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Die Linke è un'alternativa alla socialdemocrazia?

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Domenica prossima si voterà in Germania. Secondo i sondaggi vincerà ancora una volta la CDU di Angela Merkel, mentre è previsto un arretramento dei socialdemocratici, una discreta affermazione della destra di Afd, una sostanziale stabilità di Die Linke e dei Verdi. Sulla situazione in Germania, ed in particolare sulle prospettive di Die Linke, pubblichiamo di seguito l'intervento di Inge Höger al Forum Internazionale organizzato dalla CLN.
Inge Höger è un'esponente dell'ala no-euro della Linke e deputata al Bundestag.

Il partito DIE LINKE in Germania ha compiuto quest’anno il suo decimo anniversario.
Il partito nacque in risposta alle politiche neoliberali di tagli alla spesa pubblica e riduzione fiscale per ricchi e imprese, di smantellamento dello stato sociale e di interventi militari portate avanti dal governo guidato dal Partito Socialdemocratico e dai Verdi.

Molti ricordano forse il documento programmatico Schröder-Blair del 1999. Il documento allineò la socialdemocrazia alla politica neoliberale. Il documento si pronunciava a favore del superamento dei principi socialdemocratici, esprimendosi contro i “massicci interventi statali”, “per un’agenda orientata all’offerta”, per i “necessari tagli della spesa pubblica”, a favore di “riforme fiscali e riduzione delle tasse”, per la riduzione dei cosiddetti costi aggiunti del lavoro, per l’ampliamento del campo d’azione imprenditoriale e per l’ammodernamento dello stato sociale. Si trattava della fine delle politiche socialdemocratiche portate avanti fino ad allora sia in Gran Bretagna che in Germania e la sottomissione allo spirito neoliberista del tempo. I socialisti francesi seguirono l’esempio sotto il presidente Hollande.

In Germania i punti contenuti nel documento Schröder-Blair furono implementati dal governo SPD-Verdi [SPD = Sozialistische Partei Deutschland – Partito Socialista Tedesco] con la partecipazione alla guerra in Iugoslavia nel 1999 e in Afghanistan nel 2001 e il successivo smantellamento dello stato sociale con l’Agenda 2010 e la legislazione Hartz. Il cancelliere Schröder si pronunciò inoltre contro una regolamentazione dei mercati finanziari e dichiarò che non avrebbe governato contro l’economia. Alla partecipazione alle guerre e alla riduzione delle tasse seguirono massicci tagli sociali e la privatizzazione dei servizi pubblici. Laddove la CDU [Christlich Demokratische Union Deutschlands - Unione Cristiano-Democratica di Germania] era fallita, riuscirono i socialdemocratici grazie al loro radicamento nei sindacati. Solo così fu loro possibile portare avanti questi massicci tagli alle pensioni, lo smantellamento delle prestazioni sanitarie e la ristrutturazione delle tutele per i disoccupati. Lo smantellamento delle tutele sociali e dei servizi pubblici fu all’origine di numerose proteste a livello nazionale e della nascita della WASG (Arbeit und soziale Gerechtigkeit – Die Wahlalternative - Lavoro e Giustizia Sociale – L’Alternativa).

L’Agenda 2010 è stato il più grande progetto di furto sociale e di ridistribuzione dal basso verso l’alto nella storia della Repubblica Federale tedesca. Con questo tradimento il Partito Socialista cadde in una profonda crisi e perse negli anni successivi la metà dei suoi elettori ed elettrici e dei suoi iscritti. La trasformazione della socialdemocrazia da partito popolare a partito dell’economia fu completa: anche se da tempo essa aveva smesso di lottare per la giustizia sociale, le ultime scelte la posizionarono inequivocabilmente dalla parte del capitale. E sostenendo sempre che non ci sarebbero state alternative alla propria politica. Le parole “riforme” e “rinnovamento” diventarono una minaccia per molte persone. Ne è risultata una Germania con uno dei maggiori settori a basso-salario nell’Unione Europea e una crescente povertà infantile e da vecchiaia.

