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Grazie Snowden!

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Lo spionaggio americano del Campo Antimperialista: quel che già sapevamo, ora confermato dall'ex analista della Cia e consulente della Nsa

La National Security Agency (NSA) ha spiato a lungo (e probabilmente non ha mai smesso di farlo) il Campo Antimperialista. Lo ha rivelato un file reso pubblico da Edward Snowden, l'ex consulente della stessa agenzia che nel giugno 2013 ha rotto con l'intelligence americana per rivelare molti documenti top secret, allo scopo di denunciare la minaccia alla libertà ed alla democrazia rappresentata dallo strapotere degli spioni a stelle e strisce. Tra questi documenti, quelli che riguardano lo spionaggio ai nostri danni, ed in particolare uno di cui dà notizia ai lettori italiani il quotidiano la Repubblica del 1° marzo scorso.

Per chi non lo sapesse la NSA è - per mezzi, budget e personale - la più potente agenzia di intelligence degli Stati Uniti e del mondo intero. Ben più potente della stessa CIA, ha tra le sue specialità lo spionaggio informatico.

«Snowden, nuove rivelazioni: nel mirino dello spionaggio Usa anarchici e no-global italiani», questo il titolo un po' fuorviante de la Repubblica. Ma già il sottotitolo chiarisce: «In un file del 2005, portato alla luce dall'ex analista Cia, rivelato il controllo dell'agenzia Nsa sugli appartenenti all'ala italiana del Campo Antimperialista».              

L'articolo di Stefania Maurizi si basa infatti su un file top secret, uscito sul giornale on-line The Intercept, del giornalista del Guardian Glenn Greenwald, che ha pubblicato molti articoli basati sulle informazioni provenienti da Snowden, facendo vincere tra l'altro il Premio Pulitzer al giornale.

Questo il passaggio centrale dell'articolo della Maurizi:
«“Il Campo Anti-Imperialista e i suoi supporter sono finiti sullo schermo radar dell'antiterrorismo a causa della loro provocatoria retorica anti-americana, che usavano nei loro frequenti contatti con un altro [nostro, ndr] obiettivo: il gruppo terroristico “Paese Basco e Libertà” (Eta)”, recita il documento top secret, che continua: “Una prima verifica veloce sul Campo Anti-Imperialista ha rivelato che, sebbene il gruppo nutra un estremo disprezzo per gli Usa e le loro tendenze 'imperialiste', avesse comunque scelto di manifestarle con proteste legittime. Tuttavia, un esame più approfondito rivelava una natura duplice dell'organizzazione che, mentre in pubblico sposava la causa dell'azione politica legittima, in privato aiutava e supportava i movimenti di resistenza in Iraq e in Palestina, come anche numerosi gruppi terroristici, come l'Eta, il movimento turco DHKP/C, il Fronte di liberazione popolare della Palestina, Hezbollah e le Farc, tanto per citarne alcuni”».

L'accusa al Campo Antimperialista è chiara. Ad una attività pubblica che, bontà loro, riconoscono come legittima,  per gli spioni della NSA avrebbe corrisposto «in privato» (sic!) un'attività non meglio precisata di sostegno alle resistenze. Attività che, si badi, neppure questi servi dell'ideologia imperiale arrivano a definire "illegittima", ma che qualificano come filo-terrorista, dato che per loro sono «gruppi terroristici» tutti i movimenti antimperialisti, di resistenza e di liberazione nazionale.

Sul punto cascano davvero male, dato che il Campo non ha mai nascosto il proprio sostegno alle forze rivoluzionarie ed alle resistenze antimperialiste, a partire da quelle che in Medio Oriente lottavano e lottano contro le invasioni americane ed occidentali e contro il sionismo.

Ma qui bisogna stare al contesto. Il documento della NSA è del 18 agosto 2005. Una data che spiega molte cose, e che rimanda al vero punto caldo di quel periodo: la coraggiosa resistenza opposta dal popolo iracheno all'invasione americana del proprio Paese. Lotta che il Campo Antimperialista, anche come principale promotore dei Comitati Iraq Libero, ha sempre sostenuto apertamente, pubblicamente ed orgogliosamente.


