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Minaccia dell'Iran o all'Iran?

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Dopo l'analisi a tutto campo di Noam Chomsky (sul manifesto di domenica 18 marzo), vale la pena ritornare sulla domanda che molti si pongono: ma la minaccia nucleare dell'Iran è reale? Vorrei argomentare che questo è un falso problema. Non intendo legittimare le aspirazioni nucleari di Tehran (sono radicalmente contro il nucleare civile e militare), è plausibile che abbia aspirazioni militari, ma l'Iran non è certo il solo, e la sua eventuale acquisizione di una capacità nucleare non aumenterebbe a mio parere le minacce nella regione, dovute ad altri motivi.

Fabbricare la bomba oggi è relativamente semplice, almeno per uno Stato: il problema principale è dotarsi dei materiali fissili necessari (il Nord Corea lo fece in tre anni, ritrattando il combustibile di un piccolo reattore). Chomsky ricorda chi ha facilitato i programmi nucleari di India e Pakistan, gli stessi che oggi demonizzano l'Iran. Il Brasile ha realizzato l'arricchimento dell'uranio per centrifugazione senza che nessuno battesse ciglio.

Il dual-use è intrinseco, ineliminabile nella tecnologia nucleare: che nacque e si sviluppò come militare, il civile è un sottoprodotto che da solo non si sarebbe mai sostenuto. Sono state prodotte nel mondo circa 1.500 tonnellate di uranio altamente arricchito, e altrettante di plutonio (principalmente dai programmi civili), è pensabile un controllo impenetrabile? Ne hanno decine di tonnellate Germania e Giappone, che potrebbero realizzare bombe in tempi brevissimi (Berlino le ha già fabbricate collaborando al programma militare del Sudafrica negli anni '80).

Le potenze nucleari non hanno mai voluto concludere un trattato che vieti la produzione di materiali fissili di uso militare (FMCT, Fissile Material Cutoff Treaty). Tutti i paesi che ne hanno avuto una minima capacità hanno avuto programmi nucleari militari, più o meno sviluppati o segreti, sorretti o ostacolati dalle potenze nucleari secondo i loro interessi geopolitici. Piccole monarchie del Golfo che galleggiano su un mare di petrolio ordinano reattori nucleari, di potenza sproporzionata ai loro ridotti sistemi elettrici: difficile non pensare che non nutrano almeno il retro pensiero che una volta acquisita la tecnologia nucleare . . .

Tentazione alimentata proprio dalle potenze nucleari, che mantengono quasi 20.000 testate intatte (malgrado Usa e Russia riducano a 1.550 per parte quelle operative, gli altri Stati ne hanno quasi un migliaio), dimostrando di non volerle eliminare, e possibilmente di usarle. La minaccia principale viene dai sistemi di difese antimissile, un salto tecnologico enorme che configura uno spaventoso sistema aggressivo, compatibile con un numero ridotto di testate. Il «segreto di Pulcinella» dell'arsenale di Israele è il vero fattore destabilizzante nella regione (e non solo).

Ovviamente tutto questo non è un buon motivo per «giustificare» che l'Iran faccia la bomba. Ma se anche l'Iran si dotasse di 10 testate, e fosse in grado di lanciarle, cosa se ne farebbe? Se attaccasse e distruggesse Israele, verrebbe cancellato dalla carta geografica da una risposta nucleare (Israele ha 5 sommergibili che ha dotato di capacità nucleare, indistruttibili). Quando la Corea del Nord esplose il primo test nucleare nel 2006 un giornale israeliano commentò eloquentemente: «Ora la Corea del Nord non può venire attaccata».

La minaccia che terroristi possano realizzare ordigni nucleari è stata strumentalizzata. Senza sminuire il problema, le difficoltà sono enormi, almeno per un gruppo «non statale». Se anche ottenessero il materiale fissile (la massa critica per U arricchito a più del 90% sarebbe 50-60 kg, ma con un arricchimento del 50% sarebbe 160 kg, del 20% 800 kg) la realizzazione di una testata anche rozza porrebbe molti problemi: ad esempio, per ottenere l'esplosione è cruciale ottimizzare i tempi al livello delle decine di nanosecondi (miliardesimi di secondi). Ma forse il problema più grande sarebbe come trasportare o lanciare una testata che non sarebbe miniaturizzata come quelle delle potenze nucleari. La minaccia nucleare diminuirà solo quando verranno eliminati tutti i programmi nucleari, militari e civili: non scomparirà finché esisteranno materiali fissili, cioè per migliaia di anni. É l'Era Nucleare, bellezza!


pubblicato su il Manifesto del 14 aprile

 

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