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Disonestà quirinalizia

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Nel comico gergo politichese da stasera abbiamo una new entry: il "governo neutrale". Per capire che bestia possa essere basta vedere chi si è già detto pronto ad appoggiarlo: il Pd. Ma guarda un po' dove conduce la "neutralità"!

Ci sono molti modi di essere intellettualmente disonesti. Mattarella ne ha scelto uno assai offensivo per l'intelligenza degli italiani. Visto che non è emersa una maggioranza politica, sentito dalla viva voce dei leader dei due principali gruppi parlamentari che non c'è altra via che quella di nuove elezioni, il suo dovere sarebbe stato solo quello di sciogliere senza indugio le Camere. E invece no! Il discepolo di Napolitano non vuol essere da meno del suo predecessore. Ecco allora la trovata del "governo neutrale".

Neutrale? Talmente neutrale che nelle intenzioni del Mattarella dovrebbe mandare in porto la Legge di Bilancio. Ma si può? Chiaro è il tentativo di continuare con i governi al servizio delle oligarchie euriste, chiara la scelta di stravolgere il senso del voto del 4 marzo.

Va detto che una mano a Mattarella l'ha data Salvini, con la sua incapacità di mollare Berlusconi. Una linea opportunista quella del leader della Lega, smascherata dall'ultima mossa di M5S, quella di rinunciare alla presidenza del consiglio.

Ma la disonestà quirinalizia va oltre. Capito che il suo governicchio non avrà i voti, Mattarella si è messo a giocare con la data delle elezioni: a luglio si potrebbe ma fa caldo, a settembre fa più fresco ma forse è tardi per la Legge di Bilancio. Dunque fate arrivare la mia creatura a dicembre, a Bruxelles ringrazieranno e così avrò fatto anch'io il mio piccolo golpe.

Cari lettori, la verità è che la classe dirigente italiana è in panne. Dice: bella scoperta! Vero, ma qui siamo alla frutta. Ormai la loro è solo una spasmodica lotta per guadagnare tempo. Male, molto male, ha fatto chi questo tempo glielo ha concesso.

Ma guardiamo avanti. Adesso l'alternativa è tra il voto e la nascita del governicchio mattarelliano. Chi scrive è assolutamente convinto che quel governicchio la maggioranza in parlamento non l'avrà. La somma dei deputati di M5S, Lega e FdI - partiti che hanno già pronunciato il loro no - fa 379. Alla rottura di Berlusconi con gli alleati dovrebbero dunque aggiungersi almeno 65 deputati provenienti dalle fila del fronte del no. Troppi anche per una classe politica giustamente screditata come quella italiana.

Il problema si sposterà allora sulla data del voto. Finalmente si riconosce che si può votare anche a luglio, ma si cercherà di prender tempo per arrivare alla fine del mese, invocare il generale Agosto e scatenare le proteste degli operatori turistici...

Se guardiamo alle vicende delle ultime settimane è chiaro come questa tattica dilatoria sia stata messa in campo da tempo. Pensiamo ai 10 giorni concessi al Pd per convocare una direzione dall'esito in realtà scontato. Insomma, Mattarella ha fatto il furbo anche in questo.

Adesso il nodo politico dovrebbe essere chiaro a tutti. Qui si tratta di decidere se la Legge di Bilancio la deve fare un governo espressione della volontà popolare od un governicchio messo in piedi al Quirinale nell'interesse dei soliti noti. E l'unico modo per garantire l'affermazione della sovranità popolare - con il conseguente no ai diktat europei - è il voto entro luglio.

Del resto non si vede proprio come Mattarella possa evitare un simile esito. L'art.61 della Costituzione così recita: «Le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti». L'unico modo per aggirare il dettato costituzionale sarebbe quello di ritardare oltremodo lo scioglimento delle Camere. Ma una volta che il suo governicchio sarà stato bocciato dal parlamento, ogni ritardo nello scioglimento sarebbe davvero un attentato alla Costituzione.

Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. Qui concludiamo con una piccola osservazione. Nel quadro della campagna terroristica sull'aumento dell'IVA, Mattarella ha rilanciato anche stasera la questione, cercando di far credere che solo il suo governo potrebbe risolvere il problema. La cosa è falsa per due motivi: primo, perché votando a luglio vi sarà tutto il tempo per una Legge di Bilancio che cancelli quell'aumento; secondo, perché se la cosa sta davvero così a cuore a tutti, già ora il parlamento può chiudere la questione con una legge ad hoc di una riga.

Ma non è tutto. Parlando dell'aumento dell'IVA, Mattarella ha fatto riferimento ai suoi effetti recessivi. Ci vuole una bella faccia tosta a scoprirlo solo adesso! Quando i governi Berlusconi, Monti e Letta aumentarono l'IVA non sentimmo nessun Mattarella denunciare il suo sicuro effetto recessivo. Lo chiedeva l'Europa e bisognava solo obbedire. Anzi, i sacrifici erano belli, avrebbero favorito lo sviluppo e anche gli italiani avrebbero avuto gli occhi azzurri come i nordici. Oggi tutta questa schifosa retorica è finita. Ne siamo felici. Lo saremmo ancor di più se, almeno di tanto in tanto, si facesse qualche autocritica.




 

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