Campo Antimperialista Italia

Campo Antimperialista - Italia

mod_vvisit_counterOggi2371
mod_vvisit_counterUltima settimana93977
mod_vvisit_counterUltimo mese478684

Perché l'Iran è sotto attacco

E-mail Stampa

La Grande Guerra Mediorientale ad un punto di svolta?

A differenza di tanti semplificatori da tastiera, abbiamo sempre sostenuto (leggi ad esempio QUI e QUI) che non si può capire la Grande Guerra Mediorientale, in corso ormai da 6 anni, senza comprenderne almeno i tre aspetti principali  - quello religioso, quello degli assetti tra le potenze regionali, quello degli interessi dell'imperialismo americano e del sionismo -, che pure non esauriscono il tutto.

Ieri, per la prima volta, Teheran ha subito un attacco dell'Isis. Ma negli ultimi giorni altri fatti hanno gettato nuova benzina sul fuoco. In primo luogo, la sostanziale dichiarazione di guerra all'Iran pronunciata da Trump col suo viaggio a Riad. In secondo luogo, lo scontro all'interno del mondo sunnita, con il tentativo di isolare il Qatar (appoggiato invece dalla Turchia) da parte dell'Arabia Saudita e dell'Egitto. In terzo luogo (la notizia è di ieri), la fissazione del referendum per l'indipendenza del Kurdistan iracheno per il prossimo 25 settembre. Tutto ciò mentre le forze del Califfato oppongono ancora una strenua resistenza all'attacco parallelo che stanno subendo a Raqqa (Siria) ed a Mosul (Iraq), dove sono già migliaia i civili morti sotto i bombardamenti a guida americana.  

Torneremo in maniera più puntuale su tutto ciò nei prossimi giorni. Intanto pubblichiamo un articolo di Alberto Negri sull'attacco di ieri a Teheran.



L’Isis semina il terrore a Teheran: perché l’Iran è finito sotto attacco
di Alberto Negri (il Sole 24 Ore)

La rivendicazione dell'Isis degli attentati a Teheran è quasi un marchio di fabbrica, una sorta di sanguinoso sigillo a decenni di politica estera dell'Iran e di contrapposizione tra la repubblica islamica e un universo sunnita che ha sempre mal sopportato l'esistenza di una “Mezzaluna sciita”. L'Iran viene colpito perché è lo stato del Medio Oriente che da più tempo e con maggiore efficacia combatte contro il jihadismo sunnita: lo fa in Iraq con i Pasdaran del generale Soleimani, a fianco del governo a maggioranza sciita di Bagdad, lo fa in Siria sostenendo il regime alauita di Bashar Assad e appoggiando in Libano gli Hezbollah, da sempre in lotta con i gruppi radicali sunniti.

L'Iran è anche un Paese dai confini porosi e vulnerabili: a Est fronteggia l'Afghanistan, dove i Talebani sono sempre stati nemici della repubblica islamica e in Balucistan, dove è attivo il gruppo terrorista sunnita dei Jandullah, i “soldati di Dio”, che negli ultimi anni ha portato numerosi attacchi terroristici nella regione.

Inoltre le cellule dell'Isis potrebbero contare su una consistente minoranza araba nel Golfo. A Occidente ci sono le frontiere con la Turchia, il Kurdistan e l'Iraq, dove Teheran combatte contro i movimenti radicali sunniti dal Califfato ai gruppi affiliati ad Al Qaida.

Ma l'Iran è anche il Paese da sempre nel mirino degli Stati del Golfo e dell'Arabia Saudita che non hanno esitato prima a finanziare la guerra di Saddam Hussein negli anni Ottanta contro la repubblica islamica e poi i gruppi jihadisti per abbattere con una guerra per procura il regime di Assad in Siria.

L'Iran in questa regione ha spesso sfruttato gli errori di calcolo degli altri giocatori, in particolare degli Stati Uniti: sono stati gli americani a far fuori i talebani a Kabul nel 2001 e poi Saddam nel 2003.

C'è ovviamente da chiedersi come mai l'Occidente si sia sempre schierato contro Teheran e mai contro le monarchie del Golfo, alleati spesso ambigui e inaffidabili.