UN PO' DI STORIA

Visto che si parla di cose non più recenti, può essere utile ricordare sommariamente le vicende di quegli anni, in particolare quelle che vanno dal 2003 al 2005.

2003

Come noto, nel marzo 2003 le truppe americane invadono l'Iraq. Sconfitto l'esercito di Saddam, con la presa di Baghdad nel mese di aprile, la resistenza all'occupazione inizia ad organizzarsi nei mesi successivi. E già nell'estate è chiaro che gli invasori avranno vita dura.

A settembre, il Campo Antimperialista lancia la campagna «Dieci euro per la resistenza irachena» e l'appello per una manifestazione nazionale a sostegno del «popolo iracheno che resiste». Le adesioni saranno migliaia. Un risultato straordinario se si tiene conto della campagna di demonizzazione dell'iniziativa. Il martellamento dei media è ossessivo: per loro quella degli iracheni non è resistenza bensì terrorismo. Aderiscono a questa impostazione anche le forze della sinistra precedentemente impegnate nel movimento pacifista. Rifondazione Comunista pretende - per la verità senza troppo successo - di impedire ai propri militanti l'adesione all'appello. La stessa cosa fanno i DS e la Cgil. Impressionante, su istigazione del governo Berlusconi, l'offensiva denigratoria dei media, tutti schierati contro la manifestazione, da Libero a Liberazione (passando per Corriere e Repubblica) come rilevammo allora. Nonostante il clima da caccia alle streghe la manifestazione si svolgerà regolarmente e con successo a Roma il 13 dicembre 2003.

2004

Sullo slancio di questo successo, si costituirà nel gennaio 2004 il coordinamento dei Comitati Iraq Libero, attraverso i quali verranno organizzate decine di iniziative pubbliche in tutta Italia, spesso anche con la partecipazione di esponenti della Resistenza irachena.

Per gli imperialisti ed i loro sostenitori italiani era troppo. Dalla campagna di stampa si passa così alla repressione. Il 1° aprile 2004, su mandato della Procura di Perugia, vengono arrestati tre dirigenti del Campo Antimperialista: Moreno Pasquinelli (portavoce internazionale del Campo), Maria Grazia Ardizzone ed Alessia Monteverdi. L'accusa era quella di aver aiutato degli esuli turchi, ma evidente fu a tutti il tentativo di colpirci proprio nel cuore della mobilitazione sull'Iraq.

Una valutazione che così esprimemmo a caldo già il giorno degli arresti:
«Gli arresti di questa mattina sono una chiara rappresaglia contro la realtà che si è maggiormente distinta nel sostegno alla Resistenza ed alla lotta di liberazione che il popolo iracheno conduce contro la barbara ed illegittima occupazione di quel paese da parte delle truppe americane e di quelle dei paesi alleati, tra i quali l’Italia».

Dal punto di vista del diritto le accuse erano manifestamente infondate, anche se i telegiornali non avevano perso l'occasione per dare come prima notizia lo «smantellamento di una centrale terrorista internazionale». Sta di fatto che il 24 aprile il Tribunale del Riesame di Perugia ordina la scarcerazione dei tre compagni, per i quali - anni dopo - arriverà la definitiva sentenza d'assoluzione.

Il crollo del castello accusatorio non fermerà però i soliti "giornalisti", diversi dei quali sul libro paga dei servizi. Costoro, dal 2003 al 2006, scrissero pagine e pagine contro il Campo Antimperialista ed Iraq Libero, indicandoci come amici dei terroristi e forza di collegamento tra vari gruppi armati. Ovvia conseguenza di questa campagna la continua richiesta di nuovi arresti, in cui si distinsero in particolare Libero e il Giornale.

Nell’estate 2006 divenne di pubblico dominio quel che sospettavamo da tempo. Il vicedirettore di Libero, quel sant’uomo di Renato Farina che tanto del suo tempo ci aveva dedicato, era un collaboratore del Sismi. Agente “Betulla” il suo nome in codice, l’addetto alla disinformazione Pio Pompa il suo diretto superiore. Da quella vicenda emersero anche altri nomi di “giornalisti” nell’elenco dei collaboratori del Sismi, diversi dei quali resisi protagonisti delle campagne di stampa contro il Campo Antimperialista. Avemmo così la conferma di chi costruiva le veline, le “analisi”, gli articoli prefabbricati che ci venivano scagliati contro.

