partecipare all’Assemblea del 7 dicembre occorre registrarsi
Liberiamo l’Italia

MANIFESTO POLITICO

Dopo quarant’anni di neoliberismo, a trenta dal Trattato di Maastricht, a venti dall’entrata nella gabbia dell’euro, la società italiana è devastata economicamente, disgregata ed impoverita socialmente, smarrita culturalmente e subordinata politicamente.
Questa realtà non è un incidente di percorso, bensì una precisa traiettoria frutto sia delle dinamiche generali della globalizzazione capitalista, che delle scelte politiche compiute in nome di un’oligarchia sempre più ristretta che domina l’economia, controlla l’informazione, irreggimenta la cultura. Sia pure confusamente, milioni di persone avvertono ormai la necessità di dire basta, di fermare questo processo distruttivo. Di riconquistare la sovranità popolare per ricominciare a pensare, a proporre, a lottare per una società basata su principi di uguaglianza, fratellanza e libertà.
Non sarà un percorso facile, ma siamo oggi chiamati a fare il primo passo. La spinta della manifestazione del 12 ottobre va dunque raccolta e rafforzata. La nostra proposta è quella di organizzare Liberiamo l’Italia come movimento politico popolare, alternativo tanto all’accozzaglia di centrodestra che a quella di centrosinistra. Un movimento che sappia raccogliere e dare respiro alla domanda di cambiamento riversatasi nelle urne – referendum del 2016, elezioni del 2018 – ben presto tradita dal Movimento 5 Stelle e dirottata verso un liberismo conservatore dalla Lega di Salvini.

USCIAMO DALLA GABBIA DELLA UE,
RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITÀ RICONQUISTANDO LA DEMOCRAZIA

La dimostrazione di come non si possa uscire dalla crisi attuale senza rompere la gabbia dell’Unione Europea ci viene sia dalla tragica esperienza del popolo greco che dallo psicodramma dei popoli britannici, ai quali viene ancora impedito di attuare la Brexit. Che l’Unione non sia riformabile è poi riconfermato dalla Legge di Bilancio presentata dal duo Conte-Gualtieri, ai quali – malgrado questo governo sia nato sotto gli auspici di Bruxelles – non è stato consentito di derogare dalla morsa austeritaria. Siamo così arrivati ad una manovra economica recessiva, con nuove tasse a raffica, che non dà risposte ai bisogni sociali, che si limita a galleggiare senza indicare alcuna prospettiva credibile che non sia quella di una stagnazione infinita nel quadro di una piena sudditanza del nostro Paese.
Del resto, il modello economico nel quale siamo ingabbiati sta entrando in una nuova pesante crisi.
Il 2019 è l’anno in cui si è palesata più che mai la fragilità dell’impianto su cui poggia l’UE, quello nel quale anche la Germania è entrata in recessione, mentre gli stessi vertici della Bce ammettono l’insufficienza della sola politica monetaria, riconoscendo così, di fatto, l’insostenibilità del dogma dell’indipendenza della banca centrale. Malgrado ciò, né le riflessioni emerse tra gli economisti, né la sofferenza popolare, hanno potuto scalfire le ferree e “taglienti” leggi dell’Eurozona.
Ogni progetto politico che non faccia i conti fino in fondo con questa gabbia è destinato in partenza al fallimento. Solo rompendo questa prigione sarà possibile uscire dalla crisi, combattere la disoccupazione, cancellare la precarietà, ristabilire i diritti sociali affermati nella Carta Costituzionale del 1948.
La riconquista della sovranità, a partire da quella monetaria, non va confusa con il nazionalismo bellicista e suprematista. Per Liberiamo l’Italia la sovranità è semplicemente la precondizione per ricostruire una democrazia oggi nella sostanza assente, sequestrata da meccanismi istituzionali messi al riparo dalla volontà popolare, tutelati da leggi elettorali antidemocratiche e da un controllo mediatico ispirato al “pensiero unico” delle oligarchie dominanti. Per Liberiamo l’Italia, essere liberi e sovrani è la base su cui edificare nuovi rapporti ispirati a principi di solidarietà e fratellanza con gli altri popoli, del continente e non solo.
Contrariamente a quel che si vorrebbe far credere, è proprio contro questi principi che è stata costruita l’Unione Europea. Ed è proprio per questo, oltre che per le convenienze che dalla sua strutturazione derivano ad alcuni paesi (Germania in primis), che essa è costitutivamente irriformabile. Da qui la necessità dell’Italexit, di un percorso di uscita guidato politicamente da un governo forte del consenso popolare, che operi in difesa degli interessi della stragrande maggioranza della comunità nazionale e che renda possibile attuare la Costituzione.

