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Quando la cosa più utile è far sapere

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Nei giorni scorsi la Bbc ha realizzato uno “scoop” sulla bomba atomica persa da un bombardiere Usa nel gennaio 1968 in Groenlandia.
A causa di un incidente ad un B52, quattro atomiche finirono sotto il ghiaccio del nord della Groenlandia, a pochi chilometri dalla base di Thule. Secondo la Bbc le squadre preposte al recupero riuscirono a ritrovarne soltanto tre, mentre la quarta sarebbe rimasta intrappolata per sempre nei ghiacci dell’Artico.
Gli americani sostengono che la radioattività dispersa nella massa d’acqua non sarebbe pericolosa, ma resta il fatto che nei primi mesi dopo l’incidente venne rimossa una quantità gigantesca di ghiaccio al fine di bonificare la zona.

In realtà questo episodio, rivelatore di quanto i pericoli nucleari siano ben più vicini e multiformi di quanto possa sembrare, non è l’unico del genere di cui si abbia notizia.
Nel 1959 un bombardiere andò a schiantarsi nel Kentucky con il suo carico di due ordigni atomici che, a quanto pare, vennero recuperati intatti. Nel 1966 un altro B52 precipitò nei pressi delle coste spagnole: delle 4 atomiche trasportate sappiamo che 3 rilasciarono materiale radioattivo, mentre la quarta finì nell’Oceano dove venne recuperata 4 mesi dopo.
Come si vede: 1959, 1966, 1968. E dopo, non è successo più niente?
Non lo sappiamo, ma è difficile crederlo. Il fatto è che queste notizie le conosciamo, parzialmente, in base ai tempi della legge americana – la “Freedom of Information Act” – che prevede la desecretazione delle notizie riservate dopo alcuni decenni. In un articolo pubblicato il 12 novembre sul Manifesto, Emanuele Giordana sottolinea giustamente come l’applicazione di questa legge porti a conoscere la verità “solo fino ad un certo punto”.

Ma davvero pensiamo che il problema sia quello della “parzialità” delle informazioni desecretate, dovuta ad una imperfetta applicazione di una legge che Giordana considera peraltro “ottima”?
Ci permettiamo di avanzare un’ipotesi del tutto diversa, partendo da una domanda che è difficile non porsi: perché gli americani amano tanto far sapere tutte le porcherie che hanno combinato qualche decennio prima?
A nostro giudizio, contrariamente alle apparenze, non c’è in realtà alcuna contraddizione tra la legge sull’informazione e le esigenze imperiali di Washington. Alla Casa Bianca serve far sapere dell’appoggio dato a Suharto o dell’aver organizzato il colpo di stato in Cile, tanto per rimanere agli esempi citati da Giordana. Sono verità comunque note, che però con la divulgazione dei documenti vengono apertamente rivendicate, funzionando così da messaggio mafioso da recapitare ai nemici di oggi, ma anche agli amici un po’ recalcitranti. “Questo è quel che abbiamo fatto e che all’occorrenza rifaremo” è il messaggio per niente cifrato che deve arrivare a destinazione.
Se poi questo riesce anche a dare l’immagine di un paese democratico, tanto di guadagnato. Tanto – e questa è la cosa più importante e significativa – quel “Paese democratico” è l’unico che possa permettersi il lusso di fare le cose peggiori, potendole perfino rivendicare.
Sarà un caso allora, ma la notizia sulla bomba atomica dispersa in Groenlandia serve a ricordarci che quel B52 era uno dei tanti che dovevano garantire un volo perenne, in attesa dell’ordine di far rotta su Mosca. Il che di questi tempi non guasta....

La Redazione
 


 

 

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