Visto che questo articolo è dedicato agli spioni, ricordarlo è utile. Anche perché si tratta evidentemente di quello stesso Sismi che collaborava a pieno regime con la CIA e la NSA.

2005
A due anni dall'inizio dell'occupazione, la Resistenza in Iraq si allarga. Così pure la rete che ne sostiene le ragioni politiche, in Europa e nel mondo, rete di solidarietà che aveva proprio in Italia il suo centro propulsore.

Nella primavera, un vasto schieramento di forze promuove una Conferenza Internazionale a sostegno della Resistenza irachena da tenersi agli inizi di ottobre in Italia. Oltre ad alcune componenti irachene (tra le quali l'Alleanza Patriottica Irachena di Jabbar al Kubaysi, di cui diremo dopo), a diverse organizzazioni arabe e di altri paesi asiatici, sono rappresentati tra i promotori parecchi paesi europei: Francia, Spagna, Germania, Austria, Danimarca, Ungheria, Grecia, Svezia, Norvegia, oltre naturalmente all'Italia.

L'importanza politica di questa iniziativa è evidente. Si trattava di dare riconoscimento politico alla Resistenza. A tale scopo erano invitati a partecipare numerosi esponenti delle resistenze medio-orientali (tra queste, ovviamente, quella palestinese e quella libanese), ma soprattutto qualificati rappresentanti della Resistenza e della società civile irachena quali Ayatollah Sheikh Jawad al Khalesi, leader del Iraqi National Foundation Congress; Ayatollah Sheikh Ahmed al Baghdadi; Salah al Mukhtar, già ambasciatore iracheno in India; Sheikh Hassan al Zargani, Portavoce internazionale del movimento di Muqtada al Sadr; Mohamad Faris, Comunista patriottico iracheno; Ibrahim al Kubaysi, fratello del segretario dell’Alleanza Patriottica Irachena, rapito dagli americani il 4 settembre 2004.

Per poter svolgere la Conferenza era necessario che il governo italiano concedesse i visti di ingresso agli ospiti mediorientali. Ma quando tutto sembrava procedere, ed era giunto anche il benestare dall'ambasciata italiana a Baghdad, arriva un pesante intervento dagli Stati Uniti. Siamo proprio agli inizi di quell'agosto 2005 del documento della NSA.

In quel testo, ripreso dall'articolo di Repubblica, si afferma che: «La conoscenza del Campo Anti-Imperialista e delle sue connessioni ha prodotto, a quanto pare, una recente comunicazione diplomatica del governo americano a quello italiano, nella quale gli Usa hanno chiesto l'arresto di appartenenti all'ala italiana del Campo Anti-Imperialista».

In realtà l'annotazione degli spioni della NSA si riferisce alla lettera inviata da 44 membri del Congresso degli Stati Uniti all'ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento. La lettera reca la data del 28 giugno 2005, ma essa diviene di pubblico dominio solo il successivo 5 agosto. Questo il suo illuminante contenuto:

Congresso degli Stati Uniti
Washington, DC 20515
28 giugno 2005

Ambasciatore Sergio Vento
Ambasciata d'Italia
3000 Ehitehaven Street, N.W.
Washington, D.C., 20008

