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Ieri a Roma: "non staremo alla finestra"

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Ieri, a Roma, si è svolto l'incontro pubblico promosso da Programma 101 "VINCERE LA PAURA".

[nella foto: Antonella Stirati, Luciano Barra Caracciolo, Fabio Frati e Stefano Fassina]

I lavori sono cominciati con l'introduzione di Fabio Frati. A nome della sezione romana di P101, Frati ha espresso la visione e l'orientamento politico dell'organizzazione. In estrema sintesi: col 4 marzo il Paese è entrato in una nuova fase, piena di incognite ma anche, finalmente, di speranza. Si decide se nascerà una terza repubblica che punta a tornare sovrana o se saremo sottoposti ad un vero e proprio regime coloniale. C'è una gerarchia dei fattori. Occorre distinguere il principale dal secondario. Ove il governo giallo-verde, al netto delle sue ambiguità, rompesse gli indugi e si incamminasse sulla via della disobbedienza ai poteri forti eurocratici, la sinistra patriottica, pur criticamente e in modo indipendente, dovrà sostenerlo. Ove invece imboccasse la via di Tsipras e finisse per inginocchiarsi, esso andrà combattuto senza indugi.

Ha quindi preso la parola Luciano Barra Caracciolo.
Egli ha mostrato, con la consueta precisione, come e perché i trattati costituivi dell'Unione europea (a partire da quello di Roma del 1957 fino al Fiscal compact), in quanto fondati sui due paradigmi del liberoscambismo e della cessione di sovranità (ben altra cosa rispetto alla "limitazione" come dice l'Art.11), siano incompatibili con la Costituzione della Repubblica italiana.

In particolare Barra Caracciolo si è soffermato sul concetto dei "controlimiti". Di che si tratta? Del fatto che la Costituzione italiana (che per Barra Caracciolo descrive un modello di "democrazia sociale e non "liberale") definisce come invalicabili alcuni principi fondanti della Repubblica, ponendo limiti invalicabili alla intrusione delle norme dell'Unione europea. Di più, questi principi di "democrazia sociale", essendo elementi identificativi ed irrinunciabili dell’ordinamento costituzionale, sono per ciò stesso sottratti anche alla stessa procedura di revisione costituzionale. Cosa è invece accaduto? Che per "piccoli e successivi passi" norme di diritto comunitario, confliggenti con gli stessi principi della Carta (vedi anche Art. 81), sono state introdotte dal legislatore, dunque extra legem, norme che di fatto la stravolgono.

E siamo così all'oggi.
Siccome l'eventuale governo giallo-verde, al netto delle enormi debolezze e ambiguità, allude alla rottura di alcuni vincoli europei, è sottoposto ad un fuoco preventivo di sbarramento col motivo che sarebbe inaccettabile, nonché impossibile, mettere in discussione le norme eurocratiche. Non è dunque accettabile, nel caso e solo nel caso che questo governo disobbedisca davvero ai diktat di Bruxelles-Francoforte-Berlino, assistere inermi a questa vera e propria guerra coloniale per soggiogare il Paese e calpestare il mandato venuto dalle urne il 4 marzo.

L'economista Antonella Stirati, sulla scia di quanto detto da Barra Caracciolo, ha esposto con lucidità le origini e la natura del pensiero ordoliberista che sottostà al disegno europeista. Privando i singoli paesi di un'autonomia per quanto concerne la politica monetaria, non solo si è impedito agli stati di affrontare i problemi derivati dalla grave crisi del 2007-2008, ma ha anzi condannato l'Italia a politiche pro-cicliche e recessive devastanti. L'Unione europea, lungi dall'appianare i divari tra le diverse economie, li ha anzi accentuati, aggravando gli squilibri all'interno stesso dei diversi paesi.

Il ritorno alla sovranità statale e monetaria, a politiche economiche e fiscali sovrane, è una necessità ineludibile. Non sarà una passeggiata, per la schiacciante forza del nemico, a causa della pervasiva egemonia del pensiero neoliberista nelle università, nei media mainstream. Come Barra Caracciolo, la Stirati ha denunciato la campagna preventiva di intossicazione contro il nascente governo giallo-verde, che punta ad impedire ogni tentativo di spezzare i vincoli europei. Passando la parola a Fassina si è quindi chiesta come sia stato possibile che le sinistre siano giunte al punto di diventare gli araldi di un malinteso cosmopolitismo ovvero dei poteri eurocratici, giungendo perfino ad invocare il vincolo esterno e giustificare ulteriori cessioni di sovranità statuale e nazionale.

Ha quindi preso la parola Stefano Fassina. Da segnalare l'intervista da lui appena rilasciata a il manifesto in edicola. [vedi sotto]



Fassina ha affermato senza ambagi che ove il governo giallo-verde adotti misure sociali di giustizia sociale che rompano la catena di sudditanza all'Unione europea, e rilancino l'economia e l'occupazione, esso merita di essere sostenuto.

Ciò non vuol dire che non si debbano contrastare, nel Paese e in Parlamento, le eventuali misure inaccettabili che Lega e M5S volessero intraprendere. Fassina, non senza amarezza, ha quindi denunciato l'ostilità preconcetta che tanta sinistra ostenta verso il governo giallo-verde. La denuncia di Fassina è stato chiara: "La reazione di queste ore porta dritti ai governi alla Monti, che pretendono di bypassare la legittimazione democratica. Ma non giriamoci intorno. M5S e Lega hanno raccolto le domande di chi è colpito dal quadro dato". La sinistra, se si schiera coi poteri forti rischia di essere spazzata via. Ha quindi concluso ribadendo l'enorme portata e le difficoltà della battaglia contro i poteri oligarchici, difficoltà che certo europeismo a prescindere, aumenta. Ha quindi fatto  appello a stare in guardia, a coordinarsi per resistere e cercare un sentiero che porti alla nascita di un movimento politico che faccia del "patriottismo costituzionale" la sua cifra identitaria e strategica.

Le conclusioni sono state tirate da Moreno Pasquinelli, che ha sottolineato la sostanziale convergenza con tutti e tre i relatori. Ricollegandosi a quanto affermato da Fabio Frati, ha quindi precisato — di contro a quelli del né-né, a chi già annuncia un'opposizione a prescindere del nascente governo giallo-verde — che la sinistra patriottica, ove le euro-olicarchie si decidessero a sferrare un'aggressione a tutto campo, assumerà una posizione di difesa. "Ammesso che Mattarella non si metta già ora di traverso alla nascita del governo perché "sovranista", ponendo il veto su questo o quel ministro — cosa che va condannata con decisione e andrà impedita — la battaglia sarà sulla prossima Legge di bilancio". "Chi comanda davvero non consentirà nessun gesto di disobbedienza ai trattati europei, anche perché questo esempio potrebbe essere contagioso". In caso di scontro aperto M5s e Lega non solo potrebbero, ma dovrebbero chiamare alla mobilitazione delle masse popolari, unica e vera risorsa per resistere e non essere travolti". Ha quindi concluso che non dev'esserci alcun dubbio, in questo caso, su quale sarà il posto della sinistra patriottica.

da Programma 101

 

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