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Singapore: niente è stato deciso

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La stretta di mano tra Kim e Trump è stato un successo personale di Kim perché è riuscito a costringere il Presidente degli Stati Uniti a negoziare con lo stato coreano, ed è stato un successo personale di Trump perché è riuscito, davanti alla pressante opinione pubblica americana, a “convincere” Kim ad un’intesa che ponesse fine al rischio di un conflitto nucleare.

La coreografia è apparsa rassicurante. Strette di mano, pacche sulle spalle, sguardi reciproci di fiducia. Donald ha ostentato una sicurezza e una spavalderia tipicamente yankee mentre Kim ha sorriso di rado, dando l’impressione di sostenere una forte emozione.

L’incontro ha legittimato a livello internazionale la persona di Kim e la Corea del Nord come partner provvisoriamente affidabili per l’Occidente. Ed ha evidenziato come solo la “Bomba” possa costringere gli States a dei negoziati che verrebbero altrimenti cancellati, come risulta evidente per l’uranio iraniano. Ha messo in luce come solo la “Bomba” ha permesso al leader della Corea del Nord di non fare la stessa fine di Gheddafi ed ha impedito altresì che il suo Paese venisse distrutto.

E soprattutto ha dimostrato come le minacce di Kim sull’uso della “Bomba” fossero un espediente tattico della leadership coreana per arrivare ad una pace concordata. Ciò che ai più era sembrato follia era invece frutto di un astuto calcolo e di fine intelligenza politica. Successi personali, legittimazione internazionale della Corea del Nord, negoziato, spiragli di dialogo, parole di pace che hanno prevalso sugli insulti e sulle minacce. Non è poco, ma oltre questo non c’è altro.

Il documento congiunto infatti è talmente vago e generico che non fa molti passi avanti rispetto ai negoziati delle amministrazioni precedenti. I due leader si impegnano “ad avviare nuove relazioni” tra i Paesi, “a creare un regime stabile e duraturo di pace nella regione”, “a lavorare alla completa denuclearizzazione della penisola coreana”.

Si parla di pace ma di trattati di pace non se n’è vista neppure l’ombra. La guerra tra Corea del Nord e Corea del Sud permane, almeno formalmente. Passo che gli States hanno lasciato capire fattibile solo dopo la denuclearizzazione completa.

Donald Trump ha invitato il “Presidente” Kim Jong-Un negli States ma finora non sono stati definiti tempi e modalità della denuclearizzazione. Niente è stato deciso sui controlli, sulla verificabilità, sull’irreversibilità. E soprattutto è solo la Corea del Nord che deve denuclearizzare o anche gli States nella Corea del sud? Perché – non bisogna dimenticare – si è parlato non solo del Nord ma di tutta la penisola coreana.

Che il Summit sia stato un “incontro storico” senza “reale” negoziato appare evidente. Molti media hanno puntato sul fatto che finalmente Kim si è piegato alla denuclearizzazione grazie alla pressione politica, militare ed economica della comunità internazionale. Ma ignorano o fanno finta di ignorare. Al Plenum del 2013 Kim: “Come stato nucleare responsabile, lavoreremo per la pace e per la sicurezza in Asia e nel mondo, assolveremo l’impegno di non-proliferazione delle armi nucleari…e contribuiremo alla denuclearizzazione del mondo”. Non diversamente da Kim ll Sung e dai governi precedenti che avevano in più occasioni auspicato la denuclearizzazione della penisola.

Allora il problema dove nasce? Dall’arroganza imperiale degli Stati Uniti che hanno situato il Thaad, micidiale sistema missilistico e antimissilistico e creato imponenti basi militari con decine di migliaia di soldati in Corea del Sud, in Giappone e in isole del Pacifico…e hanno continuato a provocare con esercitazioni congiunte sia con la Marina sia con l’Aviazione…

La Corea del Nord dovrà fare dei passi in avanti graduali ma anche gli States dovranno farli, soprattutto in garanzie di pace, in accettazione di istituzioni internazionali che facciano da garanti della pace, monitorando le concessioni delle due parti. Se ciò non avverrà posso affermare che il Summit ha complicato le cose. Perché i “dettagli” che Donald Trump ha lasciato in dotazione ai suoi esperti costituiranno una materia esplosiva che solo la sincera volontà delle due parti in termini di concessioni può disinnescare.

Intanto non si inizia bene. Sia Donald Trump che Mike Pompeo hanno dichiarato che, senza avvenuta denuclearizzazione, le sanzioni continueranno. Niente progressi graduali da entrambe le parti come auspicato da Rodong, una delle testate più importanti della Corea del Nord. Come auspicato dall’ambasciatore all’ONU della Russia che ha chiesto al Consiglio di Sicurezza di diminuire le sanzioni contro Pyongyang in modo che le concessioni siano reciproche. Come richiesto dalla Cina che non vede segnali di pace nel comportamento rigido degli Stati Uniti e che, tra l’altro, vuole difendere le sue regioni confinanti con la Corea del Nord che sono danneggiate dalle sanzioni.

Dunque nulla è stato deciso. Ora si gioca a carte scoperte e, a mio giudizio, chi si trova in vantaggio è proprio la Corea del Nord che in precedenza veniva schiacciata da bufale incredibili inventate dai giornali “seri”. Non solo. Ora avrà l’appoggio convinto della Russia e della Cina. Il trionfo di Kim non poteva essere più completo.


da l'interferenza



 

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