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La destabilizzazione della Bolivia e l’”opzione Kosovo”

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 Pubblichiamo l’analisi di Michel Chossudovsky sui recenti avvenimenti in Bolivia, confrontati con quanto avvenne in Salvador, Kosovo e Haiti.
Il Presidente Evo Morales, proveniente dal Movimento al Socialismo – MAS che esprime le istanze di giustizia sociale dei settori più poveri ed oppressi costituenti la maggioranza del Paese, fin dal suo insediamento nel 2005 ha dovuto contrastare l’ostilità di una potente oligarchia, prevalentemente concentrata nelle regioni dell’Oriente, sfrontatamente sostenuta dagli Stati Uniti d’America che hanno sempre considerato l’America Latina come il loro cortile.

Questa oligarchia oltre ad essere latifondista controlla e gestisce nell’interesse proprio e degli americani i giacimenti di idrocarburi (petrolio e gas) che abbondano nel Paese e, per garantirsi lo status quo, la scorsa primavera, è riuscita a fare approvare degli Statuti regionali definiti autonomistici ma sostanzialmente secessionisti. Morales non si è fatto intimidire e, come già Chavez in Venezuela, ha indetto per la scorsa estate un Referendum Revocatorio, sottoponendo così al giudizio popolare il mandato suo e di tutti i Prefetti (una sorta di governatori regionali, n.d.r.). Quasi tutti sono stati confermati nei loro incarichi per cui i rapporti di forza sono rimasti sostanzialmente invariati, ma Morales ha continuato coraggiosamente ad insistere per l’approvazione della nuova Carta Costituzionale che riconosce e garantisce poteri e diritti alla popolazione indigena e di altre misure socio – economiche finalizzate al miglioramento delle misere condizioni in cui versa la maggior parte dei lavoratori e pensionati; riforme che peraltro secondo la sinistra che fa capo alla Central Obrera Boliviana – COB lascerebbero comunque invariati i rapporti di forza a vantaggio dell’oligarchia (c.f.r. http://www.econoticiasbolivia.com/).
Il coraggio di Morales, prescindendo per il momento dal giudizio sulla incisività delle riforme ai fini di sovvertire i rapporti di forza, ha indotto i Prefetti delle regioni secessioniste a provare a scatenare una vera e propria guerra civile, con la regia degli Stati Uniti. Il governo centrale ha dato la risposta giusta, dichiarando persona non grata l’ambasciatore americano Philip S. Goldberg, che è stato espulso dal Paese. L’esempio è stato subito seguito da Hugo Chavez, anche egli oggetto di ripetuti tentativi USA di destabilizzazione e ci auguriamo che contagi progressivamente tutta l’America Latina, in modo che non si possa più parlare di cortile di casa.

La Redazione


La destabilizzazione della Bolivia e l’”opzione Kosovo”
 
