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Giro d'Italia in Israele: una gigantesca operazione di distorsione mediatica della realtà

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«Il Giro è una grande campagna mediatica, di quelle che scollano le parole dai fatti», scrive Flavia Lepre. «Nell’immediato serve a Israele per distrarre dalla sua aperta volontà d’impossessarsi non solo di tutta Gerusalemme ma anche della Valle del Giordano e di altre aree della Cisgiordania e di umiliare la parte palestinese»

Non si sa se ridere o piangere nel leggere l’incipit dell’articolo del 16 novembre 2017 di Repubblica sulla solenne investitura della squadra ciclistica israeliana con il compito di “ambasciatrice di pace” nel Giro d’Italia 2018. “Superare barriere e divisioni attraverso il linguaggio comune dello sport, in questo caso il ciclismo, disciplina che come poche altre sa aggregare e unire le persone”.

Mozzafiato. Le “barriere” vengono superate. Anche quella eretta da Israele a partire dal 2002 e giunta a oltre 730km di lunghezza e 8mt di altezza e che, lungi dal seguire il confine del 1967, si addentra nei territori palestinesi occupati da quell’anno fino a 10km per inglobarne le illegali colonie (israeliane) ed i pozzi d’acqua? Quella stessa condannata da una sentenza del Tribunale Internazionale dell’Aja nel 2004 e che in questo 2017 ha avuto un’ulteriore estensione nelle colline a sud di Al Khalil (Hebron)?

Oppure, o anche, quella innalzata contro Gaza da Yitzhak Rabin nel 1994 dopo gli Accordi di Oslo e ricostruita nel 2000 e nel 2001 con l’aggiunta di 1km di zona cuscinetto con controllo ad alta tecnologia? O ancora quella nuova di separazione con Gaza alta 6mt e profonda decine di metri, che ha fatto scrivere un articolo scandalizzato al giornalista israeliano Gideon Levy su Haaretz nell’agosto di quest’anno: “Per adesso, la megalomania israeliana si limita ai muri. Barriere di separazione, recinzioni di filo spinato, recinzioni buone (quella al confine con il Libano) e cattive: il paese è tutto una recinzione.”?

Il ciclismo unisce. Non nella Palestina storica le popolazioni che la abitano, poiché proprio il Giro d’Italia in “Israele” ha finora cancellato completamente il popolo palestinese: si parla d’Israele e dei suoi 70 anni, ignorando gli stessi 70 anni di sofferenze palestinesi, distruzioni imprigionamenti espropri espulsioni esclusioni occupazioni discriminazioni deportazioni… Come in occasione di altre competizioni  israeliane la popolazione nativa non parteciperà e sarà probabilmente destinataria di divieti più restrittivi del solito di percorrerne i luoghi, è prevedibile che l’ebbrezza del movimento che i ciclisti vivranno non sarà condivisa dagli abitanti palestinesi.

Il Giro d’Italia così concepito coniuga la ricerca israeliana di strumenti per presentarsi al pubblico internazionale e nazionale ripulito dalle immagini delle violazioni e violenze strutturali che esercita e quella di RCS sport di capitali e di una visibilità che immetta con maggiore decisione anche il ciclismo nella morsa del sistema di affari in cui il profitto detta le scelte e le agende dello sport.

Questa storica Grande Partenza della 101esima edizione del Giro ci permetterà di presentare il nostro paese ad oltre cento milioni di spettatori tra quelli collegati via televisione e presenti lungo le strade”, Sylvan Adams, Presidente onorario del Comitato Grande Partenza Israele. “Come parte di una rivoluzione nel marketing del nostro paese, che vede Israele quale destinazione turistica e per il tempo libero, stiamo portando il Giro d’Italia nel nostro paese” il Ministro del Turismo israeliano, Yariv Levin alla presentazione.

Il Giro d’Italia in “Israele” è una grande campagna mediatica, di quelle che scollano le parole dai fatti, giungendo persino a modellare con esse una realtà virtuale in totale capovolgimento di quella effettuale alla quale si sovrappone. Nell’immediato serve a Israele per distrarre dalla sua aperta volontà d’impossessarsi non solo di tutta Gerusalemme ma anche della Valle del Giordano e di altre aree della Cisgiordania e di umiliare la parte palestinese.

