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Sanzioni alla Russia: dopo il danno la beffa

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Quando si pensa alla gran scena del mondo si immagina una tragedia, un dramma. Insomma una rappresentazione piena di rumore e di furore, ma queste sono solo le terribili conseguenze sulla platea mentre sul palco impera qualcosa che somiglia un po’ al vaudeville, un po’ al teatro dell’arte e per certi versi alla commedia dell’assurdo.

Negli ultimi due anni abbiamo assistito alle grottesche sanzioni contro Mosca, non solo di per sé scandalosamente ingiuste, ma anche caricate da un chiaro interesse americano a castrare l’Europa del gas russo per sostituirlo con quello Usa, considerato quasi un sottoprodotto del petrolio estratto con il fracking visto che è relativamente poco usato nel Paese e costa troppo per imporsi sul mercato.

I petrolieri della fratturazione, indebitati fino alla radice dei capelli, non hanno alcuna voglia o possibilità di fare altri costosi investimenti per recuperare  questo gas senza uno sbocco di mercato certo. Trump lo ha persino detto chiaro e tondo con i suoi toni sempre così composti ed equilibrati di demente senile, mostrando che se mettere un muro tra l’Europa e la Russia è vitale per l’isolamento strategico di quest’ultima, costituisce anche una posssibile manna per gli affari d’oltre atlantico. Infatti ha imposto alla Ue un limite per l’importazione di gas dalla Russia che non deve andare oltre il 40% del totale.

Certo ci sono alcuni piccoli problemi: l’estrazione del gas per fracking è già di base notevolmente più costosa rispetto ai giacimenti più tradizionali che portano la linfa vitale dalla Russia, poi comporta spese ulteriori per la sua liquefazione e trasporto oltre che giganteschi investimenti e massacri ambientali per la realizzazioni dei degassificatori necessari alla sua distribuzione:  insomma ai poveri europei così pateticamente indignati a comando contro la Russia, ma in realtà rabbiosi contro le imposizioni di Washington, il gas costerebbe tre volte più di oggi causando molti problemi alle famiglie, ma anche all’apparato produttivo che diventerebbe meno concorrenziale. 

Un danno enorme a cui adesso si aggiunge la beffa: il 22 gennaio scorso è arrivato nel porto di Boston il primo carico di gas liquefatto russo della Gazprom destinato al mercato americano. Avendo in mente com’è fatto il globo terrestre si capisce che il trasporto dalla penisola di Yamal in Siberia dove i russi hanno costruito nuovi grandi impianti di estrazione dei quali non possiamo purtroppo usufruire, fino al Nordamerica è molto più breve attraverso i mari polari che non attraverso la normale rotta atlantica. Per di più c’è anche da dire che l’investimento nei nuovi giacimenti siberiani è stata una scommessa vincente visto che il riscaldamento globale ha ridotto di molto sia nello spazio che nel tempo la formazione del pack e dunque la necessità di usare la flotta rompighiaccio per il trasporto durante l’inverno.

Probabilmente questa fornitura si è resa necessaria a causa del grande freddo che ha investito gli States in questo inverno, ma insomma il fatto è che gli Usa sono abilitati ad importare il gas russo, mentre gli europei devono supplicare il permesso: infatti è dalla  penisola di Yamal, vicina alla Novaja Zemlja che arriverebbe in Germania il gas del North Stream, l’impianto che assolutamente Washington non vuole e per impedire il quale ha messo in atto ritorsioni di ogni tipo. Ma da lì arriverà anche il gas per rifornisce la Gran Bretagna visto che quest’ultima in virtù del particolare status di cui gode ha avuto il permesso di farlo.

Il fatto è che ormai queste sanzioni sono del tutto anacronistiche come dimostra persino l’Ucraina che alla fine ha dovuto togliere le sanzioni nei confronti del carbone e dell’uranio russo, per non far morire di freddo la popolazione: non si tratta di situazioni contingenti ed eccezionali, ma una realtà che viene avanti visto che si scoprono sempre meno giacimenti petroliferi segno che ormai le riserve di idrocarburi sono arrivati al massimo sfruttamento possibile e che il grosso delle riserve strategiche si trova nell’immenso territorio russo o confinato come cosiddetto giacchio di fondo, in realtà clatrati di metano, che cinesi e giapponesi cominciano già ad estrarre, ma i cui maggiori depositi si trovano vicino le coste asiatiche e siberiane.

Si tratta di cose che l’elite di comando occidentale, benché giunta al limite della propria incompetenza e della propria ignavia storica conosce benissimo, anche se cerca di farne sapere il meno possibile nelle stanze dei rematori: perciò mi chiedo se il brandire la scimitarra delle sanzioni sia solo un’ idiozia messa in piedi da qualche demenziale ufficio marketing o non sia invece un segno che la follia è giunta a tal punto da aver eliminato la paura dell’armageddon.

 

da ilsimplicissimus2

 

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