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Lettera ad un amico straniero

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Caro amico,
Mi dici che nel tuo paese c'è una campagna massiccia tesa a far credere che qui avanza il fascismo, che Salvini sarebbe addirittura il nuovo Mussolini. Mi scrivi che la maggior parte degli intellettuali di sinistra, e di estrema sinistra,  nel loro rigetto di ogni forma di nazionalismo, giungono addirittura a difendere questa Unione europea, considerata un freno o kathéchon alla barbarie sovranista e "rossobruna". Mi chiedi dunque come stanno davvero le cose in Italia.

Provo a risponderti, nella speranza che quanto scrivo ti sia d'aiuto.

Voglio essere franco, anzitutto sugli intellettuali di sinistra. Qui da noi, nella loro gran parte, essi già oggi occupano la prima linea del fronte nemico. Non sparano solo contro il nazionalismo di marca fascistoide, ma anzitutto contro la sinistra patriottica, costituzionale e sovranista. C’è una sintonia programmatica perfetta tra la potente élite ordoliberista e questi intellettuali.

Il teorema, anzi la prima equazione dell’élite (che questi intellettuali accolgono) è alquanto semplice: populismo=fascismo?sinistra patriottica=rossobunismo. Il risultato dell’equazione — siccome il populismo in Italia, nelle sue due versioni, è di massa, anzi ha un’egemonia crescente — è dunque che l’Italia si andrebbe fascistizzando, che le masse popolari si stanno fascistizzando.

Quanto disprezzo borghese in questo giudizio! Quanta distanza dalla realtà e dalle istanze delle masse popolari! Quanto pressapochismo teorico! Quanta disonestà intellettuale! Quanti pregiudizi anti-italiani!

Non siamo ingenui, seguiamo molto attentamente come all’estero le grandi centrali di disinformazione strategica presentano il grande mutamento in atto in Italia — e come ogni fenomeno grande esso è aperto a diversi sbocchi.

L’assalto scomposto a Salvini (ora anche le Nazioni Unite vogliono processare l’Italia!) insinua la tesi che, al fondo, l’Italia sia geneticamente fascista, che quindi occorre condannare ex ante, preventivamente, qualsiasi cosa venga fuori dal crogiuolo italiano. L’antifascismo dell’élite è la maschera dietro alla quale si nasconde uno strisciante e antico disprezzo per il nostro Paese. Ancora una volta, a ben vedere, è l’intellighentia francese il centro propulsore del pregiudizio anti-italiano; anti-italianismo come manifestazione di reale vanagloria nazionalistica e imperialistica, di uno spocchioso e infondato complesso di superiorità. Occorre capire questo disprezzo: l’élite eurista, francese in particolare, sa che l’Italia potrebbe essere il becchino di quest’Unione europea, quindi dissolutrice del matrimonio d’interesse  tra Berlino e Parigi (il vero pilastro su cui si regge il castello di carte della Ue). Timore fondato. Poiché l’Italia è oggi, ancora una volta, il principale laboratorio politico europeo.

Ecco dunque il cuore della narrazione anti-sovranista: l’Unione europea, il più sofisticato esperimento di dispostismo oligarchico e imperialista dopo l’impero yankee, considerato “patria dei diritti”.

Questa allucinazione ha numerose cause, sociali, politiche, psicologiche e teoriche che non posso qui starti ad elencare. Mi limito a segnalarne due. L’assioma che sta alla sua base è che la forma stato-nazionale sarebbe, non da oggi, per sua natura reazionaria, quindi ogni suo superamento supra-nazionale, quale che sia la sua modalità, sia auspicabile e progressivo. Di qui la condanna di ogni senso di appartenenza solidale ad una collettività nazionale come reazionario, retrogrado, vettore del fascismo. V’è quindi, in secondo luogo, una concezione dei diritti e del loro rango desunta dal moderno liberalismo: i diritti civili messi davanti ai diritti sociali; le minoranze sessuali (proliferano i generi!) gerarchicamente sovraordinate rispetto alle classi ed ai loro interessi sociali.