L’Agenda 2010 è stata un attacco generale alle conquiste del movimento operaio. Contro di essa si sviluppò uno dei maggiori movimenti sociali di protesta della Germania Unita, con manifestazioni mensili regolari. Nella primavera 2004 manifestarono 500 mila persone contro il previsto smantellamento sociale. Da queste proteste emerse un movimento collettivo che raccoglieva sindacalisti di sinistra, movimenti sociali, gruppi legati alle manifestazioni del lunedì, fuoriusciti del SPD e dei Verdi e resti dei sessantottini occidentali. Alla fine del 2004 fu fondata la “Alternativa Elettorale Lavoro e Giustizia Sociale” [WASG]. Questa partecipò già nel maggio 2005 alle elezioni regionali in NRW (Nordrhein-Westfalen - Renania Settentrionale-Vestfalia).

A queste elezioni il SPD perse enormemente voti e ottenne il peggiore risultato regionale degli ultimi 50 anni. Perse anche l’ultima partecipazione a un governo regionale e dopo 39 anni finì all’opposizione. Dopo questa sconfitta elettorale l’SPD tentò una prova di forza indicendo elezioni nazionali anticipate in autunno. Il cancelliere Schröder tentò in questo modo di anticipare la costruzione di un nuovo partito di sinistra. Non vi riuscì. Già alle elezioni nazionali del 2005 il PDS (Partei des Demokratischen Sozialismus – Partito del Socialismo Democratico) e la WASG parteciparono uniti come alleanza elettorale La Sinistra.PDS (Die Linke.PDS). La lista ottenne l’8,6% dei voti e 54 seggi parlamentari. In questo modo l’SPD fu punito anche a livello nazionale e per restare al governo diede nascita alla grande coalizione con la CDU guidata dalla cancelliera Angela Merkel.

In un sol colpo, con il successo del partito La Sinistra.PDS era nata nel più importante paese imperialistico d’Europa la più grande rappresentanza parlamentare a sinistra della socialdemocrazia. Da questa alleanza elettorale nel 2007 nacque, dopo molte discussioni, Die Linke. La fondazione di Die Linke fu il risultato, anche se in conclusione infruttuoso, di un grande lotta di classe contro l’Agenda 2010, contro il più grande furto sociale perpetrato in Germania, contro la politica della TINA. Nello scontro contro la brodaglia neoliberale degli altri partiti era nato un partito con un chiaro profilo di sinistra.

Die Linke è la più importante nuova fondazione di un partito politico dalla fine della seconda guerra mondiale. È il primo effettivo partito della Germania intera. Si tratta di un fatto di grande importanza soprattutto se si considera il fallimento del tentativo di costruzione di un paese socialista nella Germania dell’est, il socialismo caduto in discredito e i sentimenti anticomunisti alimentati nella Germania occidentale fin dai tempi di Adenauer, il riarmo e la proibizione del partito Comunista.

Vista la sua origine, DIE Linke è un progetto variopinto nel quale hanno trovato accoglienza idee politiche diverse. DIE LINKE è sì nata dalle proteste contro lo smantellamento sociale in collaborazione con movimenti sociali e sindacali, ma il suo radicamento nelle masse, nei movimenti sociali e nei sindacati potrebbe essere migliore. In concreto si tratta del problema della costruzione di un partito socialista di massa. A questo obiettivo bisogna lavorare invece di guardare in modo strabico unicamente alle elezioni e ai seggi in parlamento e di discutere sulle possibili partecipazioni governative.

