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Mastrapasqua: chi è costui?

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Curriculum, funzioni e faccia tosta dell'attuale presidente dell'Inps

Agli italiani è stato spiegato che la recente manovra economica non ha comportato modifiche "strutturali" al sistema pensionistico. Ma nessuno ci ha creduto. Racconta il Sole 24 ore del 1° giugno che il suo forum online sulle novità introdotte dal decreto Tremonti in materia di pensioni ha registrato 2100 quesiti in meno di 10 ore. Segno che l'imbonimento mediatico può molto, ma non tutto. Certo, gli operai normalmente non leggono il giornale della Confindustria, ma i lavoratori una cosa l'hanno capita da tempo: ogni volta che si profilano tagli consistenti alla spesa pubblica, le pensioni, in un modo o nell'altro, sono sempre nel mirino. Lo sono per tre motivi: il primo è che colpendo nel mucchio si riesce comunque a rastrellare cifre di rilievo, il secondo è che ormai su questa materia la rassegnazione la fa da padrona, il terzo è che indebolendo la previdenza pubblica si da anche una mano a quella privata (i fondi integrativi), che tanto sta a cuore a lorsignori.

Il recente decreto non poteva certo fare eccezione. E così mentre si parlava a lungo di dettagli tipo lo stipendio dei magistrati o le auto blu, e mentre una parte del paese sembrava appassionarsi di più al tema delle intercettazioni telefoniche, il diritto alla pensione di milioni di lavoratori veniva nuovamente attaccato, con un risparmio per lo Stato quantificato in 3 miliardi di euro entro il 2013. Una cifra non proprio trascurabile.
Come si è ottenuto questo taglio lo abbiamo già spiegato (vedi Tremonti e Tramonti). «Con la finestra a "scorrimento" si andrà in pensione un anno dopo aver maturato il diritto. Diritto che diventa dunque meramente teorico, mentre la realtà è quella di un nuovo innalzamento di fatto dell'età pensionabile. Nella stessa direzione va l'accelerazione impressa all'innalzamento dell'età di accesso alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici del pubblico impiego, una misura che fra l'altro prepara la strada ad un provvedimento analogo per quelle del settore privato».
Su quest'ultimo punto eravamo stati facili profeti. E' infatti dei giorni scorsi l'intimazione della UE all'Italia affinché porti a 65 anni l'età per ottenere la pensione di vecchiaia anche per le donne del settore privato. E proprio oggi Viviane Reding, commissaria alla Giustizia e diritti civili (sic!), ha dichiarato che l’età pensionabile di vecchiaia per le donne del pubblico impiego dovrà essere portata a 65 anni già nel 2012. Insomma, quando vogliono, i tecnocrati europei sanno mostrare un'autentica pulsione egualitaria davvero degna di miglior causa!
«L'aumento dell'età pensionabile non mi spaventa», questa la surreale dichiarazione rilasciata da Emma Marcegaglia. Di cosa pensino invece le dirette interessate - poniamo le operaie tessili che hanno passato una vita in fabbrica - questo non sembra degno di alcun interesse per la "grande" stampa nazionale.


Mastrapasqua, lo sfrontato

Nell'articolo già citato abbiamo ricordato come le misure in materia pensionistica siano particolarmente odiose, anche perché l'Inps registra un attivo del Fondo dei lavoratori dipendenti di ben 11 miliardi.
Da tempo ormai i contributi pensionistici vanno dunque a finanziare il deficit statale, ma questo non rallenta affatto la foga devastatrice dei "tagliatori". E da Fini a Casini, per non parlare del solito Draghi, la litania è sempre la stessa: bisogna aumentare l'età pensionabile, come se non lo si fosse già fatto  a ripetizione, come se l'ultimo aumento non risalisse appunto al decreto firmato la scorsa settimana.

Con quale spirito venga affrontata la questione pensionistica lo ha spiegato non un esponente governativo, bensì il presidente dell'Inps, l'ineffabile Antonio Mastrapasqua. Un personaggio davvero interessante, che ha avuto modo di illustrare la sua visione e i suoi indirizzi dalle pagine del Corriere della Sera del 3 giugno.
Dall'articolo si apprende subito che Mastrapasqua ha curato personalmente la stesura del decreto per quanto concerne l'eliminazione delle vecchie finestre. E già questa è una bella novità: il presidente dell'Inps che di fatto legifera sulla materia di competenza dell'ente da lui presieduto, roba da non credere!
Altrettanto interessante il senso che Mastrapasqua vorrebbe dare all'operazione: equità, ecco la parola magica. Una "equità" raggiunta allungando per tutti il diritto effettivo alla pensione, che fa sì, ad esempio, che anche dopo 40 anni di contributi si possa andare in pensione solo al compimento del 41° anno di lavoro! 