Morale: certi intellettuali di sinistra, non solo i negriani, affascinati dal decostruzionismo derridiano, afferrati da quella che Hegel avrebbe definito “furia del dileguare”, a forza di “decostruire”, hanno finito per demolire le fondamenta stesse del marxismo.

La verità è che, parlando del fenomeno populista, l’Italia, avendone ben due (uno di destra e uno di sinistra) è un passo avanti agli altri paesi, ed in un certo senso indica agli altri il loro futuro prossimo. Quello che ha colto di sorpresa e spiazzato l’élite (esattamente quello che noi due anni fa, a ridosso del referendum costituzionale, avevamo previsto) è che i due populismi hanno fatto blocco per andare al governo. Aristotele avrebbe parlato di entelechia. C’è infatti una logica profonda in questo blocco, che è di classi sociali, prima ancora che di ceti politici: si tratta dell’unione di chi sta sotto (contro chi sta sopra), un’alleanza nazionale-popolare di salariati, piccola borghesia, gioventù precaria, borghesia massacrata dalla globalizzazione e dalle politiche europee d’austerità. Un blocco non solo inter-generazionale, un blocco che tiene assieme (cosa decisiva mentre l’ordoliberismo ha sfasciato la nazione) Nord e Sud del Paese, unito dalla resilienza ai processi di devastazione del tessuto sociale causati dalla globalizzazione neoliberista, processi che l’Unione europea ha addirittura estremizzato.

Ci sono certo, in questo magma proteiforme, anche pulsioni sicuritarie, autoritarie e xenofobe, che Matteo Salvini è bravo ad interpretare e fomentare. Come ci sono, all’opposto, spinte profondamente democratiche, giustizialiste ed egualitarie, rappresentate, pur malamente, dai Cinque stelle.

Ma vengo a Matteo Salvini ed alla sua nuova Lega, usati, nel rito apotropaico eurista, come capro espiatorio per esorcizzare la minaccia italiana.

La seconda equazione della sinistra transgenica è la seguente:
sicuritarsimo+xenofobia+nazionalismo= fascismo.
Equazione puerile e sbagliata. La borghesia ha sfornato nei secoli molteplici tipi di governo autoritario, fino a regimi dittatoriali. Tutto fascismo? E di regimi nazionalisti o di movimenti xenofobi quanti ne abbiamo visti nella storia moderna ad ogni latitudine! Tutto fascismo? Certo, di notte tutte le vacche sembrano nere, ma qui non è notte, e chi non vede di che colore effettivamente siano, o è cieco o fa finta di esserlo.

Il fascismo è stato ben altra cosa. Esso fu, nel contesto della minaccia rivoluzionaria e bolscevica, un movimento di mobilitazione violenta ed extraparlamentare delle masse, che si mise a disposizione delle frazioni più forti (monopolistiche) del capitalismo e  nell’interesse del quale attuò quella distruzione sistematica del movimento operaio che non poteva compiersi nella cornice dello stato liberale. Altro che autoritarismo e xenofobia!  Il fascismo fu infine, geneticamente, imperialista, colonialista e bellicista — il nazionalismo non essendo che la maschera degli appetiti imperialistici ed espansionistici del capitalismo monopolistico italiano.

Il sistema del capitalismo globalizzato deve forse oggi far fronte ad un’incipiente minaccia rivoluzionaria socialista? No! Anzi, mai come in questo frangente il movimento rivoluzionario è stato debole, e mai come adesso le sinistre sono state tanto organicamente asservite agli interessi del grande capitalismo. Non esiste insomma oggi il motivo scatenante e fondante del pericolo fascista. Certo, la sinistra sorosiana, transgenica e cosmopolitica si sente minacciata dal salvinsimo, ma sono fatti suoi. Fino a prova contraria il sovranismo salviniano non minaccia né l’ordinamento liberale né ciò che resta del movimento operaio dopo che esso è stato fatto a pezzi dal liberismo.