Michel Chossudovsky
 Global Research
23/09/08
 
La secessione delle province orientali della Bolivia fanno parte di un’operazione coperta direttamente dagli USA, coordinata dal dipartimento di Stato statunitense in coordinamento con le sue agenzie di intelligence.
Secondo le rivelazioni, “l’USAID - Ufficio per Iniziative di Transizione” ha una sede che opera in Bolivia e manovra milioni di dollari per addestrare e appoggiare i governi regionali e i movimenti d’opposizione di destra [1]. Gli squadroni della morte responsabili dell'uccisione dei sostenitori di Evo Morales de “El Porvenir”, sono appoggiati dagli Stati Uniti, che sostengono anche vari gruppi di opposizione attraverso il Dipartimento Nazionale per la Democrazia [National Endowment for Democracy].
Philip S. Goldberg, l’ambasciatore statunitense espulso, lavora agli ordini del vicesegretario di Stato John Negroponte, che supervisiona direttamente le varie “attività” delle ambasciate statunitensi in tutto il mondo. A questo riguardo, Negroponte svolge un ruolo molto più importante della segretaria di Stato Condoleeza Rice. E’ noto come uno dei principali artefici dei cambi di regime e dell’appoggio coperto agli squadroni della morte paramilitari in America Centrale e in Iraq.
Le direttive di Philip S. Goldberg come ambasciatore in Bolivia furono di provocare la secessione nel paese. Prima della sua nomina ad ambasciatore - inizio 2007 - è stato capo della commissione statunitense a Pristina, in Kosovo (2004-2006), ed era in permanente contato con i dirigenti del paramilitare Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) che dopo l’occupazione da parte della Nato, nel 1999, era stato integrato da politici civili.
Appoggiato dalla CIA, il KLA, i cui dirigenti sono ora al governo kosovaro, è noto per i suoi legami con il crimine organizzato e il narcotraffico. In Kosovo, Goldberg fu implicato nella creazione delle condizioni per la secessione del Kosovo dalla Serbia, portandolo alla creazione di un governo kosovaro “indipendente”. Negli anni 90’ Goldberg aveva già svolto un ruolo di primo piano nella disintegrazione della Yugoslavia. Dal 1994 al 1996 è stato responsabile dell’ufficio di Bosnia del dipartimento di Stato; ha anche lavorato con l’inviato speciale di Washington, Richard Holbrooke, ed ha svolto un ruolo chiave come capo della squadra di negoziazione statunitense a Dayton, dove si stabilirono gli Accordi di Dayton del 1995. Quegli accordi condussero alla divisione della Bosnia-Erzegovina, scatenando la destabilizzazione e la distruzione della Yugoslavia come nazione. Nel 1996 Goldberg ha lavorato come assistente speciale del vice segretario di Stato, Strobe Talbott (1994-2000), che insieme alla segretaria di Stato, Madeleine Albright, ha avuto un ruolo determinante nello scoppio della guerra di Yugoslavia nel 1999.
Il ruolo centrale di John Negroponte
 Il vice-segretario di Stato, John Negroponte, svolge un ruolo centrale nella direzione d’operazioni coperte. E’ stato ambasciatore statunitense in Honduras dal 1981 al 1985. A Tegucigalpa, da ambasciatore, ha diretto i mercenari nicaraguensi - i “contras” - che avevano la base in Honduras. Gli attacchi al Nicaragua attraverso la frontiera honduregna costarono la vita a circa 5.000 civili. Nello stesso periodo, Negroponte ha pure svolto lo steso ruolo nella creazione degli squadroni della morte militari honduregni, che “operando con l’appoggio di Washington assassinarono centinaia di oppositori del regime sostenuto dagli Stati Uniti” (Si veda “Bush Nominee linked to Latin American Terrorism”, Bill Vann,):
 “Sotto il comando del generale Gustavo Álvarez Martínez, il governo militare dell’Honduras fu un fedele alleato dell’amministrazione Reagan e fece “sparire” decine di oppositori politici nella classica maniera degli squadroni della morte”. (Si veda:“Face-off: Bush's Foreign Policy Warriors”, Peter Roff y James Chapin, http://www.globalresearch.ca/articles/ROF111A.html)
Questo passato, non ha certo impedito la sua nomina a Rappresentante Permanente degli USA alle Nazioni Unite, durante l’amministrazione Clinton.
L’opzione “El Salvador”
Nel 2004 Negroponte è stato nominato ambasciatore in Iraq, dove ha curato le “condizioni di sicurezza” per l’occupazione statunitense, ispirata al modello degli squadroni della morte centroamericani. Vari scrittori hanno chiamato questo progetto la “Opzione El Salvador”.
Durante la sua permanenza a Baghdad, Negroponte ha nominato assistente in questioni di sicurezza l’ex capo delle operazioni speciali in El Salvador. Negli anni '80 entrambi furono stretti collaboratori in America Centrale. Mentre Negroponte si occupava di mettere in moto gli squadroni della morte in Honduras, il colonnello Steele era incaricato del Gruppo di Assistenza Militare statunitense in El Salvador (1984-86) “dove era responsabile dello sviluppo di forze operative speciali a livello di brigata in pieno conflitto. Queste forze, composte dai soldati più brutali di cui si disponeva, erano una copia del tipo di quelle piccole unità con cui aveva già famigliarità Steele, dopo aver servito in Vietnam. Il compito di quelle, più che di cercare di guadagnare terreno, era di colpire i dirigenti delle forze ribelli, chi li appoggiava, le fonti di approvvigionamento e gli accampamenti base” (Max Fuller, “Fro Iraq, “The Salvador Option” becomes reality”, Global Research, junio de 2005, [2])
In Iraq, Steele “fu incaricato di lavorare con una nuova unità speciale irachena di controguerriglia nota come “Comandi Speciali di Polizia”. In questo contesto, l’obiettivo di Negroponte era fomentare le divisioni etniche e le lotte interne con attacchi terroristici coperti contro la popolazione civile irachena.
 