«Caro ambasciatore Vento:
Scriviamo per esprimere la nostra preoccupazione perché gruppi che appoggiano attività terroristiche hanno in progetto di incontrarsi prossimamente in territorio italiano per pianificare una campagna di appoggio finanziario al terrorismo. Come lei forse saprà, membri e simpatizzanti del "Campo Anti-imperialista"  (AIC) stanno organizzando un incontro a Roma nei giorni 1-2 ottobre per una Conferenza Internazionale di Appoggio alla Resistenza Irachena.
Noi riteniamo che l'AIC, che funge da coalizione di vari gruppi legati al regime di Saddam Hussein e agli insorti iracheni, faccia parte di una rete internazionale di finanziamento dei terroristi che si estende dall'Iraq all'Europa. In un convegno del settembre 2003 in Italia, vicino ad Assisi, città il cui nome è legato in perpetuo alla pace, il "Campo Anti- Imperialista" lanciò una campagna "Dieci Euro per la Resistenza Irachena", per inviare aiuti verso aree in cui è ben nota l'attività delle forze degli insorti, compresa la provincia di Al Anbar. Questo gruppo ritiene che la violenza per resistere al nuovo governo iracheno e ai suoi alleati della Coalizione sia legittima e ammette tranquillamente di essere favorevole all'utilizzo del denaro per acquistare armi ed equipaggiamento militare.
Sulla base delle dichiarazioni pubbliche dell'AIC e di altri gruppi, riteniamo che la conferenza di Roma sarà utilizzata per raccogliere ulteriori fondi per il terrore in Iraq e per coordinare campagne simili in tutta Europa e nel mondo.
L'Italia e gli Stati Uniti hanno una lunga storia di collaborazione per la libertà, dai giorni di Garibaldi fino alla Guerra Fredda. Attualmente americani e italiani operano in Iraq affrontando insieme il pericolo continuo di attacchi terroristici. Non lasciate che quanti odiano la coraggiosa lotta del popolo iracheno per conquistare la democrazia e la sicurezza possano usare l'Italia come base per le loro campagne di finanziamento. Siamo pronti a lavorare con i nostri governi per fermare il flusso di denaro ai terroristi e difendere i valori che condividiamo
».

Cordiali saluti,
Seguono 44 firme


Oltre alla solita retorica "democratica", che si commenta da sola; è da segnalare come - in mancanza di appigli giuridici per impedire l'attività degli antimperialisti - sia ricorrente il pretestuoso tema dei "finanziamenti", sempre utile per insinuazioni di ogni tipo.

Il comitato organizzatore della Conferenza denunciò subito la grave ingerenza americana con queste parole:

«Le pretese e l’arroganza della classe politica americana non hanno limiti. 44 membri del Congresso degli Stati Uniti hanno scritto una lettera all’ambasciatore italiano a Washington, Sergio Vento, con la quale chiedono in sostanza al governo Berlusconi di chiudere la bocca a chi, opponendosi con l’iniziativa politica alla strategia aggressiva e guerrafondaia degli USA, sostiene la legittima Resistenza del popolo iracheno. In particolare la lettera chiede di fatto la messa fuori legge del Campo Antimperialista, una delle componenti della coalizione che sta organizzando la Conferenza internazionale per la pace e la Resistenza in Iraq prevista per i giorni 1 e 2 ottobre proprio in Italia.

E proprio la conferenza è il bersaglio più generale dei parlamentari USA. La loro richiesta è che il governo italiano ne impedisca in ogni modo lo svolgimento. Proprio questa forsennata aggressività dimostra da un lato la natura totalitaria del disegno di dominio planetario di Washington e, dall’altro, l’assoluta centralità della lotta di liberazione condotta dal popolo iracheno contro le truppe di occupazione. Proprio per questo la Conferenza di ottobre assume una grande importanza anche come occasione per una pace giusta in Iraq. Il fatto che gli USA vogliano impedirla deve essere un grande stimolo per la sua piena riuscita.

Le pazzesche pretese degli Stati Uniti debbono essere respinte. E’ ora che il movimento contro la guerra faccia sentire la propria voce. E’ ora che tutti i democratici si mobilitino a difesa delle libertà costituzionali. Sostegno alle lotte dei popoli oppressi e difesa delle libertà democratiche sono infatti due facce della stessa medaglia, due aspetti di una stessa battaglia che devono vivere uno accanto all’altro. Vogliono chiuderci la bocca: non ci riusciranno!»          

A seguito della diffusione della lettera dei congressisti USA, l'ambasciata italiana a Baghdad, con una comunicazione dell'8 agosto, si rimangiò il precedente "no problem" sui visti. Come era scontato che fosse il governo italiano si era immediatamente piegato al diktat di Washington.