IL FARO DELLA COSTITUZIONE DEL 1948

Così come nella manifestazione del 12 ottobre abbiamo unito sotto il tricolore cittadini con diverse ispirazioni politico-culturali, Liberiamo l’Italia vuole raccogliere ed accogliere nella costruzione del progetto di liberazione del nostro Paese ogni persona che ne condivida i principi generali e gli obiettivi concreti. Tutto ciò assumendo come faro del nostro lavoro, della nostra lotta, del nostro programma, la Costituzione del 1948.
Parliamo del testo originario del 1948 perché rifiutiamo, e lotteremo per cancellarli, i due stupri fondamentali che la Costituzione ha subito con la modifica del Titolo V (2001) e con l’introduzione del pareggio di bilancio (art. 81) avvenuta nel 2012. E’ grazie anche a queste due operazioni di stravolgimento della Carta del 1948 – portate avanti congiuntamente dal centrosinistra come dalla destra – che il blocco dominante, in perfetto allineamento con i desiderata dell’UE, può continuare ad insistere da un lato su un’austerità infinita, dall’altro su ipotesi di regionalismo differenziato che segnerebbero la fine dell’unità nazionale.
La Costituzione del 1948 è qualcosa di più di un insieme di regole. Essa descrive infatti un modello politico e socio-economico basato su principi di uguaglianza, di democrazia, di diritti sociali garantiti dallo Stato. Un modello mai di fatto applicato, ma negli ultimi decenni dell’offensiva neoliberista addirittura stravolto a varie riprese da una classe politica asservita alla cupola dominante.
Questo stravolgimento è servito a cancellare i diritti fondamentali, quello al lavoro e ad una retribuzione dignitosa in primo luogo. E’ servito a gettare sul lastrico milioni di lavoratori, dipendenti ed autonomi.E’ servito per privatizzare (e svendere a lorsignori) tutto ciò che era privatizzabile, sottraendo così allo Stato il ruolo di guida delle scelte economiche. E’ servito a mercificare anche l’istruzione, la sanità, il sistema pensionistico. E’ servito a passare da una legge elettorale proporzionale ad un sistema maggioritario assolutamente antidemocratico.
Tuttavia, nonostante la continua offensiva culturale degli ultimi decenni, con il referendum costituzionale del 2016 la maggioranza degli italiani ha detto chiaramente basta alle manomissioni della Costituzione del 1948 e dei suoi principi.  E’ dunque su questa base condivisa che si può costruire un’alternativa al neoliberismo ed al suo concreto strumento di applicazione rappresentato dall’Unione europea.

COSA VOGLIAMO

Se già nel nome parliamo di liberazione è perché questo concetto è fondamentale. Per applicare la Costituzione, per renderla cosa viva e pulsante, nuova linfa su cui ricostruire la comunità nazionale, occorre infatti liberarsi da una catena fatta da diversi anelli.
Non si esce dal neoliberismo, dal dominio della grande finanza, da quello del “pensiero unico” mercatista, senza cacciare un ceto politico (di “destra”, “centro” e “sinistra”) portatore degli interessi e dei disvalori della cupola dominante. Proprio per questo è necessario lavorare ad un progetto politico totalmente indipendente dagli assetti attuali.
Come ovvio, il processo di liberazione non è fine a se stesso. Esso è invece la premessa indispensabile dei cambiamenti necessari per uscire dalla crisi, per ricostruire un sistema condiviso di diritti sociali, per dare senso e concretezza ai principi di uguaglianza e solidarietà. Proprio per questo indichiamo già da ora alcuni obiettivi per i quali intendiamo batterci.
Vogliamo che il diritto al lavoro per tutti divenga effettivo. Siamo perciò per un piano per il lavoro predisposto dallo Stato grazie ad un forte rilancio degli investimenti pubblici. Siamo per la rinazionalizzazione dei settori strategici dell’economia (energia, telecomunicazioni, trasporti, acqua). Siamo per l’eliminazione per legge del precariato, per la tutela dei redditi da lavoro dipendente ed autonomo.
Vogliamo che la scuola torni al centro della società. Che essa sia finalizzata in primo luogo alla formazione dei giovani, non più modellata esclusivamente sulle mutevoli esigenze del mercato del lavoro. Vogliamo che il diritto allo studio sia effettivamente garantito anche agli strati più poveri della società.
Vogliamo che il diritto alla salute e quello ad una vecchiaia serena vengano garantiti dallo Stato, che mentre dovrà fornire le necessarie risorse economiche sarà chiamato a ripristinare integralmente il carattere pubblico della sanità e della previdenza.
Vogliamo una riforma fiscale che applichi i principi di equità, giustizia sociale e progressività sanciti dall’art. 53 della Costituzione.
Affinché tutto ciò sia possibile è necessario che lo Stato assuma un ruolo centrale nell’economia, a partire: a) dal controllo pubblico del sistema bancario (Banca d’Italia in primo luogo), b) dall’introduzione di limiti alla circolazione dei capitali a tutela dell’economia nazionale (altro che gli inaccettabili vincoli all’uso del contante da parte dei semplici cittadini!), c) da una ristrutturazione del debito pubblico che colpisca anzitutto la sua componente speculativa ed estera.

