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Harold Pinter: 10 ottobre 1930 – 25 dicembre 2008

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Da Lucio Manisco riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questo bel ricordo di Harold Pinter. 

 

Non solo un grande drammaturgo, ma sulle stragi dei palestinesi, sui misfatti del Grande Impero d’ Occidente, sulle omertose omissioni dei mass media, sul silenzio degli intellettuali un testimone della verità, un indomito difensore dei diritti dell’uomo, un grande combattente della libertà.

 

Otto mesi prima della morte, che ha coinciso con l’ultima, la più efferata delle stragi, aveva scritto a proposito del 60° anniversario di Israele: “Non possiamo celebrare la nascita di uno stato fondato sul terrorismo, sui massacri, sull’espropriazione delle terre appartenenti ad un altro popolo. Non possiamo celebrare la nascita di uno stato tutt’ora impegnato in una pulizia etnica che viola la legge internazionale, che infligge una mostruosa punizione collettiva in Medio Oriente”.
Costante negli anni e costantemente sottaciuta dai mass media la sua denunzia dei crimini degli Stati Uniti d’America, poi elaborata con superba eloquenza nel discorso di accettazione del premio nobel del 2005. Sulle omertose omissioni e distorsioni della verità da parte degli operatori dell’informazione, nuovamente evidenziate in questi giorni dai resoconti sul massacro israeliano dei palestinesi a Gaza con le più sofisticate armi dell’arsenale USA, si era così espresso nel 1996: “I crimini USA nel mondo intero sono documentati esaurientemente, sistematicamente, costantemente, senza mezzi termini, ma nessuno ne parla. Nessuno lo ha mai fatto. Probabilmente perché il costo sarebbe quello della sopravvivenza di un giornale o di un canale televisivo. Va anche detto che l’assoluta necessità del controllo economico è la determinante fondamentale di tutto ciò e che l’innocente testimone che alzi la voce va preso a calci in bocca. Il che è molto logico. Il mercato deve trionfare e trionferà.
Grazie al vignettista politico Enzo Apicella incontrai Harold Pinter a Londra nel 1989: lavoravo a New York per il Tg 3 della RAI ed ero reduce da un’ennesima visita nel Nicaragua sandinista devastato dagli attacchi dei mercenari “contras” finanziati ed armati dagli Stati Uniti. E su questo tema avevo letto un suo commento di due anni prima: “Gli Stati Uniti hanno inflitto danni enormi e di lunga durata a questo paese orgoglioso, piccolo, vulnerabile e estremamente coraggioso. Migliaia di Nicaraguensi, uomini, donne e bambini sono stati trucidati e mutilati dai “Contras”, paragonati da Ronald Reagan ai padri Fondatori degli Stati Uniti. Sono stati violentati, scorticati vivi, decapitati, castrati. Dobbiamo fermare l’elefante americano”.
L’elefante non venne fermato. Un mese prima dell’incontro all’Hotel Savoy di Londra il Presidente Nicaraguese Daniel Ortega aveva indetto elezioni anticipate forte dei sondaggi che lo davano favorito con il 64% dei voti sull’avversario sostenuto dagli Stati Uniti, la signora Viletta Barrios de Chamorro. In quella come in altre occasioni si dimostrò profetico: “Il fronte sandinista perderà le elezioni – ci disse – I trentamila civili uccisi dai “Contras” e i milioni di dollari investiti in queste elezioni da Washington invertiranno gli umori dell’opinione pubblica. I brogli elettorali completeranno l’opera. Quella del Nicaragua è una tragedia senza fine.
Non so se prima di morire abbia potuto prendere atto dell’avveramento di questa sua ultima previsione. A Daniel Ortega, tornato al potere con equivoche alleanze, sono stati azzerati i pochi aiuti economici erogati dagli USA e a dicembre in seguito al risultato delle elezioni municipali a Managua – elezioni più o meno truccate che hanno visto la vittoria dei sandinisti – l’Amministrazione Bush ha sospeso con l’assenso dell’Unione Europea anche gli aiuti umanitari al Nicaragua (medicinali, semenze e persino l’assistenza della Croce Rossa americana). Un evento dalle conseguenze drammatiche del tutto ignorato dai mass media occidentali. Ma non era solo l’esecrabile furto di verità perpetrato dai mass media sulle tragedie Nicaraguense, Palestinese, Kurda, Irakena, Afgana, Libanese a sollevare le proteste di Harold Pinter: era ugualmente sdegnato dal silenzio degli intellettuali statunitensi ed Europei sui misfatti del grande impero d’occidente nell’ultimo trentennio. Rare le eccezioni di cui parlammo in quell’incontro londinese, principalmente di Graham Greene e di Tennessee Williams. Degli intellettuali italiani si limitò a dire: “Sembrano unicamente interessati al successo della loro produzione letteraria negli Stati Uniti”.
L’assordante silenzio dei nostri intellettuali sulle stragi senza precedenti perpetrate in questi giorni dallo stato israeliano a Gaza conferma che il loro interesse per i diritti d’autore ha spazzato via quello per i diritti umani.


Lucio Manisco

 

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