Nel 2005 Negroponte è stato nominato Presidente della Giunta Direttiva dell’Intelligence Nazionale e dopo il 2007 ha assunto il secondo posto nel dipartimento di Stato.
L’opzione “Kosovo”: Haití
Non è la prima volta che per appoggiare paramilitari terroristi si applica il “modello Kosovo” in America del Sud.
Nel febbraio del 2003, Washington ha reso nota la nomina di James Foley come ambasciatore a Haití. Gli ambasciatori Goldberg e Foley facevano parte della stessa “squadra diplomatica”. Foley è stato il portavoce del dipartimenti di Stato dell’amministrazione Clinton durante la guerra del Kosovo. Fu implicato nel primo periodo di sostegno all’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA). E’ ampiamente documentato che il KLA è stato finanziato con il denaro proveniente dalla droga e appoggiato dalla CIA (Si veda Michel Chossudovsky, “Kosovo “Freedom Fighters” Financed By Organised Crime, Covert Action Quarterly”, 1999 [3] )
Durante la guerra del Kosovo l’allora ambasciatore a Haiti, James Foley, era stato in prima fila delle sessioni informative del dipartimento di Stato e lavorava a stretto contatto col suo omologo della Nato a Bruxelles, Jamie Shea. Appena due mesi dopo gli attacchi della guerra diretta dalla Nato, il 24 marzo 1999, James Foley aveva fatto un “appello” per trasformare il KLA in un’organizzazione politica rispettabile. “Vogliamo avere buoni rapporti con loro [il KLA] visto che si sono trasformati in un’organizzazione politica.. Crediamo di poter fornire molti consigli e aiuti se si trasformano precisamente nel tipo di attore politico in cui noi vorremo vederli trasformati... Se possiamo aiutarli e loro vogliono essere aiutati in questo sforzo di trasformazione, non credo che nessuno possa avere qualcosa in contrario”. (citato in The New York Times , 2 febbraio 1999).
In altre parole, il piano di Washington era un “cambio di regime”: far cadere l’amministrazione di Lavalas e piazzare un regime fantoccio pro USA ed integrato nella “Piattaforma Democratica” e l’autoproclamato Fronte per la Liberazione e Ricostruzione Nazionale (FLRN), i cui dirigenti sono ex terroristi del FRAPH e Tomtom Macoute. (Per maggiori dettagli si veda Michel Chossudovsky, “ The Destabilization of Haiti”, Global Research, febbraio 2004 [4])
Dopo il golpe del 2004 che fece cadere il governo di Aristide, l’Agenzia Statunitense di Sviluppo Internazionale (USAID) ha portato a Haití assistenti del KLA per aiutare nella ricostruzione del paese (si veda Anthony Fenton, “Kosovo Liberation Army helps establish “Protectorate” in Haiti, Global Research, novembre 2004, [5])
Più precisamente, gli assistenti del KLA si sono occupati di ricostruire le forze di polizia di Haiti, includendo gli ex membri del FRAPH e dei Tomtom Macoute.
[Come aiuto] “L’Ufficio per le Iniziative di Transizione” (OTI) e USAID stanno pagando tre assistenti per curare l’integrazione dei brutali ex militari nelle attuali forze di polizia haitiane.
E chi sono questi tre assistenti? Sono tre uomini del KLA”
(Flashpoints interview, 19 novembre 2004,).
L’opzione El Salvador/ Kosovo fa parte di questa strategia statunitense di spaccatura e destabilizzazione di paesi.
La OTI in Bolivia patrocinata dall’USAID svolge la stessa funzione di una OTI a Haiti.
L’intento dichiarato delle operazioni coperte statunitensi è dare tanto appoggio coperto quanto addestramento a “Eserciti di Liberazione” con l’obiettivo ultimo di destabilizzare i governi sovrani. In Kosovo l’addestramento del KLA negli anni 90’ fu affidato ad una azienda privata di mercenari, Military Professional Resources Inc (MPRI), sotto contratto con il Pentagono.
Merita notare che gli ultimi fatti in Pakistan indicano la presenza d’interventi militari diretti statunitensi, in violazione della sovranità pakistana.
Già nel 2005 una relazione dell’Intelligence e della CIA prevedeva per il Pakistan “una sorte simile a quella jugoslava in un decennio, con il paese diviso da una guerra civile, immerso in un bagno di sangue e con rivalità inter-provinciali, come visto recentemente in Belucistan”.
(Energy Compass, 2 de marzo 2005).
 
Secondo una relazione del Comitato di Difesa del Senato del Pakistan del 2006, i servizi di intelligence britannici erano implicati nel sostegno del movimento separatista del Belucistan.
(Press Trust of India, 9 agosto 2006). L’Esercito di Liberazione del Belucistan somiglia straordinariamente al KLA del Kosovo, finanziato col traffico di droga e patrocinato dalla CIA.
“Washington favorisce la creazione di un “Grande Belucistan” - simile ad una “Grande Albania”- che comprenderebbe territori del Pakistan e dell’Iran, e possibilmente la frangia sud dell’Afghanistan, il che di conseguenza, porterebbe ad un processo di frattura politica tanto dell’Iran come del Pakistan”. (Michel Chossudovsky, “The Destabilization of Pakistán”, 30 dicembre 2007 [6])”.
Note:
 [1] “USAID has an "Office of Transition Initiatives" operating in Bolivia, funneling millions of dollars of training and support to right-wing opposition regional governments and movements”,  http://www.slate.com/discuss/forums/thread/1798672.aspx
[2] http://www.globalresearch.ca/articles/FUL506A.html
[3] http://www.heise.de/tp/r4/artikel/2/2743/1.html
[4] http://globalresearch.ca/articles/CHO402D.html
[5] http://www.globalresearch.ca/articles/FEN411A.html
[6] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7705
Link con l’originale: http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=10284
Traduzione  dall’inglese di Beatriz Morales Bastos; Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

 

 

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