Gerusalemme città aperta

Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat alla presentazione ufficiale dell’evento il 18 settembre proclama: “Il nostro messaggio al mondo è chiaro: Gerusalemme è aperta a tutti”. Ma solo poche settimane prima di tali sonore parole, Gerusalemme era stato teatro e causa di una crisi emersa persino sui distratti media italiani, punta di un iceberg che è ancora tutto lì e che cresce sotto la superficie di un’acqua che con l’artificio del silenzio sistematico è rappresentata calma. E solo la volontà USA di non far precipitare ora la situazione, frena Israele dal compiere un altro gesto ufficiale di violazione della legalità internazionale e di appropriazione indebita di Gerusalemme.

Società libera e pluralista

Liricamente, alla presentazione del Giro, il suo mecenate, il miliardario israelo-canadese Sylvan Adams declama: “Ci permetterà di presentare il nostro paese ad oltre cento milioni di spettatori tra quelli collegati via televisione e presenti lungo le strade: i nostri splendidi paesaggi, la nostra storia, la nostra cultura e soprattutto la nostra gente, in questa diversa, libera, pluralista e fieramente democratica società.” Società “diversa, libera, pluralista”. Forse non ha superato il jet lag del viaggio dal Canada. Molte leggi discriminano i cittadini di origini palestinesi, i loro rappresentanti alla knesset sono ostacolati o persino sospesi e si ragiona sul progetto di impedire in futuro che ne vengano mandati altri al parlamento, pochi giorni fa gli ebrei Haredim hanno subito gli attacchi fisici della polizia ed arresti perché protestavano contro l’estensione anche a loro dell’obbligo di leva militare.

Con grande acume in un articolo del 18 settembre sul Corriere della Sera Paolo Tomaselli scriveva a proposito degli Israeliani: “La loro voglia di ciclismo mi ricorda quella della Sicilia che organizzò il Mondiale nel 1994 ad Agrigento, negli anni dopo le stragi di mafia. Per dare un’immagine diversa del proprio territorio. Israele è un Paese che ha fame di sport.”

La collaborazione con RCS, è frutto di un rapporto costruito e lungamente voluto: “Abbiamo lavorato negli ultimi anni con il Giro pubblicizzando Israele su Eurosport, canale che trasmette la corsa. Quest’anno intensificheremo questa cooperazione e sono sicuro che ne vedremo il risultato.” *asserisce il Ministro del Turismo israeliano.

Il 2018 potrebbe essere anno di svolta per RCS sport, lasciandosi alle spalle le difficoltà anche legali affrontate negli ultimi anni, grazie al finanziamento di 12 milioni di € più altri 4 agli organizzatori offerti dal miliardario israelo-canadese Sylvan Adams e al palcoscenico mondiale ambito. (Forse entro febbraio anche congruo finanziamento dal Presidente del Consiglio.)

Sembra proprio che Israele ce la stia mettendo tutta, alla sua maniera, per venire incontro alle esigenze di RCS sollecitata dal suo maggior azionista, Presidente ed Amministratore Delegato, Urbano Cairo nel settembre 2016: “L’obiettivo è dare al Giro d’Italia la maggiore visibilità, tutto è possibile” , il Giro doveva diventare “ancor più bello” perché “Se fai qualcosa di bello e lo comunichi la gente ti compra.”.

Scomoda la memoria di Bartali, di cui appena a luglio scorso è stata portata alla luce una falsa autobiografia probabile opera di Curzio Malaparte. Invoca un abbraccio religioso, mentre Israele inasprisce i suoi attacchi ai musulmani invadendo la moschea di Ibrahimi a Hebron e non ferma quelli ai cattolici tanto che a settembre Monsignor Marcuzzo parlava di “diffuso clima di odio”. Ed insistentemente bussa al Vaticano, che per ora resiste. Nomina “ambasciatrice di pace” la squadra multinazionale che ha messo insieme in vista del grandioso inizio del Giro d’Italia da “Israele”, avvalendosi del Centro Peres per la Pace, Ong fondata da Shimon Peres nel 1996 (quando gli Accordi di Oslo erano sulla via di fallimento) e che si guadagnò un netto giudizio dall’ex-vicesindaco israeliano di Gerusalemme dal 1971 al 1978, Meron Benvenisti: “Nell’attività del Centro Peres per la Pace non c’è nessuno sforzo palese compiuto per un cambiamento dello status quo politico e socioeconomico nei Territori Occupati, ma proprio l’opposto: gli sforzi sono fatti per addestrare la popolazione palestinese ad accettare la sua inferiorità e prepararla a sopravvivere sotto le costrizioni imposte da Israele per garantire la superiorità etnica degli ebrei.
La campagna mediatica del Giro d’Italia 2018 si sgretola al primo raggio di luce.


da Nena news



 

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