L'ovvio del Quirinale colpisce ancora

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1) Così parlò La Russa Ignazio:
“altri militari in divisa come quelli della Nembo, dell’esercito della RSI che, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono nella difesa della patria... meritando il rispetto, pur nella differenza di posizioni di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia”. [1]

Così parlò Napolitano Giorgio:
“Le generazioni che non hanno conosciuto la guerra, che hanno vissuto nella nuova Europa, via via unitasi nella pace [2] e nella democrazia, debbono rispetto e riconoscenza, sempre, ai tanti che caddero in questa terra, e a quanti combatterono, da entrambe le parti, onorando le loro bandiere. ... Rendiamo dunque omaggio alle alte virtù morali e alle straordinarie doti di coraggio di cui decine e decine di migliaia di uomini diedero qui incontestabile prova. Tutti furono guidati dal sentimento nazionale e dall'amor di patria, per diverse e non comparabili che fossero le ragioni invocate dai governi che si contrapponevano su tutti
i fronti del secondo conflitto mondiale”. [3]
Non abbiamo alcuna difficoltà ad ammettere che, sicuramente per nostra inettitudine, non siamo stati capaci di individuare differenze di sostanza tra i due discorsi, cosicché saremmo grati a chiunque volesse mostrarcele.
2) Naturalmente, il Presidente ha ribadito che la: “... sconfitta ... che fu dovuta non solo - a El Alamein - alla soverchiante superiorità di mezzi e di uomini dell'opposto schieramento, ma alla storica insostenibilità delle
ragioni, delle motivazioni e degli obbiettivi dell'impresa bellica nazifascista. ... Ed è giusto dire che i veri sconfitti - anche sulle sabbie di El Alamein - furono i disegni di aggressione e di dominio, fondati perfino su aberranti dottrine di superiorità razziale, che avevano trovato nel nazismo hitleriano l'espressione più virulenta e conseguente”. [4]
Per quanto ci riguarda, pensiamo non solo che questo fosse il minimo indispensabile, ma anche che è molto meno di quanto Napolitano disse l'8 Settembre 2008, proprio per contrastare quanto affermato poco prima da La Russa. In ogni caso, consideriamo risibile il tentativo presidenziale di trasferire il politically correct nell'ambito storiografico, nonché lo sforzo di elaborare una Storia bipartisan.
3) Vorremmo, inoltre, far notare che La Russa è un semplice Ministro, oltre che un uomo semplice, che le Sue concezioni sono note e che il Suo tono arrogante e tracotante depotenzierebbe e svilirebbe perfino la “Divina Commedia”. Ben diversi sono gli effetti nell'opinione pubblica, quando certe frasi escono dalla bocca del Presidente della Repubblica, il quale è un antifascista e la cui voce è, per un verso, solenne, mentre per l'altro ha l'inconfondibile timbro dell'ovvio; così, l'importanza della carica che ricopre, l'origine antifascista, la solennità e l'ovvietà con cui pronuncia i Suoi discorsi concorrono a far sembrare indiscutibili le Sue afffermazioni.
4) Infine, vogliamo evidenziare l'occasione perduta dal Presidente. Ricordiamo che, tra l'altro, Egli ha detto:
“Una sconfitta che non avrebbe gettato alcuna ombra sui valori di lealtà e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi, ma che fu dovuta non solo - a El Alamein - alla soverchiante superiorità di mezzi e di uomini dell'opposto schieramento”. [5]
Poteva, per lo meno, l'Augusto Presidente dare il giusto risalto, anche a voler tacere del resto, al fatto che la natura criminale del Fascismo consistette pure nel portare in guerra un Paese il cui esercito, essendo ancora armato e comandato come quello della Prima Guerra Mondiale, era totalmente impreparato ad affrontare la Seconda Guerra Mondiale, avente caratteristiche totalmente diverse?
Poteva evidenziare che già questo dimostrava la bancarotta morale di quel Regime che con la bolsa retorica nazionalista, militarista e bellicista aveva “asfaltato” ed ottenebrato le menti degli Italiani?
Se le tragiche conseguenze di quella politica delinquenziale non fossero state sanguinosamente pagate dalle donne e dagli uomini di questo Paese, Benito Mussolini e tutti i Suoi seguaci avrebbero meritato l'Oscar della comicità, per avere oltrepassato il muro del suono della farsa ed essere sbarcati sul pianeta della pagliacciata. Non se la prenda, Presidente, anche perché chi ha scritto queste paginette è un uomo che, tra i suoi difetti, ha pure quello di essere stato e di essere un Comunista.

Valerio Bruschini*

 

*Insegnante, COBAS Scuola
 

Note:
[1] Passarini Paolo, 8 Settembre, scontro Napolitano – La Russa, La Stampa, p.2, Martedì, 9 Settembre 2008; le sottolineature sono dell'Autore. Vedere anche Bruschini Valerio, “La storia secondo Ignazio: soggettivamente... con obiettività”, in http://www.valeriobruschini.info.
[2] Naturalmente, per la molto personale storiografia del Presidente della Repubblica, i bombardamenti della NATO sulla Serbia e sul Kosovo, durati dal 24 Marzo a 9 Giugno 1999, o non ci sono mai stati, o non sono qualificabili come guerra. Se, a suo tempo, l'Unione Sovietica ed i suoi alleati avessero riservato lo stesso
identico trattamento all'Italia, il serafico Presidente avrebbe espresso lo stesso giudizio?
[3] Napolitano Giorgio, “COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DI EL ALAMEIN IN OCCASIONE DEL 66° ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA”, 25 Ottobre 2008, in http://www.quirinale.it. Le sottolineature sono dell'Autore.
[4] Ibidem.
[5] Ibidem.

 

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