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Giù le mani dalla Polonia

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Non ci garba per niente la Polonia sciovinista, tanto più se si alimenta alla fonte del cattolicesimo reazionario. Non promette nulla di buono una Polonia sempre più pedina della geopolitica americana anzitutto in funzione antirussa — in subordine come freno all'espansionismo tedesco.
Tuttavia, questo giudizio non può giustificare in alcun modo quanto l'Unione europea va facendo proprio verso la Polonia.

Di che si tratta?

Il Parlamento polacco, sotto la spinta del governo ha approvato 13 leggi che in buona sostanza ledono l'indipendenza del potere giudiziario: il governo avrà infatti l'ultima parola nella composizione di tutte le corti giudiziarie e potrà decidere sul loro funzionamento e la loro amministrazione. Ergo: una lesione dello Stato di Diritto, lèggi della liberale divisione dei poteri.

La cupola oligarchica dell'Unione europea, in particolare la Commissione, dopo aver inviato a Varsavia diversi avvertimenti per evitare che quelle leggi fossero approvate, davanti al fallimento di questa politica di dissuasione, ne ha decisa una molto più invasiva. Parliamo di vere e proprie sanzioni per "violazione grave dei valori comuni". Queste sanzioni, se fossero approvate dal Parlamento di Strasburgo e diventassero esecutive, toglierebbero alla Polonia alcuni diritti derivanti dall'appartenenza all'Unione, quali, ad esempio, la privazione del diritto di voto.

Una misura molto grave, che non ha precedenti nella disgraziata storia della Ue.

Com'era scontato i corifei dell'Unione sono scesi in campo per difendere questa pesante intrusione negli affari interni della Polonia. Sintomatico quanto scrive Sabino Cassese sul CORRIERE DELLA SERA del 17 dicembre:
«Per la prima volta, quella che veniva in passato ritenuta una interferenza di altre autorità e di altri Stati negli affari interni di uno Stato sovrano assume un significato interamente diverso. L’Unione Europea prende il ruolo di guardiano del rispetto delle regole comuni in aree prima lasciate alle leggi dei singoli Stati (libertà, democrazia, indipendenza dei giudici). I singoli governi, di converso, non debbono rispondere solo ai popoli che li hanno eletti, ma anche a una «assemblea di condominio», che fa valere regole comuni (i valori elencati nell’articolo 2 del Trattato)».

Il Cassese, tra i paladini del globalismo giuridico il più fondamentalista — in merito consigliamo di leggere quanto scriveva Danilo Zolo — dopo aver condannato le "interferenze sistematiche" dell'esecutivo sul giudiziario contemplate nelle recenti leggi polacche, difende però a spada tratta quelle dell'Unione europea nelle vicende interne della Polonia. E perché le difende? Perché, appunto, sostiene la causa del deperimento degli Stati-nazione, quindi la cessione di quote crescenti di sovranità verso organismi sovranazionali, in questo caso l'Unione europea. E ove gli Stati non accettino questa devoluzione che vengano sanzionati e sottoposti ad un regime di protettorato imperiale.

Chiunque difenda invece l'indipendenza nazionale e respinga ogni cessione di sovranità verso questa Ue matrigna e oligarchica deve dunque condannare ogni eventuale sanzione verso la Polonia.

Dobbiamo respingere ogni tentativo dell'euro-oligarchia di imporre la propria supremazia a spese delle nazioni e delle loro sovranità, ciò  anche quando esso sia formalmente camuffato come "interferenza progressista". Domani useranno infatti questo precedente contro quei popoli che dovessero difendere assieme alla loro sovranità, la democrazia e lo stesso Stato di diritto. Non è la Polonia che minaccia la nostra sovranità costituzionale, ma proprio la infernale macchina dell'Unione a trazione tedesca'


 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

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