Subito dopo la nascita della LINKE ebbe inizio la più grande crisi economica e politica del capitalismo dal 1929. Il sistema gonfiato delle speculazioni e degli affari bancari è crollato. Soltanto con massicce sovvenzioni statali è stato evitato il crollo totale. Da allora le conseguenze di questa crisi vengono addossate sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici. In Germania nacque anche un nuovo movimento sociale, Blockupy, con lo slogan “non pagheremo per la vostra crisi”. Si parlava nuovamente di capitalismo e della sua vulnerabilità. E con questa crisi iniziò a vacillare l’Unione Europea, il progetto centrale del Capitale europeo. La pesante crisi economica, le trasformazioni del debito privato in debito pubblico, l’approfondimento della disuguaglianza tra gli stati membri dell’Unione Europea e lo smascheramento delle strutture politiche della UE come strumento della dittatura della ricca Germania sugli altri, hanno precipitato questo progetto di speranza del capitalismo in una pesante crisi.

In questa situazione, un partito socialista anticapitalistico avrebbe dovuto approfittare di un vento favorevole di crescita. Purtroppo DIE LINKE non è stata all’altezza delle sue ambizioni, non è riuscita a portarsi nella sua maggioranza su una chiara posizione di critica al capitalismo e all’UE e coltiva ancora in parte l’illusione sulla riformabilità del capitalismo e sul carattere della UE.

Tuttavia, nelle elezioni nazionali del 2009 raggiunse con la sua critica alla gestione della crisi da parte della grande coalizione CDU/CSU – SPS l’11,9% dei voti e 76 seggi parlamentari.

Con una politica che non ha utilizzato questa crescita per una critica radicale alla proprietà privata e al sistema economico capitalistico, puntando piuttosto sulla rappresentanza, questi successi non poterono essere mantenuti. Nel 2013 DIE LINKE ottenne solo l’8,6% dei voti e 64 seggi. Nell’attuale campagna elettorale, la critica radicale al capitalismo manca quasi completamente. Si coltivano di nuovo illusioni sulla riformabilità del sistema e un possibile governo di sinistra. Secondo gli ultimi sondaggi DIE LINKE può contare nelle regioni occidentali con risultati simili al 2013, mentre nella Germania orientale è destinata a perdere voti. La perdita di voti in quelli che erano stati i fortini della LINKE nella Germania orientale dipende anche dall’orientamento dei politici locali volto verso una politica di presa di responsabilità di governo.

Purtroppo nel partito nato nella lotta contro le politiche di guerra e di furto sociale del SPD, importanti personalità di punta alimentano ancora l’illusione in un campo di sinistra, in un governo Rosso-Rosso-Verde [SPD, Die LINKE, Verdi), dimenticando che ogni qualvolta DIE LINKE ha partecipato a governi con il SPD come a Berlino, Meclemburgo-Pomerania e Brandeburgo, o più recentemente il governo Rosso-Rosso Verde in Turingia, addirittura con un Presidente regionale di sinistra, ha perso di vista i suoi obiettivi e si è appiattita completamente sulle attività di normale amministrazione di governo, perdendo la propria credibilità e in genere il voto degli elettori e delle elettrici. Ci sono molti esempi storici e attuali sui vincoli di governo e di coalizione e sull’adattamento ai vincoli capitalistici. DIE LINKE non ha pertanto alcuna possibilità di attestarsi come nuovo partito socialdemocratico ma solamente come partito socialista con una chiara opposizione contro l’Europa del capitale, l’UE e il capitalismo.

Non esiste un campo di sinistra con il quale DIE LINKE possa ottenere una politica o un cambio di potere. Il suo compito deve consistere nell’organizzare il contropotere sociale, le lotte di difesa contro i progetti neoliberali, nel guidare la lotta nelle strade e nelle imprese per miglioramenti concreti e nell’utilizzare il Parlamento come palco per le lotte concrete. La politica neoliberale non può essere semplicemente superata elettoralmente, ma deve essere fermata e sconfitta attraverso lunghe lotte per la riforma e la rivoluzione. Si tratta in modo concreto dell’ampliamento del contropotere e della prontezza alla rottura con il capitale. Senza ampi movimenti sociali di massa non sono possibili mutamenti dei rapporti di forza per un cambio di sistema verso un socialismo democratico. Questo è certamente valido in tutti i paesi dell’UE.


da Confederazione per la Liberazione Nazionale




 

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