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Il «marocchino fra le mani»

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Un titolo vergognoso e la figuretta dell'Annunziata (L'Huffington Post)

«Vorrei avere quel marocchino fra le mani». Questo il titolo, sparato con i soliti caratteri cubitali, dal solito sguaitissimo Huffington Post di Lucia Annunziata. La frase sarebbe del marito di una delle vittime dell'attentato al Museo del Bardo di Tunisi. Peccato che il titolone della testata della giornalistona sia apparso nel tardo pomeriggio di ieri, quando ormai già si sapeva che «il marocchino» in questione era in Italia il giorno della strage.

Naturalmente la figuretta non è solo dell'Annunziata, ma di tutti quelli che si erano affrettati ad esultare per l'arresto di Abdel Majid Touil, questo il nome del «marocchino». Esultava Alfano, per un «successo ottenuto grazie all'attività di intelligence». Esultava Salvini per poter finalmente "dimostrare" che «i terroristi arrivano con i barconi».

Touil è infatti sbarcato a Porto Empedocle, da uno dei tanti barconi carichi di disperati, il 17 febbraio scorso. Secondo le accuse dei tunisini, in base alle quali è stato spiccato il mandato di cattura internazionale, egli sarebbe stato a Tunisi nei giorni della strage. Così riferisce la Repubblica di questa mattina:

«Secondo loro (i magistrati tunisini, ndr), il 18 marzo il ragazzo avrebbe incontrato, in place Pasteur, i due terroristi che poi sono stati uccisi dalle forze speciali al museo, cioè Yassine Laabidi e Jabeur Khachnaoui, e un tale Othmane. Con loro Touil si sarebbe diretto verso il Bardo. Secondo questa stessa versione, il 22enne avrebbe preso parte alla seconda riunione della cellula terroristica responsabile dell'attacco al Bardo, nella quale è stato deciso di incaricare Med Amine Guebli e Elyes Kachroudi di fornire i kalashnikov agli assalitori. Una fonte ufficiale tunisina anonima ha rivelato: "E' un trafficante d'armi. Ha portato le armi per gli attentatori del Bardo dalla Libia alla Tunisia prima della data dell'attacco"».

Il fatto è che ci sono decine di persone che testimoniano, con assoluta certezza, non solo che Touil si trovava in Italia i giorni dell'attentato, ma che egli non si sarebbe mai mosso dalla data del suo arrivo nel nostro Paese.

Lo testimoniano (vedi l'articolo già citato) gli insegnati del corso di alfabetizzazione che frequentava, i compagni di classe e perfino il sindaco di Trezzano sul Naviglio. La cosa è così evidente che gli stessi PM hanno rapidamente riconosciuto che Touil si trovava in Italia nel periodo dell'attentato.

Ma mentre ieri mattina addirittura il Giornale (titolo: Tutti i dettagli che non tornano nell'arresto di Abdelmajid Touil) si arrendeva all'evidenza dei fatti, la testata (e la testona) dell'Annunziata no.

La cosa è stata talmente grossolana, che perfino i lettori dell'Huffington Post hanno preso a commentare a dovere la vergognosa strumentalizzazione della frase sparata in copertina. Scrive ad esempio Riccardo Orioles:
«Mi dispiace per il signor Senzani (il marito di una delle vittime, ndr), le cui parole ingiuste sono, se non giustificate, ampiamente spiegabili sul piano umano. Provo invece vergogna per la collega Lucia Annunziata, la direttrice di questa testata, per questo titolo deontologicamente sbagliato e umanamente schifoso. Impari a fare la giornalista, perché questo mestiere ormai l'ha dimenticato».

E qui potremmo anche concludere, magari segnalando come anche questa vicenda dimostri come ci si muove in questa materia, a partire dalle tante espulsioni decretate dal ministro Alfano. Ma qui non si tratta soltanto della solita logica securitaria.

Qui c'è qualcosa di più. C'è la scelta di gridare al mostro, per soddisfare la voglia di una bella crociata anti-islamica. Diversamente tanta testardaggine non si spiegherebbe proprio. Lucia Annunziata è colei che a gennaio scrisse che bisognava «prendere atto della Terza Guerra Mondiale». Ovviamente una «Guerra di civiltà». Naturalmente contro l'Islam. Lo scrivemmo, denunciando con forza la sua deriva fallaciana. Non ci sbagliavamo.






 

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