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Siria: Israele cambia opinione

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Che Israele non avesse fatto salti di gioia per le sollevazioni arabe, non era un segreto per nessuno. Si sapeva che la leadership israeliana aveva messo in guardia gli americani dal dare appoggio ai movimenti che portarono alla caduta di Ben Alì, di Mubarak e pure di Gheddafi. I sionisti non fanno mistero di ritenere una minaccia le componenti islamiche radicali, che sono appunto quelle salite al potere o in procinto di andarci. Israele non aveva torto: con el-Nahda al governo in Tunisia, la Fratellanza in Egitto (la stessa cosa potrebbe accadere in Libia con le elezioni previste per il 19 giugno prossimo) Israele è più solo di prima.

E’ in questa luce che i sionisti hanno rifiutato fino ad ora di intrupparsi nella crociata per abbattere il regime baathista siriano. Per quanto nemico il regime siriano degli Assad ha infatti garantito una sostanziale pace durata quaranta anni. Cosa accadrà, questo dicevano i sionisti, se a Damasco andasse al potere la Fratellanza musulmana? Cosa accadrebbe se si aprisse in Siria una fase di guerra civile e di anarchia militare? Risposta: meglio lasciare le cose come stanno.
La notizia (che riportiamo più sotto) è che Israele ha mutato orientamento. Si da per scontata la caduta di Bashar e si afferma che questa è diventata l’opzione a questo punto preferibile. Come mai?

Evidentemente i sionisti hanno avuto le necessarie assicurazioni, non da parte degli americani o dei francesi, che poco contano in Siria, ma da parte delle monarchie del Golfo e della Turchia, le forze esterne che stanno foraggiando ed eterodirigono in compartecipazione l’opposizione sunnita in Siria. I sionisti danno cioè per scontato non solo l’imminente crollo del Baath siriano, ma anche che il potere sarà preso dalle componenti reazionarie della fratellanza musulmana.
Ci auguriamo che si sbaglino.



Il capo dell'intelligence israeliana in visita negli Stati uniti discute di Iran e Siria nei suoi colloqui segreti
di Sean Mohan

Durante una visita a Washington e alle Nazioni Unite a New York, il comandante dell'intelligence militare israeliana, il generale Aviv Kochavi, ha discusso sul programma nucleare iraniano, la crisi siriana e della crescente forza di Hezbollah in Libano. Questa visita fa parte di una serie di recenti colloqui negli Stati Uniti da parte di alti personaggi militari e politici.

A Washington Kochavi ha incontrato alti funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato insieme, nonché i funzionari della CIA e del Dipartimento della Difesa.

Mentre l'Iran e le sue ambizioni nucleari sono state i temi centrali della visita a Washington, si ritiene che nei colloqui con gli Stati membri del Consiglio di sicurezza si sia discusso dei disordini in corso in Siria e della situazione in Libano.

Un diplomatico europeo informato sui colloqui ha sottolineato il mutato approccio di Israele verso la Siria.

In precedenza si sapeva che il mantenimento di Assad a capo del paese era funzionale agli interessi di Israele. Adesso invece, a causa dei disordini, la sua rimozione è considerata da Israele come la soluzione preferibile. Il diplomatico ha detto che lo stesso Kochavi ritiene inevitabile la caduta di Bashar al-Assad.

Il capo dell'intelligence militare ha messo quindi in guardia contro l'aumento della forza di Hezbollah nel sud del Libano e ha detto che questo, aggiunto all'instabilità siriana, aumenta l’incertezza e l’instabilità generale dell’intera regione.

Tra gli altri temi discussi, i recenti cambiamenti nella composizione della forza di pace UNIFIL nel Libano del sud. In precedenza i contributi a questa forza provenivano per lo più dai paesi europei. Tuttavia la crisi economica di questi paesi ha causato la dimunizione del loro contributo e dei loro effettivi. Così, mentre in precedenza quasi la metà dei soldati UNIFIL (circa 6.000 su 13.000) proveniva dai grandi paesi europei come Francia, Spagna e Italia, ora i soldati europei sono sempre più sostituiti da militari provenienti da paesi musulmani come l'Indonesia. Israele teme che questi soldati non agiranno come necessario contro Hezbollah.

Un anno fa Kochavi fece un viaggio simile a Washington e New York durante il quale la Siria fu il tema principale di discussione. In quella visita egli mise in guardia i rappresentanti degli Stati membri del Consiglio di Sicurezza che, se il regime di Assad fosse caduto, le armi dell'esercito siriano sarebbero cadute nelle mani di Hezbollah.


Fonte: IMEMC news (International Middle East Media Center)

Traduzione a cura della Redazione

 

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