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Al Sisi assassino come Videla

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Il caso di Giulio Regeni ha messo in luce, anche sulla grande stampa, quale sia il terribile livello raggiunto dalla repressione in Egitto. Per un lungo periodo siamo stati in pochi a denunciare la natura ferocemente reazionaria del regime di al Sisi. Altri, a sinistra, hanno invece preferito il silenzio sulla repressione, le uccisioni, le torture e le condanne a morte del golpista che ha posto fine al governo della Fratellanza Musulmana. Alcuni lo hanno fatto perché accecati da una sorta di fanatismo anti-islamico, altri perché hanno visto in al Sisi un possibile alleato di Putin. Si distanzia nettamente da questi atteggiamenti l'articolo di Giorgio Cremaschi che potete leggere di seguito.


Il sequestro, la tortura e l'assassinio di Giulio Regeni sono opera di qualche gruppo degli squadroni della morte che in Egitto agiscono per conto e su ordine del regime del dittatore Al Sisi.

Migliaia di oppositori sono vittime della feroce tirannia militare che ha preso il potere con un colpo di stato sostenuto dagli Usa, dalla Nato e da Israele. Un golpe che ha fatto leva sulle proteste contro il governo democraticamente eletto di Morsi, per rovesciare quel governo e al tempo stesso colpire chi contro di esso scendeva in piazza. La somiglianza con la dittatura di Videla in Argentina è impressionante. Quaranta anni fa in quel paese i militari prendevano il potere rovesciando il presidente peronista regolarmente eletto e iniziando lo sterminio di ogni opposizione.

Anche in Egitto ci sono oggi i desaparecidos. Gli squadroni della morte colpiscono sia i Fratelli Musulmani, sia le opposizioni laiche e di sinistra. Sia gli intellettuali che gli operai. Verso il lavoro essi sono particolarmente feroci, perché la rivolta contro Mubarak aveva risvegliato il conflitto sociale. Per decenni l'Egitto era diventato sede della delocalizzazione della produzione industriale europea e italiana, nel tessile soprattutto. Poi la classe operaia aveva iniziato a lottare contro la schiavitù multinazionale cui era sottoposta, rivendicando miglioramenti dei salari e delle condizioni di lavoro.

Il golpe di Al Sisi ha subito pagato il debito con il potere occidentale che lo ha sostenuto aggredendo le organizzazioni e le lotte operaie. Sindacalismo indipendente e rivendicazione di diritti sono diventate subito causa di sequestro e morte per chi li praticava. Le multinazionali hanno potuto riprendere il pieno possesso degli affari del paese, mentre Israele ci ha subito ricavato il totale strangolamento di Gaza , che Morsi aveva messo in discussione.

Anche se il mondo è cambiato in tutto, l'Occidente è sempre quello. Per tutelare i propri peggiori interessi ha sostenuto l'infame tirannia di Videla quaranta anni fa e ora fa lo stesso con quella di Al Sisi. Che per il solo fatto di tutelare gli affari USA e UE è diventato un campione della lotta al terrorismo, dentro quella coalizione di guerra occidentale di cui fa parte decisiva l'Arabia Saudita delle 800 frustate.

Giulio Regeni è vittima della dittatura egiziana e delle sue complicità, grazie alle quali chi lo ha fatto uccidere pensa di restare impunito. Facciamo in modo che il sacrificio terribile e ingiusto di questo giovane militante della democrazia serva davvero a scoperchiare il verminaio assassino di Al Sisi. La magistratura italiana incrimini il dittatore egiziano, non si aspetti quaranta anni come per i generali assassini dell'Argentina. E soprattutto noi, che qui senza minimamente rischiare la vita lottiamo per i diritti e la democrazia, noi abbiamo il dovere della radicalità contro gli sporchi affari e la sporca guerra del nostro Occidente e dei suoi macellai sparsi per il mondo.


da L'Huffington Post


 

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