Salvini e la sua Lega sono forse espressione politica dei settori del grande capitalismo? Sono forse al servizio delle frazioni dominanti, globaliste ed euriste, ai vertici della potente borghesia italiana e dei loro appetiti imperialistici? No, sono anzi espressione di frazioni emarginate della media e piccola borghesia italiana, anzitutto padana. Per di più il “sovranismo” leghista più che rassomigliare al fascismo (“Tutto nello stato niente al di fuori dello stato nulla contro lo stato”), resta ancora pienamente dentro la cornice ideologica liberista (“meno stato più mercato”) — vedi la vicinanza a The Movement di Steve Bannon. Un sovranismo, quindi, zoppo, contraddittorio, esposto a diverse vie di fuga, poiché nella Lega convivono due correnti. Quella del nazionalismo incompiuto e metamorfico di Salvini, l’altra, egemone nell’Italia settentrionale (anzitutto in Veneto e Lombardia) di stampo federalista, antimeridionalista, antiromano e  anti-statalista.

La storia ci dirà se, sotto la pressione degli eventi terribili che si annunciano, questa coabitazione resisterà. E’ un fatto che la tendenza apertamente liberista-federalista ha piazzato suoi uomini di peso nello stesso governo, e sono anche loro che frenano il processo di sganciamento dalla Unione europea. Questa tendenza, tenendo conto che l'economia del Nord, con la marcia dell'euro-economia è in molti settori sussidiaria e complementare alla potente industria tedesca, vede di buon occhio un accordo con la Germania. Sono gli esponenti di questa tendenza che tengono il contatto con la grande borghesia globalista italiana, che hanno voluto snaturare il “decreto dignità”, che si oppongono alle nazionalizzazioni proposte dai Cinque Stelle.

Il tutto tenendo conto che l’attuale governo non è solo una coalizione a due; c’è dentro un terzo partito, la Quinta Colonna dell’eurocrazia, che occupa due postazioni decisive, il Ministero dell’economia (Tria) e quello degli esteri (Moavero), demiurgo e regista il Presidente della Repubblica Mattarella.

Caro amico, l’ho fatta già troppo lunga e termino qui. Spero che quanto ho scritto ti sia d’aiuto a capire meglio quel che succede davvero in Italia. Non senza ribadire che qui la situazione è aperta. Sé e solo sé l’èlite riuscirà ad abbattere l’alleanza dei due populismi, ove essi fallissero e tradissero come Tsipras, allora sarà possibile quella che chiamiamo “mobilitazione reazionaria delle masse” — che sarà fenomeno nuovo, comunque altra cosa dal fascismo.

Questo sbocco va certamente contrastato ma come? Restando inerti davanti al rischio che l'élite, spazzato via il governo giallo-verde, porti la troika in Italia? O addirittura spalleggiando i diktat e le imboscate eurocratiche? In tutti e due i casi ciò contribuirebbe a spingere le masse popolari tra le braccia, per adesso di Salvini, in futuro del mostro che potrebbe venire dopo di lui. Si deve sfidare i due populismi sul loro stesso terreno, incalzandoli a dare seguito alle cose buone promesse agli italiani e scolpite nel programma di governo. Occorre stare nel gorgo della storia, senza farsi trascinare via, sfidando i due populismi per contendergli l'egemonia e la testa del campo che Gramsci avrebbe chiamato nazionale-popolare. Lo so che, date le nostre debolissime forze, ciò può sembrare un obbiettivo folle. Ma tu sai bene che senza "follia" non si fa storia.


 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

GLI INTERVENTI VIDEO-FILMATI DEL CONVEGNO DI CHIANCIANO TERME

# SEMINARIO ECONOMISTI
«Oltre l'euro, per andare dove?»

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