Antonella Baccaro, l'intervistatrice, dopo aver ricordato che dal 2015 l'età pensionabile aumenterà automaticamente in base all'aspettativa di vita calcolata dall'Istat, chiede al presidente dell'Inps se servono ancora altre riforme. Ecco l'interessante risposta di Mastrapasqua: «Direi che sulle pensioni si è fatta la riforma strutturale più coraggiosa della manovra: si tratta del miglior biglietto da visita per i mercati che devono valutare il nostro bilancio». Avete letto bene, il massimo dirigente di un ente dal quale dipendono le sorti di milioni di pensionati ha un'unica preoccupazione: rassicurare i mercati finanziari!
Il nostro tuttavia non è un ipocrita e quantifica immediatamente, anche se in maniera un po' troppo ottimistica, il futuro dei pensionati: «da qui a 30 anni, si passerà  da una pensione pari al 75-80% dell'ultimo stipendio (cifra che in realtà già oggi viene raggiunta solo da chi va in pensione con 40 anni di contributi effettivi - ndr) a un trattamento pari al 50-55% (in realtà 45-50% - ndr)». Un risultato che Mastrapasqua giudica fantastico dato che: «Ognuno deve prendere coscienza di quella che è la propria situazione contributiva per provvedervi... ecco perché stiamo inviando ai lavoratori 20 milioni di lettere contenenti il loro estratto conto previdenziale».
«Saranno in tanti a rendersi conto» - chiosa l'intervistatrice - «della necessità della previdenza complementare, che per ora però non sembra decollata».

Abbiamo dunque un presidente dell'Inps che ragiona come un banchiere, peggio come un assicuratore che deve speculare sulla pelle dei lavoratori. A tanto siamo arrivati, e siccome i tempi sono davvero bui gli è concessa perfino la massima spudoratezza.
Dopo aver visto la funzione che assolve, chiediamoci chi è Antonio Mastrapasqua. Di lui sappiamo che ha 51 anni ed è titolare di uno studio in Roma. Fin da giovane manifesta la sua vera passione, laureandosi alla "Sapienza" con una tesi sugli «Aspetti matematici ed economici dei Fondi Pensione». Insomma, un tipo predestinato al vertice di quella che dovrebbe essere la previdenza pubblica nel momento del suo massimo sfascio...
Ma l'interesse per le pensioni private non si è fermato alla giovane età. Dopo essere transitato in diversi enti, società ed università, il nostro approda nell'aprile 2002 alla carica di Amministratore delegato di Italia Previdenza - Società Italiana di Servizi per la Previdenza Integrativa per Azioni, una sorta di gestore amministrativo contabile di vari fondi integrativi.
Da lì al vertice dell'Inps, il passaggio è stato piuttosto rapido.

Soffermarsi sulla figura di Antonio Mastrapasqua è utile per capire come funziona oggi il blocco dominante. Un blocco che ha collocato nei luoghi decisivi del potere gli uomini delle oligarchie finanziarie, sacerdoti ligi al dogma liberista, personaggi spesso anonimi quanto determinati a portare avanti la distruzione di ogni tutela sociale.
"Tecnici" che nessuno ha eletto, ma che dispongono di un potere immenso, che cumulano incarichi in società sia pubbliche che private, per i quali, chissà perché, non c'è mai "conflitto di interessi".
Le persone normali tenderebbero a pensare che il presidente dell'Inps faccia solo quel lavoro, del resto ben retribuito. Illusi, come documentato da un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 16 ottobre 2008, il sig. Mastrapasqua cumulava a quella data ben 53 incarichi oltre a quello nell'Inps.

Ne riportiamo alcuni stralci:
«Cinquantaquattro è appunto il numero di incarichi societari che ha il nuovo presidente dell'Istituto della previdenza sociale».
«L'elenco delle sue cariche attuali reperibile alla Camera di commercio è lungo 18 (diciotto) pagine».
«Alcune di queste poltrone gli sono state assegnate addirittura dopo che il governo l'aveva designato, il 4 luglio scorso, alla presidenza dell'Inps».
Conclude Rizzo: «A parte ogni possibile considerazione sull'opportunità che il massimo responsabile di un ente pubblico tanto importante abbia una tale sovrapposizione di incarichi, una domanda è inevitabile: dove troverà Mastrapasqua il tempo per fare il presidente dell'Inps»?

In realtà, per dare manforte ai tagli del governo e per partecipare alla distruzione del sistema pubblico, Mastrapasqua il tempo l'ha trovato eccome. Si tranquillizzi Rizzo, si preoccupino piuttosto lavoratori e pensionati.

 

 

 

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