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Revelli, Syriza e dare a Cesare quel che è di Cesare

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Mentre UE, FMI e SYRIZA cercano di spacciare la favola di una ripresa in Grecia, i fatti rivelano un’altra storia

In un recente articolo pubblicato in greco e in italiano Marco Revelli – ospite abituale in Grecia di SYRIZA e del suo governo – fa polemica contro quella che lui chiama pseudo-sinistra, cioè quella che considera Tsipras un traditore e la politica economica di SYRIZA un fallimento.

Si tratta di una polemica gratuita (rivolta anche a uno dei firmatari di questa replica, vedi in Brave New Europe) in cui Revelli accusa questa “pseudo sinistra” di essere nazionalista e di aiutare i nazionalisti e populisti della destra di Nuova Democrazia in Grecia. Revelli, senza alcun fondamento, mette alla pari ogni critica di sinistra della politica di SYRIZA a quella neoliberale di Nuova Democrazia.

Revelli usa come titolo del suo pezzo (in greco) il detto evangelico Dai a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Vediamo se il dovuto che offre al suo Cesare o Dio (SYRIZA, in questo caso) è giusto o no.

Comincia esaltando l’abilità di SYRIZA nell’avere gestito al meglio il programma di austerità della troika, in modo tale da evitare un maggior danno sociale. La prova che dà è come minimo inconsistente o semplicemente sbagliata. I servizi medici sono privi di fondi e con una carenza di personale grave. Per di più SYRIZA nel 3° Memorandum ha firmato acconsentendo a tagli profondi sia nel campo della garanzie sociali che in quello delle pensioni (notare che il 51 % dei nuclei familiari dalle pensioni dipende) e sta mettendo  tutto questo in atto. Questi tagli hanno incrementato il livello di povertà in Grecia anche più di quanto hanno fatto i governi precedenti (il 37 % della popolazione, approssimativamente, è a rischio di povertà o di esclusione sociale).

La protezione dalla messa in vendita all’asta delle case di prima proprietà è stata tolta (in accordo con il Memorandum firmato da SYRIZA). Le aste sulle case della gente procedono a passo più veloce, favorite dal fatto che si fanno per via elettronica, secondo una legislazione che SYRIZA ha prodotto per evitare resistenze pubbliche e proteste. Tutto questo è cosa che i precedenti governi non avrebbero nemmeno osato intraprendere. La classe operaia e le classi medie sono vessate da nuove tasse che peggiorano ulteriormente la distribuzione del reddito. D’altro lato, il fiore all’occhiello del capitalismo greco, gli armatori, rimangono scandalosamente esentati da tasse. Non solo: SYRIZA (così come facevamo i governi precedenti) li abbraccia con calore e conserva i loro privilegi. Ultimo ma non ultimo, Revelli, invece di dire sciocchezze riguardo al settore della sanità, dovrebbe guardare meglio a quello che si vede a occhi nudo: SYRIZA ha imposto nuovi tagli e la spesa sanitaria è stata decurtata in modo così pesante da impedire la praticabilità del servizio.

Revelli usa sofismi per mascherare questa vergogna. Dà per scontato che dobbiamo misurare lo stato dell’economia greca non dall’inizio della crisi ma da quando SYRIZA è andata al governo. Revelli, e  i portavoce di SIRYZA in  Grecia dimenticano che la politica economica applicata nel paese è una e la stessa: è la politica di austerità della troika. Questo vale a prescindere da differenze di gestione di ordine secondario dei tre successivi governi (PASOK, ND-PASOK, SYRIZA-ANELL),  differenze che sono di ordine meramente cosmetico. Il grosso del consolidamento fiscale del programma è stato attuato dal governo precedente. Per questo motivo la parte lasciata a SYRIZA era poca, sebbene le sue cantonate dal punto di vista politico abbiano peggiorato la situazione. La depressione rispetto agli anni precedenti rallentava e dati di crescita positivi si approssimavano. Tutto questo non è cosa inaspettata. Le economie capitaliste vanno per cicli. La cosa anormale erano la lunghezza e il debito della depressione greca. In ogni caso il ritorno di dati positivi di crescita non garantisce né la loro portata né la loro longevità.

