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Ieri l'altro in Francia

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Molto importante quel che è accaduto ieri l'altro in Francia.
In concomitanza con lo sciopero dei dipendenti pubblici (per la prima volta indetto da tutti sindacati assieme) dei più diversi comparti si sono svolte manifestazioni in tutte le città.

Perché lo sciopero? Per respingere le nuove misure contenute nella neoliberista "Legge Macron" che prevede privatizzazioni su larga scala dei servizi e dei trasporti pubblici, tagli consistenti allo stato sociale, alle pensioni ecc.

Manifestazioni massicce, praticamente ovunque, per di più con una forte partecipazione degli studenti. Versioni opposte sull'adesione allo sciopero. Anche fossero veri i dati diffusi dal governo —  adesioni dal 30 al 50% — si tratta di un successo. Perché? perché segna un'importante inversione di tendenza.

La "Legge Macron" non è un fulmine a ciel sereno.
Giunge dopo la famigerata Legge n. 2016-1088 del 8 agosto 2016 (nota come "Legge El Khomri" o "Loi travail"). Allora, socialisti al governo, quella legge, che modificava il diritto del lavoro a favore delle imprese, passò senza significative opposizioni.

Sulla scia di quella legge il 22 settembre scorso, il governo Macron approvò cinque decreti che aggravavano le già antipopolari disposizioni della "Loi travail". Anche in questo caso i decreti passarono e i movimenti di protesta furono flebili. Per la precisione, lotte vi furono ma non confluirono in uno sciopero generale (pur se parziale visto che non è stato coinvolto il settore privato) come invece è accaduto questa volta.

Insomma, se Macron in autunno poté cantare vittoria, non può fare lo stesso adesso. E non può farlo perché, seppur parziale, il successo dello sciopero e delle manifestazioni di ieri potrebbe segnare un punto di svolta.

Per quanto indebolita e maciullata da decenni di disintegrazione neoliberista, malgrado una crisi verticale dei sindacati (che come in Italia tutto hanno permesso nei decenni) la classe lavoratrice di Francia ha, nell'indifferenza generale, rialzato la testa.

Indifferenza dei media, in Francia e all'estero. Lorsignori, fedeli alla narrazione che nella "società liquida", nella "postemodernità" non esisterebbero più classi e conflitti sociali, hanno deliberatamente silenziato le mobilitazioni di ieri. E' accaduto anche in Italia: per trovare la notizia dello sciopero occorre questa mattina il lumicino. E questo vale anche per la stampa di sinistra.

Non si dica che non c'è un disegno dietro a questa censura. Silenziare il conflitto è necessario, sia per lasciare soli i lavoratori (rafforzando in loro il senso di solitudine e d'impotenza), sia per avvalorare la tesi che non ci sono più né classi né conflitti di classe.

Una giornata che segna quindi una svolta, ma nessuna illusione è giustificata. Lungo è il cammino, e gli ostacoli sono molteplici, affinché dalla difesa il mondo del lavoro passi al contrattacco.

L'ostacolo principale è che davanti ad un attacco strategico come quello neoliberista, a poco può servire una resistenza che si limiti al piano sindacale. Ad attacco strategico e politico, strategica e politica dev'essere la risposta popolare e operaia. Una strategia politica implica una visione del mondo, un progetto di economia e di società opposta a quella liberista. Strategia e visione che dopo la sconfitta storica del 1989, non ha ancora preso forma e piede.

Segnali di una nuova visione socialista — non di rinascita del vecchio, che non può rinascere — ci sono anche in Francia. Di che parliamo? Parliamo di France Insoumise che, al netto del limiti, può essere il laboratorio di massa destinato a dare forma ad una nuova prospettiva di emancipazione e liberazione.

Ps
Qualcuno si chiederà quale posizione abbia preso il Front National di Marine le Pen. La risposta è semplice, non ha detto una parola sullo sciopero di ieri, allineandosi di fatto al regime Macron, e suonando solo il tasto della xenofobia. Leggere per credere.


da sollevAzione


 

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