In risposta a questo atto vergognoso, a metà agosto uscì un appello, rivolto al ministro degli Esteri Fini, per chiedere il rilascio dei visti. L'appello - sottoscritto da numerosi intellettuali - così si concludeva:

«La evidente pressione esercitata sul governo italiano dagli Stati Uniti, che ha portato alla negazione dei visti, rischia di rendere impossibile lo svolgimento di una conferenza che potrebbe contribuire alla ricerca di una pace giusta in Iraq, nel rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli. I sottoscritti, di fronte a questa gravissima ingerenza negli affari interni del nostro paese che calpesta i diritti democratici sanciti dalla Costituzione, chiedono al Ministero degli Esteri a al governo italiano di garantire il rilascio dei visti richiesti».

Tra i primi firmatari il giornalista Giorgio Bocca, Gianni Vattimo, Giulio Girardi, Samir Amin, Luigi Cortesi, Falco Accame, Franco Cardini, Stefano Chiarini, Gianfranco La Grassa, Costanzo Preve, Jan Myrdal, Giovanni Franzoni, Don Andrea Gallo e (sorpresa, ma ne è passata di acqua sotto i ponti) Roberto Saviano.

Né questo appello, né il successivo sciopero della fame di 8 esponenti dei Comitati Iraq Libero, cambieranno la decisione del governo italiano. La conferenza venne così rinviata. Essa poté svolgersi solo nel marzo 2007, quando il nuovo ministro degli Esteri D'Alema concesse i visti, ottenendo però dai media un sostanziale oscuramento dell'evento.

Prima di chiudere alcune parole vanno dette sulla vicenda del compianto nostro fratello Jabbar al Kubaysi. Il documento della NSA parla dell'«arresto di un finanziatore di alto profilo della resistenza irachena». Prescindendo dalla loro ossessione per i "finanziamenti", è chiaro come gli spioni si riferiscano proprio a lui. Ma asserire di essere arrivati al suo arresto grazie allo spionaggio delle attività del Campo è semplicemente ridicolo. Al Kubaysi (scomparso nel 2011) era infatti un personaggio assolutamente noto in Iraq e completamente pubblica era la sua attività a favore della Resistenza in Europa ed in Italia, dove era stato nostro ospite per la prima volta già agli inizi del 2003.

Qui è chiaro come gli agenti della NSA abbiano voluto vantarsi un po'. In realtà Jabbar venne arrestato dagli americani il 4 settembre 2004 nei pressi di Falluja, la sua “città martire”, accusato di essere uno dei massimi esponenti del “terrorismo iracheno” in connubio, non solo coi fedeli di Saddam Husssein e al-Durri, ma pure con al-Qaeda. Sconterà un anno e mezzo di carcere duro, per poi essere liberato, anche grazie alla mobilitazione, sia irachena che internazionale. Una volta scarcerato egli venne espulso dall’Iraq per imboccare la via di un secondo esilio. Tornerà quindi in Italia diverse volte e parteciperà alla già ricordata Conferenza Internazionale del 2007.

Conclusione

Sia pure in maniera necessariamente sintetica, abbiamo cercato di ricostruire le complesse vicende di quegli anni. Anni in cui fummo sostanzialmente i soli ad alzare con forza la bandiera della Resistenza contro l'imperialismo e le sue guerre, mentre altri si crogiolavano nell'ebete formula del "né con la guerra né col terrorismo". E' vero, le resistenze (a partire da quella irachena) hanno registrato diverse sconfitte. Ma anche i progetti dell'imperialismo hanno subìto - proprio grazie ad esse - le loro battute d'arresto. E che il sostegno alla Resistenza irachena, di cui andiamo fieri, sia finito nel mirino della NSA è solo una conferma in più della giustezza e dell'importanza di quella battaglia.

In ogni caso non lasciamo la ricostruzione della storia alle agenzie di intelligence dell'imperialismo. Quello che Edward Snowden ha coraggiosamente reso pubblico, se da un lato non ci sorprende di certo, dall'altro dovrebbe far suonare più di un campanello d'allarme sul controllo totalitario della società da parte di questi potenti strumenti dell'oligarchia al potere.








 

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