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Tunisia e Libia, i due forum iniziali del Campo di Assisi

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E’ iniziato questa mattina, come previsto, il Campo  Antimperialista, al camping Fontemaggio di Assisi, aperto dal saluto di benvenuto e ringraziamento di Moreno Pasquinelli a tutti i partecipanti. Pasquinelli ha spiegato come, quest’anno il Campo sia dedicato ad Angelo Di Carlo, l’operaio disoccupato che si è dato fuoco davanti al Parlamento italiano, morto per le ustioni dopo ben 8 giorni di agonia. Questa tragica fine, si ricollega idealmente a quella del giovane Mohammed Bouazizi, l’ambulante di Sidi Bouzid, che il 17 Dicembre 2010, con il suo gesto, ha scatenato la rivolta popolare tunisina e ha dato il via alla Primavera araba.

Tunisia

Subito dopo, Daniela Di Marco ha presieduto il primo forum, non a caso dedicato alla Tunisia, intitolato «Tunisia: l'Islam politico, la sinistra e il futuro della rivoluzione democratica». Come annunciato, relatore è stato Lourimi Ajmi, membro della direzione politica del movimento el-Nahda.
Lourimi, vogliamo ricordarlo, era stato condannato all’ergastolo dal regime di Ben Ali nel 1991, proprio perché membro di spicco del Comitato esecutivo del Movimento della Rinascita (el-Nahda). Torturato e lasciato in isolamento per diversi anni, è stato liberato nel 2007, grazie anche alle grandi pressioni internazionali.

Dopo aver salutato i martiri della rivoluzione araba, e ringraziato il Campo, Lourimi ha iniziato il suo intervento sviluppandolo su tre direttrici: una interessante premessa sul carattere tirannico del benalismo, una sintesi chiara e puntuale della dinamica dei fatti e del ruolo fondamentale delle masse, per finire con un’analisi della situazione attuale, dopo la vittoria di el-Nahda alle prime elezioni libere della Tunisia.

Con la pacata chiarezza che lo contraddistingue, Lourimi ha ricostruito il contesto tunisino sotto il tiranno. I gravi disagi sociali, la disoccupazione sempre crescente, le condizioni di arretratezza del sud del paese, la persecuzioni del regime, contrapposti alla ricchezza incontrastata della famiglia di Ben Ali. E’ arrivato il punto di rottura, di non ritorno. La rabbia del popolo ha sopraffatto la paura. Citando Camus, ha paragonato il popolo ad uno schiavo, che sopporta, fino al giorno in cui dice basta e si ribella.

Infatti, ciò che ha contraddistinto la rivoluzione tunisina, è stato proprio l’intervento sulla scena politica delle masse, impreparate, senza un piano preciso, nessun programma studiato a tavolino, decise a riconquistare la dignità perduta. Solo gradualmente esse hanno acquisito coscienza di quel che era accaduto e a cosa si andava incontro. La peculiarità è stata data dal fatto che l’esercito si è schierato a fianco della gente, si è rifiutato di prendere il potere offertogli su di un vassoio d’argento, facendosi garante di libere elezioni.

Questa è stata la rivoluzione in Tunisia, una lotta per riconquistare libertà, dignità, democrazia. Inizialmente il popolo non chiedeva neppure la fine della tirannia, ma di fronte agli spari ad altezza d’uomo da parte della polizia e alla repressione violenta da parte del regime, con la rivolta della Kasba 1 e 2, si è arrivati a quel 14 Gennaio, alla fuga di Ben Ali, e successivamente alla dissoluzione del suo partito, il RCD, alla creazione del Comitato per la difesa delle conquiste della rivoluzione, fino alle prime elezioni libere, tenutesi lo scorso 23 ottobre.

Non è facile, ha detto Lourimi, governare un paese, intraprendere una strada che porti la Tunisia dalla condizione di arretratezza ad uno stadio di sviluppo. Tantissimi sono i problemi da affrontare. Adesso è in preparazione la nuova Costituzione, con la speranza di riuscire ad organizzare nuove elezioni entro la prossima primavera.

Il dibattito seguito è stato molto interessante. Un pubblico attento ha incalzato Lourimi di domande, richieste di spiegazioni, precisazioni.
Alla specifica richiesta di chiarimento sul controverso articolo 28 della nuova costituzione, quello che tutta la stampa occidentale ha definito pericoloso e lesivo dei diritti della donna, Lourimi ha risposto precisando che le accuse sono false, dovute ad una stampa ostile, comunque rimasta legata al vecchio sistema. Questo articolo viene preso di mira perché lesivo dei diritti delle donne, sancirebbe infatti la complementarietà di queste all’uomo, non più quindi parità e uguaglianza.
Sarebbe un passo indietro rispetto alle conquiste fatte ai tempi di Bourghiba.