Comunque, l’argomentazione di Revelli riguardo a una crescita sotto il governo di SYRIZA è sbagliata anche secondo i suoi propri stessi termini. Il ritorno alla crescita è scarso e cade continuamente sotto rispetto alle previsioni ufficiali. Il differenziale tra prodotto effettivo e prodotto potenziale resta molto alto (25 % in meno rispetto a livello precedente l’inizio della crisi). L’avanzo primario migliore del previsto è dovuto all’incremento delle tasse e alle pesanti restrizioni della spesa pubblica. Entrambi questi fattori posti in essere da SYRIZA frenano la crescita potenziale in modo tale che la Grecia resta un economia legata al consumo. Inoltre, quello che SYRIZA ha pubblicizzato come “uscita verso i mercati internazionali privati per prestiti” è, come accadeva per i governi precedenti, una truffa. Riguarda principalmente il servizio del debito, arriva a costi molto alti (al 4% di interesse) e non va oltre il periodo di supervisione della troika sulla Grecia. Tutto questo poi è terminato una volta che sono comparsi i problemi della UE con il nuovo governo italiano e con la guerra commerciale con gli Stati Uniti.

SYRIZA predica poi di avere ridotto la disoccupazione. È un altro argomento bidone. La disoccupazione resta alta (più del 20 % con il 40 % di disoccupazione giovanile). Ha avuto una lieve riduzione perché c’è un decremento della forza lavoro dati il decremento della popolazione e l’emigrazione all’estero (uno studio recente della Commissione Europea prevede che la forza lavoro in Grecia sarà ridotta del 35 % tra il 2020 e il 2060; secondo dati ufficiali più di 710.000 cittadini greci sono emigrati tra il 2010 e il 2016), Inoltre, quelli nuovi sono lavori cattivi: pochi mesi di lavoro sono abbastanza per tenerti fuori dalle liste di disoccupazione (i lavori a tempo pieno sono in riduzione dal 2017 a oggi, e 3 su 4 disoccupati lo sono di lungo termine), salari miseri e condizioni di lavoro barbariche.

Revelli usa altri sofismi. Mentre si lamenta del fatto che la UE non vuole riconoscere un taglio del debito della Grecia, sostiene d’altro lato che la revisione del debito offerta (in forma di estensione della forma del pagamento e della smussatura dei tassi di interesse) equivale a un taglio del debito stesso. È la argomentazione che la Germania usa e la UE e Revelli (e SYRIZA) la fanno propria di tutto cuore. Tuttavia, come mostra uno studio recente del FMI (1 agosto 2018), i suoi effetti sono ambigui (la Grecia avrà riduzione del debito se applica nuove riforme neoliberali e se le riesce di mantenere il programma di austerità sul binario: cose che di fatto toglierebbero la necessità di una riduzione del debito) e il suo impatto immediato privo di alcuna sostanza. È per questa ragione che ogni “Seria Analisi della Sostenibilità Debitoria” del debito greco (inclusa questa del FMI del 2018) conclude che il debito è insostenibile. Significativamente, il rapporto debito-PIL rimane al di sopra del 180 % (di fatto è aumentato negli ultimi mesi per le nuove quote di prestito) e crescerà dopo la fine del rinvio del pagamento del debito decennale (secondo le stime del FMI). Nel caso possibile di uno scenario peggiore (crescita inferiore alle previsioni, tassi di interesse superiori, avanzi primari inferiori) il FMI prevede che nel 2023 salirà oltre il 198 %.

Per di più, la UE e il governo SYRIZA dichiarano che il debito greco è sostenibile perché la Grecia raggiungerà tassi di sviluppo spettacolari (di media il 2 % per un periodo di tempo considerevole, per quanto non definito in modo preciso) e avanzi primari (3,5 % fino al 2022 e 2,2 % fino al 2060) per un periodo di tempo prolungato. È cosa ben nota nella letteratura economica (e lo dice pure il FMI) che tutto questo è completamente fuori dalla realtà. Solo molte poche economie fondate sulla produzione di petrolio sono riuscite a raggiungere obiettivi simili. Notare inoltre che il mancato raggiungimento di questi obiettivi attuerà automaticamente tagli ai salari, alle pensioni e alla spesa fiscale su cui SYRIZA si è già detta d’accordo (fino dai tempi in cui era ministro Varoufakis).

