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Spagna-Catalogna: ha ragione Pablo Iglesias

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Lo scorso 17 ottobre segnalavamo uno spot pro-Catalogna — diventato virale, un milione e200mila click. E dicevamo che puzzava di fabbricazione sorosiana lontana un miglio. COME VOLEVASI DIMOSTRARE! Leggiamo sul CORRIERE DELLA SERA di giovedì 19 ottobre che effettivamente era un remake di uno spot pro-rivoluzione arancione ambientato a Kiev ai tempi di Maidan...

ARTICOLO 155

Rajoy, che ricordiamolo governa senza una effettiva maggioranza, ha quindi deciso di ricorrere all'Art. 155 della Costituzione.

«Madrid non ha sospeso ufficialmente l'autonomia della Catalogna, ma l'ha limitata a tal punto che difficilmente si può parlare ancora - allo stato delle cose - di comunità autonoma: si tratta infatti di un commissariamento che sospende i vertici della Generalitat, con la proposta al Senato di destituire il presidente Carles Puigdemont, il vicepresidente Oriol Junqueras e tutti i membri del Govern. Le competenze del presidente e dei membri del governo di Barcellona, quindi, saranno assunte da autorità designate da Madrid sotto il controllo dei ministri del governo spagnolo. Le misure prevedono inoltre il divieto per il Parlament catalano di eleggere un sostituto di Puigdemont, ha spiegato il premier Rajoy precisando che assumerà le competenze del presidente catalano per convocare nuove elezioni al massimo entro sei mesi. La facoltà di sciogliere il Parlamento catalano passa poi a Madrid, mentre il Parlament manterrà la sua funzione rappresentativa. Tuttavia, il Parlamento locale non potrà proporre il candidato al Governo di Barcellona e non potrà interferire con la Costituzione o lo Statuto. Queste misure sono state già trasmesse al Senato, che salvo sorprese darà il via libera finale venerdì 27 ottobre».

Non è il pugno di ferro ma quasi. A nulla è servito il mezzo passo indietro di Puidgemont. Rajoy, se così si può dire, ha smascherato il suo bluff. L'ha potuto fare grazie all'appoggio dei socialisti (che sostengono con la non-sfiducia il suo governo) e quello dell'euro-oligarchia. Puidgemont farà marcia indietro? Di sicuro è in un cul de sac. Non gode di una maggioranza degna di questo nome in Catalogna, né nelle classi popolari né in seno alla potente borghesia locale. Non bastano, per opporre una vincente resistenza, né gli appoggi interni di certa sinistra catalana (Candidatura d'Unitat Popular e Esquerra Republicana de Catalunya, il movimento sindacale), né quelli esterni (alcune fondazioni globaliste, in primis quelle sorosiane). [1]

LA POSIZIONE DI PODEMOS


Podemos, attraverso Pablo Iglesias, ha adottato una posizione giusta. In estrema sintesi: no al ricorso all'Art. 155, e no alla secessione della Catalogna.
«Il leader del Podemos, Pablo Iglesias, è tornato a prendere le distanze dai partiti cosituzionalisti [spagnolisti, Ndr] respingendo il piano per l' applicazione dell'articolo 155 in Catalogna come un "errore", "il contrario di una soluzione" e come "benzina sul fuoco". Di conseguenza, ha condannato l'atteggiamento del governo come "irresponsabile" perché, a suo avviso, tutto ciò che fa è "minacciare" e "reprimere" la Catalogna. Egli ha anche criticato la minaccia di Carles Puigdemont di promuovere una dichiarazione unilaterale di indipendenza. "Pensiamo che ci sono due opzioni .. O aggiungere benzina sul fuoco per mezzo di dichiarazione unilaterale di indipendenza quindi il 155, o cercare soluzioni. La soluzione passa per il dialogo, non generico, ma concreto. In questo quadro Iglesias ha rivendicato "dialogo e saggezza" alle parti e una soluzione che passi attraverso il voto dei catalani in un referendum sull'indipendenza "concordato, legale e con garanzie". "Vogliamo sconfiggere il progetto indipendentista, non con la forza, ma con i voti. La difesa della Spagna è quella di convincere e non di vincere"». Da: El Mundo

Questa posizione, segnaliamo, è condivisa anche da Izquierda Unida e dal Partito comunista, che con Podemos fanno parte della coalizione Unidos Podemos. Di più, è condivisa anche dalla sinistra catalana raccolta nel blocco En Comù con la sindaca di Barcellona Ada Colau in testa.

CATALANISTI MA ANTI-ITALIANI

Ebbene, questa posizione adottata dalla maggioranza delle sinistre, sia catalane che spagnole — che invoca una nuova Costituzione per una Spagna federale e democratica, dunque di contrasto ad entrambi i nazionalismi — è andata di traverso a certa estrema sinistra italiana, la stessa che non vuole sentir parlare in Italia, di sovranità nazionale da riguadagnare di contro alla gabbia della Unione europea, la stessa che invoca un giorno sì e l'altro pure l'abolizione delle frontiere per agevolare l'anarco-immigrazione.

Leggiamo su Contropiano, organo della Rete dei Comunisti e sito pilota di EUROSTOP:
«All’opposto, proprio nel momento in cui Mariano Rajoy e le istituzioni spagnole chiudono ogni spazio alla trattativa col fronte catalano, la direzione di Podemos trasforma la sua posizione presuntamente equidistante in un attacco frontale alla Generalitat e al fronte indipendentista. La frase pronunciata ieri da Pablo Iglesias durante il suo intervento al Congreso de los Diputados è piombata come un macigno sulla base di Podemos in Catalogna sempre più disorientata e spaccata tra indipendentisti e unionisti.

Anche Alberto Garzòn, coordinatore di una Izquierda Unida ridotta al lumicino e sempre più subalterna a Podemos, si è schierato contro gli indipendentisti con toni duri, dicendosi scioccato dalla minaccia di Puigdemont di ricorrere alla ‘dichiarazione unilaterale di indipendenza’ (DUI) se il governo spagnolo imporrà il 155. Secondo Garzòn “il modo migliore per proteggere l’unità della Spagna è sedurre la Catalogna con un progetto di paese nuovo che passa da un processo costituente”. “La DUI è un grave errore, e neanche il 155 aiuta” ha concluso Garzòn in un ordine che chiarisce quali sono le priorità del movimento».

E' una vergogna che s'insinui addirittura che Podemos stia spalleggiando Rajoy. Si ridicolizza infine il portavoce di Izquierda Unida che propone un'assemblea costituente per fondare una nuova Spagna federale e democratica.

Solo una irragionevole venerazione per il nazionalismo catalano — non siamo negli anni '30 e uscire dalla Spagna per restare imprigionati in Europa non è vera indipendenza, è una presa per il culo — può giustificare un simile attacco polemico.

NOTE

[1] Lo scorso 17 ottobre segnalavamo uno spot pro-Catalogna — diventato virale, un milione e200mila click. E dicevamo che puzzava di fabbricazione sorosiana lontana un miglio. COME VOLEVASI DIMOSTRARE! Leggiamo sul CORRIERE DELLA SERA di giovedì 19 ottobre che effettivamente era un remake di uno spot pro-rivoluzione arancione ambientato a Kiev ai tempi di Maidan...


da sollevAzione

 

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