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Israele attua la tortura sistematica sui detenuti palestinesi

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Betlemme-Ma’an. Il mese scorso, il gruppo per i diritti dei prigionieri Addameer, in occasione della Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura, ha rilasciato una dichiarazione nella quale si evidenzia l’uso fatto da Israele della «tortura e di maltrattamenti» sui detenuti palestinesi, che ha causato la morte di 73 palestinesi dal 1967.

Secondo Addameer l’attuazione della tortura da parte delle autorità israeliane, praticata «in modo sistematico», viola le numerose leggi e convenzioni internazionali che ne proibiscono l’uso, e i funzionari penitenziari israeliani sono raramente dichiarati responsabili per gli abusi sui prigionieri palestinesi.

Il gruppo dichiara che dal 1967, anno in cui Israele occupò il territorio palestinese di Cisgiordania, Gerusalemme est e della Striscia di Gaza, 73 prigionieri palestinesi sono morti durante la custodia israeliana per le torture subite durante gli interrogatori: l’ultima vittima è stato il 30enne Arafat Jaradat, che si pensa sia stato torturato a morte nel carcere israeliano di Megiddo nel 2013.

Il ministro per la Salute israeliano ha riportato, nella sua autopsia, che sul corpo di Jaradat non sono state trovate contusioni, ma una costola fratturata poco prima del decesso, dovuta a un tentativo di rianimazione da parte del Servizio penitenziario israeliano (Ips).

Ma Addameer fa notare che un esperto forense di patologia aveva rilevato che Arafat era stato «picchiato duramente» durante la custodia, e che aveva sviluppato una sindrome di sofferenza respiratoria acuta che ne aveva causato il decesso.

«Nonostante ciò, ad oggi nessun funzionario israeliano è stato accusato per la morte di Jaradat», dichiara Addameer.

Il gruppo fa notare che, come Jaradat, molti altri palestinesi hanno subito «tortura fisica e psicologica» durante gli interrogatori israeliani, dal momento che gli interrogatori possono durare fino a 75 giorni e che agli avvocati non è permesso vedere i detenuti durante i primi 60 giorni di interrogatorio.

Il gruppo sottolinea che alcune tecniche di tortura utilizzate dalle autorità israeliane sui palestinesi, durante gli interrogatori, comprendono «l’isolamento prolungato dal mondo esterno, condizioni di detenzione disumane, eccessivo uso di bendaggi e manette, schiaffi e calci, deprivazione del sonno, negazione di cibo e acqua per periodi prolungati, negazione dell’uso di gabinetti e docce, negazione del cambio di indumenti per giorni o settimane, esposizione a freddo o caldo estremi, abuso di posizione, grida ed esposizione a rumori forti, insulti e imprecazioni, arresto di familiari simulato o reale, abusi sessuali e scuotimenti violenti».

Secondo Addameer, tutte le confessioni raccolte durante questi episodi di tortura sono poi utilizzate nei tribunali israeliani.

Il gruppo evidenzia inoltre le pratiche abituali di violenza fisica messe in atto dalle forze israeliane sui palestinesi durante la detenzione, i raid notturni a scopo di arresto compiuti dai soldati israeliani che entrano con la forza nelle case dei palestinesi e la violenza subita frequentemente dai palestinesi ai posti di blocco militari o per la strada.

«I tempi e i luoghi per l’arresto dei detenuti palestinesi possono essere diversi, ma l’assalto fisico nei confronti dei detenuti è sistematico e ampiamente praticato, indipendentemente dall’età, dal genere e dalle condizioni di salute» sostiene il gruppo. Addameer si è rivolto a Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni unite, affinché sia intrapresa un’azione che assicuri l’adesione di Israele al diritto internazionale, e per consentire ai funzionari delle Nazioni unite di visitare le prigioni israeliane al fine di «monitorare le condizioni di detenzione e investigare sulle accuse di tortura».

Addameer ha anche fatto pressioni sull’ONU e altri organismi affinché il Tribunale criminale internazionale investighi sull’uso della tortura di Israele sui palestinesi.

I detenuti palestinesi, molti dei quali minorenni, hanno spesso accusato Israele di praticare la tortura. All’inizio dell’anno il Comitato palestinese per le indagini sui detenuti ha dettagliato la tortura subita da due teenager palestinesi nel corso di un interrogatorio con le autorità israeliane. Musab Muhammad Ghneimat, 17 anni, ha raccontato di essere stato colpito da proiettili mentre stava scappando da soldati che lo accusavano di volerli accoltellare. Una volta immobilizzato un soldato israeliano ha esploso due colpi a vuoto sul terreno e un terzo colpo a bruciapelo al suo piede ferito.

Il 16 enne Ayad Amr ha raccontato di essere stato arrestato durante un raid notturno con perquisizione dei militari israeliani a casa sua. Egli ha detto di essere stato ammanettato e bendato prima di essere spinto su un camion militare dalle forze israeliane, che gli urlavano «frasi immorali», prima di essere interrogato per ore da un funzionario israeliano che urlava e insultava.

Secondo Addameer, nel maggio scorso le prigioni israeliane ospitavano 6300 palestinesi, molti dei quali «continuano a subire maltrattamenti e torture intenzionali e sistematiche».


da InfoPal
fonte: Ma'an News Agency
Traduzione di Stefano Di Felice


 

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