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Resistere! Resistere! Resistere!

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Nel precedente Comunicato — QUALE COMPROMESSO —, quando la Nota di aggiornamento al Def non era ancora pubblica, il Comitato centrale di P101 affermava che era probabile che l'eurocrazia avrebbe respinto il tentativo del governo di evitare lo scontro. Ora abbiamo il Def e, malgrado i suoi profondi limiti, è stato bocciato dalla Commissione europea. Che succede adesso?


RESISTERE! RESISTERE! RESISTERE!

Comunicato n. 12 del Comitato centrale di P101

Primo, l'Unione Europea non è riformabile. Secondo, senza uscire dall'euro (e dall'UE) non si esce dalla crisi. Terzo, senza questi passi l'Italia verrà ridotta ad uno stato semicoloniale, con la definitiva scomparsa della democrazia e dell’indipendenza della Repubblica. Quarto, con in palio il destino del Paese si vanno formando i due blocchi principali che si daranno battaglia: quello “sovranista” di chi sta in basso, e quello di chi sta in alto, capeggiato dalla grande borghesia globalista, deciso a cedere all’Unione europea le ultime quote di sovranità politica.

E’ alla luce di questi quattro punti che occorre dare un giudizio sulla recente Nota di aggiornamento del Def (Nadef).

1. Malgrado la Nadef non preveda una Legge di bilancio che contempli la svolta radicale che serve al Paese, nonostante essa sia figlia di una visione sostanzialmente liberista, essa rappresenta di fatto una sfida all’Unione europea e va nella direzione della rottura con la Ue. Anche se il deficit è previsto abbondantemente al di sotto del 3%, con essa si cancellano il principio del pareggio di bilancio e le assurde regole del fiscal compact. Si cancella dunque, dopo un quarto di secolo, il dogma dell'austerità. Stanno in questa inversione di tendenza le ragioni tanto del consenso popolare verso il governo giallo-verde, quanto della brutale aggressione all'Italia annunciata da Bruxelles.

2. Si tratta di una sfida che il governo, dal momento che spera in un compromesso con l’eurocrazia, conduce in modo ondivago, spesso contraddittorio, ciò che mette in luce le debolezze della maggioranza e del peso che, al suo interno, possiede la Quinta Colonna eterodiretta dal Quirinale, in stretto raccordo con Visco (Bankitalia), Draghi (Bce) e la Commissione europea.

3. Per fare un compromesso, per quanto momentaneo, bisogna però essere in due. E da Bruxelles e Francoforte non sembra si cerchi la tregua, anzi. La lettera inviata a Roma dai due commissari Moscovici e Dombrovskis non lascia spazio ad equivoci: la cupola eurista chiede la resa al governo italiano. Una resa politica, prima ancora che sui decimali della manovra economica. Qualora — come noi auspichiamo — questo atto di sottomissione non vi fosse,  ed il governo andasse avanti sulla sua strada, l'oligarchia eurista è pronta ad azionare con forza l'arma dello spread, già abbondantemente evocata dalla nostrana e servile stampa di regime.

4. Che lo scontro sia tutto politico, che quest'arma serva ad abbattere il governo e non a "salvare i conti", è dimostrato proprio dalle cifre della Nadef. I disavanzi previsti nel prossimo triennio — 2,4% nel 2019; 2,1% nel 2020; 1,8% nel 2021 — sono tra i più bassi degli ultimi quarant'anni. Ed anche ammettendo un discreto scostamento da queste previsioni — assolutamente certo se si vorranno attuare nel triennio i punti del programma di governo — il risultato della stabilizzazione del debito in rapporto al pil (non la sua promessa riduzione)  appare del tutto realistico.

5. Gli obiettivi di breve periodo della manovra giallo-verde sembrano infatti tre: a) la stabilizzazione del debito, già in lieve diminuzione del resto dal 2015; b) un moderato impulso alla crescita, attraverso le tre misure cardine della manovra (modifica delle norme pensionistiche, Reddito di cittadinanza e fisco); c) una significativa riduzione, sia grazie alla maggiore crescita che alla modifica della "Fornero", della disoccupazione, specie di quella giovanile.

6. Obiettivi, come si vede, piuttosto moderati sul piano economico (anche se nel triennio si recuperano 97 miliardi rispetto ai deficit precedentemente accordati da Renzi e Gentiloni), ma dirompenti su quello politico. L'Ue non vuole la "crescita" dell'Italia, né che si combattano (per altro flebilmente) la disoccupazione e la povertà. Essa vuole la capitolazione politica. Ove questa non vi fosse, la sconfitta del blocco eurista sarebbe evidente, contribuendo così a quel processo disgregativo dell'Unione che prima arriva al punto di rottura e meglio è.

7. Come da tempo avevamo previsto, il campo di battaglia in cui oggi si gioca il futuro dell'Unione Europea, a partire da quello dell'euro, è l'Italia. Diverse sono le proposte del governo giallo-verde che non ci piacciono — basti pensare alle inaccettabili misure repressive e manettare contenute nel cosiddetto "decreto sicurezza — tuttavia la SINISTRA PATRIOTTICA non ha alcun dubbio su quale lato della barricata stare. “Barricata” appunto, poiché solo mobiltando il popolo, non tenendo quindi la battaglia confinata dentro i Palazzi del potere, la nuova Resistenza diventerà Liberazione.


Comitato Centrale di Programma 101
8 ottobre 2018



 

Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

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