Quello che è successo nei recenti negoziati sul debito è che il governo SYRIZA si è completamente conformato al dettato della UE, secondo il quale né ci sarà taglio del debito né si tenterà di fare qualcosa del genere.

I fans di SYRIZA propongono un altro argomento. Nell’agosto del 2018 ci sarà un’uscita dalla supervisione della troika e questo permetterà a SYRIZA di applicare politiche fiscali più attive nel favorire la crescita. Questo è totalmente falso. Come ha detto anche E. Tsalakos la supervisione di una nuova troika (con il MES [Meccanismo Europeo di Stabilità, N. d. R.] al posto del FMI) continuerà per parecchi anni. per di più, dati gli obiettivi così alti di avanzi primari lo spazio per una politica fiscale più attiva non esiste.

Come ultimo punto di difesa i fans di SYRIZA sostengono che non c’era altra alternativa che adeguarsi a quello che diceva la UE. Anche questa è una menzogna. Un vero governo di sinistra avrebbe dovuto andare allo scontro con la UE e sganciarsi. La crisi greca è, anche in larga misura, il prodotto della ristrutturazione dell’economia greca da quando è entrata nel Mercato Comune Europeo. Questo ha portato la Grecia alla deindustrializzazione, alla contrazione e deformazione del settore primario e a un settore dei servizi gonfiato oltre misura e fragile. Questo modello produttivo è fallito completamente, ha generato la crisi del debito e dentro la UE non può essere rettificato. È stato ulteriormente aggravato dalla partecipazione della Grecia all’Unione Monetaria Europea e al cedimento di politiche economiche cruciali alla UE che ne è seguito (ad esempio la politica monetaria e alla fine anche la politica fiscale).

Questo corso alternativo è perfettamente praticabile ma richiede un cambiamento profondo nella società greca e uno scontro con gli interessi dominanti del capitale greco che è legato inestricabilmente all’integrazione europea. SYRIZA – lasciando da parte le sue molte e inconsistenti spacconate preelettorali – non ha mai avuto intenzione di seguire questo corso. Era un corso considerato troppo pericoloso per SYRIZA. Inoltre, SYRIZA ha legami ben noti con settori significativi del capitale greco; in particolare con le frazioni del capitale marittimo che ha dominato il capitalismo greco negli anni ’70 e ’80 (quelli che in Grecia si chiamano “le vecchie canne fumarie”) Queste “vecchie canne fumarie” hanno favorito l’ascesa di SYRIZA al governo e con ciò si sono prese la loro vendetta contro le “nuove canne fumarie” che le avevano sorpassate negli anni ’90.

Sfortuna ha voluto, nel caso greco, che la sinistra greca (in tutti i suoi settori) ha evitato di proporre in termini concreti il programma alternativo sopra detto e si è limitata a promuovere mobilitazioni popolari (di resistenza alla troika ma senza offrire una alternativa) e un anticapitalismo astratto (che al di là del chiasso non è riuscito a porre sfide concrete al capitalismo). Questo ha facilitato SYRIZA nel rubare il consenso del popolo e naturalmente, di seguito, a tradire il popolo.

La sfida presente per la sinistra greca sta nel fare rinascere questa alternativa e, in questo modo, bloccare l’ascesa della destra estrema che è infiammata dal fallimento esorbitante di SYRIZA.

In conclusione, la diatriba di Revelli poggia su argomenti del tutto privi di sostanza. SYRIZA predica, come facevano i governi precedenti, che sta scrivendo una “storia di successo”. Le sue “storie di successo” sono bidoni allo stesso modo in cui lo erano quelle dei governi precedenti. La Grecia e il suo popolo sono condannati alle catene della UE.

Una nota ultima sulla sinistra vera e su quella pseudo. È consigliabile che M. Revelli la prossima volta prima di accusare altri di essere pseudo sinistra dia un occhiata al suo specchio.


Fonte: politicaeconomiablog.blogspot

Traduzione a cura di Paolo Babini (Partito dei CARC)


 

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