PIÙ SOLIDARIETÀ SOCIALE, MENO MERCATO

«La società non esiste: esistono solo individui, uomini, donne e famiglie»… Se questo è il principio fondamentale del neoliberismo esplicitato da Margaret Thatcher quarant’anni fa, noi affermiamo esattamente il contrario. Solo in una società forte, coesa e solidale gli individui possono essere pienamente liberi in quanto uomini e donne coscienti, in grado di dare un senso alla propria vita che non sia semplicemente quello della lotta per la sopravvivenza e per il consumo.
Oggi sempre più cittadini stanno riscoprendo la necessità, ma anche la bellezza ed il sentimento che ciò suscita, di una comunità fraterna ed unita da una comune volontà di liberazione. Questa nascente comunità sta assumendo sempre più consapevolezza che tale liberazione parte dall’estirpazione della cultura neoliberista ramificata in ogni angolo delle nostre menti, presente e innestata come una sorta di grammatica universale.
Per costruire quella società tanto odiata dalla signora Thatcher, come da tutti i liberisti, fondamentale è il ruolo dello Stato e delle sue istituzioni ai vari livelli, che debbono riprendersi le loro prerogative di indirizzo economico, di programmazione e pianificazione. Questo ruolo è imprescindibile anche dal punto di vista democratico, dato che lo Stato (inteso in senso ampio) è il luogo nel quale la democrazia, dunque la volontà ed il potere popolare, può farsi effettivamente decisione e legge.
Lunga è la strada da percorrere per conquistare davvero una democrazia degna di questo nome, ma chiaro dev’essere l’obiettivo. Solo nella lotta per un sistema istituzionale democratico, per una legge elettorale proporzionale basata sull’universale principio di “una testa, un voto”, per un’informazione sottratta al controllo dell’attuale cupola finanziaria, le persone potranno ritrovare il senso del dovere che viene dall’appartenere alla comunità nazionale, e quello di un impegno politico e sociale senza il quale ogni cambiamento reale diventa impossibile.

COSA VUOL ESSERE LIBERIAMO L’ITALIA

Liberiamo l’Italia vuol essere un movimento basato sui Comitati Popolari Territoriali, intesi come luoghi di aggregazione, di organizzazione, di lotta e di autoeducazione politica e culturale. Per questo si aderisce a Liberiamo l’Italia solo individualmente.
Liberiamo l’Italia vuol essere una plurale aggregazione patriottica, che si rifà ai valori ed allo spirito del patriottismo democratico e costituzionale.
Liberiamo l’Italia nasce da un atto di rottura e di fiducia al tempo stesso. Rottura totale con l’attuale marciume che ci viene proposto da èlite che vivono dei loro privilegi, della loro arrogante pretesa di essere arrivati ad una “fine della storia” coincidente guarda caso proprio con il loro dominio. Fiducia, invece, nella capacità popolare di impadronirsi – per quanto lentamente, per quanto confusamente – della realtà delle cose.
Per questo, Liberiamo l’Italia nasce anche per combattere quel pessimismo antropologico che tanto ammorba il contesto attuale. Dalle più buie oppressioni si è sempre usciti con la coscienza e la lotta. Così sarà anche questa volta.
Ogni atto politico degno di questo nome si fonda sempre su due fattori: l’analisi oggettiva della situazione concreta, la volontà soggettiva di perseguire obiettivi che si considerano importanti se non, come in questo caso, addirittura decisivi.
Se la situazione disastrosa del nostro Paese è sotto gli occhi di tutti, non si risponde ad essa con illusioni e mezze misure. Occorre invece un vero processo di liberazione. Per questo nasce Liberiamo l’Italia.
Il Coordinamento nazionale di Liberiamo l’Italia
 

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