Sarebbe spaventoso, se non fosse per il fatto che questo articolo in realtà stabilisce complementarietà dei due sessi, in seno alla famiglia. Uomo e donna assieme cooperano all’interno del nucleo familiare costituito. Inoltre a sancire la libertà e l’uguaglianza della donna, il rispetto totale della loro persona e la lotta contro qualsiasi forma di oppressione o violenza nei suoi confronti, concorrono gli articolo 21 e 22, mai citati da nessun organo di stampa.

Lourimi ha creduto e crede in el-Nahda, che non vuole neppure governare da sola, per garantire un vero pluralismo, pronta a confrontarsi con l’opposizione interna ed esterna.
L’obiettivo di lunga durata, e tanto bisognerà lavorare, è fare della Tunisia uno stato libero e democratico, senza disuguaglianze, cercando di risolvere i problemi strutturali, sociali, politici ed economici.

Anche sulle vicende libiche e siriane Lourimi ha risposto con coraggio. Loro sono contro ogni intervento straniero, lo erano per la Libia, a maggior ragione lo sono ora per la Siria. Auspica una soluzione politica e democratica, si oppongono ad Assad, che, per quanto abbia sostenuto i Palestinesi e la loro Resistenza, adesso sta colpendo il suo stesso popolo.
Un lungo applauso ha ringraziato Lourimi Ajmi per le sue parole.


Libia

Il secondo forum della giornata ha consentito di mettere a fuoco la situazione libica. Partendo da un’analisi del regime di Gheddafi, delle dinamiche della rivolta e delle ragioni dell’aggressione imperialista, i due relatori – Moreno Pasquinelli del Campo Antimperialista ed Hamza Piccardo di Islam-online – hanno fornito notevoli spunti di riflessione.

Sul piano dell’analisi, Pasquinelli ha teso a distinguere due fasi del potere di Gheddafi. Nella prima ci sono state importanti conquiste sociali, ma senza che il popolo libico avesse i diritti e le libertà democratiche; la seconda, iniziata nel 2001, è stata invece segnata dalla svolta filo-occidentale nella cosiddetta “guerra al terrorismo”. Pasquinelli, a riprova di un ruolo tutt’altro che antimperialista del vecchio regime di Tripoli, ha ricordato sia il sostegno di Gheddafi alla guerriglia del Darfur, sia la rottura con tutte le organizzazioni della resistenza palestinese. Non a caso tutte schierate, queste ultime, contro la politica di Gheddafi.

Hamza Piccardo ha iniziato la sua analisi soffermandosi sulla strutturazione tribale del Paese. Anche il relativo benessere realizzatosi nel quarantennale periodo gheddafiano era in realtà limitato alla Tripolitania, mentre in Cirenaica e nel Fezzan questo benessere non è mai arrivato. Rispondendo anche ad una esplicita domanda di Massimo De Santi, che ha presieduto il forum, Piccardo ha detto che la situazione in Libia è tutt’ora instabile, ma che c’è un’attesa popolare per un futuro miglioramento. Piccardo si è soffermato anche sull’errore di un’analisi unicamente basata sul “cui prodest”. Con una battuta ha liquidato la questione degli attuali rapporti tra la Fratellanza Musulmana e gli Stati Uniti, dicendo che non per questo la Fratellanza può essere considerata ormai serva dell’imperialismo, almeno non più di quanto lo sia stato Stalin durante la seconda guerra mondiale.

Unanime, ovviamente, la condanna dell’aggressione Nato, ma la discussione – resa ricca da numerosi interventi – si è soffermata sulle ragioni che hanno portato a questo esito. Su questo Pasquinelli ha sintetizzato efficacemente, affermando che “il più grave crimine degli antimperialisti sarebbe quello di lasciare le bandiere della libertà e della democrazia nelle mani dell’imperialismo”.

Molti gli interventi nel dibattito, tra i quali quelli di esponenti dei paesi mediorientali – Lourimi Ajmi, Yoav e Idris Bar, Farideh Gholoum – che hanno portato ad allargare la discussione dalla Libia alla complessiva situazione dell’area.

Nelle conclusioni, Piccardo ha insistito sul fatto che i veri cambiamenti rivoluzionari richiedono anni, e che dunque bisogna dare tempo ai processi di cambiamento in corso. Pasquinelli, contro ogni lettura complottista degli eventi, si è invece soffermato sull’importanza della discesa in campo delle masse. Un segnale forte di speranza per tutti coloro che lottano contro l’oppressione e l’ingiustizia.

Una grande attenzione, un buon livello del dibattito, il tentativo di rispondere alle grandi questioni poste dalle “primavere arabe”, sono state la miglior conferma – giunta da questi due forum iniziali – della giustezza della scelta di incentrare il Campo 2012 su questi temi.

 

 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

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