La colpa maggiore dell'Iran è quella di costituire con l'appoggio a Hezbollah in Libano una minaccia diretta alla supremazia di Israele, storico alleato di Washington, che non è riuscito a venire a capo della loro resistenza sciita neppure con la guerra del 2006. Le monarchie del Golfo poi vengono preferite a Teheran perché gli Stati Uniti sono legati a Riad da un patto di ferro: inoltre le petro-monarchie sono clienti e investitori di primo piano negli Usa e nei principali Paesi europei, dalla Gran Bretagna alla Francia.

Tutte le maggiori basi americane in Medio Oriente sono sul Golfo, dal Bahrein, dove è di stanza la quinta flotta, al Qatar, al Kuwait. In poche parole l'Occidente ha fatto una scelta in base ai suoi interessi economici e finanziari: stare dalla parte degli arabi e dei sunniti a scapito dei persiani iraniani e degli arabi sciiti, che sono un minoranza del 15% nel mondo musulmano.

Una contrapposizione evidenziata da un'accesa competizione tra l'ideologia religiosa wahabita dei Saud, una monarchia assoluta e retrograda, e lo sciismo iraniano che con la repubblica islamica, uscita dalla rivoluzione di Khomeini del 1979, ha comunque consolidato un sistema elettorale di cui l'ultimo esempio sono state le elezioni presidenziali del 19 maggio dove ha prevalso per un secondo mandato Hassan Rohani.

Questo sbilanciamento a favore del mondo sunnita, che si trascina enormi contraddizioni, è stato in parte contemperato dalla politica di “doppio contenimento” attuata dagli Stati Uniti per riequilibrare i rapporti di forza e che si è concretizzata nel 2015 nell'accordo sul nucleare.

Ma le sanzioni all'Iran sono state tolte soltanto in parte: permangono quelle creditizie e finanziarie americane che di fatto impediscono anche agli altri Paesi occidentali come l'Italia la firma di grandi contratti con l'Iran.

Ma c'è anche dell'altro. La guerra in Siria non si risolverà facilmente: l'Iran con l'intervento della Russia è riuscita a mantenere Assad in sella ma gli Usa, la Gran Bretagna e la Giordania stanno tentando di tagliare il corridoio iraniano di rifornimento a Damasco e agli Hezbollah, questo è l'altro vero conflitto in corso oltre a quello contro l'Isis a Raqqa e Mosul.

Cambieranno le cose? Trump ha abbracciato la visione saudita, appoggiata da Israele, di equiparare la lotta al Califfato a quella contro l'influenza iraniana nella regione. Vedremo adesso, dopo gli attentati di Teheran, le reazioni occidentali: ma è assai difficile uscire da contraddizioni che durano da decenni.



 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

GLI INTERVENTI VIDEO-FILMATI DEL CONVEGNO DI CHIANCIANO TERME

# SEMINARIO ECONOMISTI
«Oltre l'euro, per andare dove?»

- Lo spot di apertura del Convegno
- L'introduzione di Pasquinelli
- La prolusione di E. Screpanti

# TAVOLA ROTONDA
«Quale società per il futuro»

- L'intervento di Ernesto Screpanti
- L'intervento di Giorgio Cremaschi
- L'intervento di Norberto Fragiacomo
- L'intervento di Claudio Martini
- L'intervento di Moreno Pasquinelli

# LE REPLICHE
- Moreno Pasquinelli

# FORUM
«La sinistra, la crisi, l'alternativa»

Introduzione di Nello De Bellis
- Diego Fusaro
- Francesca Donato
- Valerio Colombo
- Marino Badiale
- Ugo Boghetta
Siete qui: Home

Per migliorare la tua navigazione su questo sito utilizziamo cookies ed altre tecnologie che ci permettono di riconoscerti. Utilizzando questo sito, acconsenti agli utilizzi di cookies e delle altre tecnologie.Per maggiori informazioni sui cookie che utilizziamo e su come eliminarli, consulta la nostra privacy policy.

Accetto i cookie di questo sito.