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Bombe e fame sullo Yemen

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Ieri l'altro un raid dell’alleanza anti-houthi ha ucciso almeno 16 persone a sud della città portuale di Hodeidah. L’Onu, intanto, lancia l’allarme: “Una grande carestia è imminente nel Paese”

Nelle ore in cui ieri il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman rassicurava la comunità internazionale sulle intenzioni della monarchia di punire i responsabili dell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, i suoi aerei compivano l’ennesima strage di civili nella provincia yemenita di Hodeidah.

Ad essere stata presa di mira questa volta è stata una fabbrica che impacchettava verdure a Bait al-Faqih, una cittadina a 70 chilometri a sud della città di Hodeida. Secondo fondi mediche, il raid ha provocato la morte di almeno 16 persone (12 i feriti), per lo più dipendenti dell’industria. Riyadh, per bocca del colonello Turki al-Malki, ha detto che la coalizione ha aperto una inchiesta su quanto accaduto. “Consideriamo con grande serietà quanto avvenuto – ha detto al-Maliki – Per il momento, però, sarebbe fuori luogo fare ulteriori commenti”.

La situazione umanitaria nel Paese, intanto, si fa sempre più preoccupante. Parlando al Consiglio di sicurezza dell’Onu martedì, il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari Mark Lowcock non ha usato giri di parole: “C’è un chiaro pericolo di una imminente grande carestia in Yemen”. La situazione, ha aggiunto, “è molto più grave” di quella denunciata dall’Onu lo scorso novembre perché “è aumentato il numero delle persone a rischio fame”. I numeri sono emblematici: gli 11 milioni di yemeniti in “condizione pre-carestia” sono saliti a 14, ovvero a metà della popolazione complessiva del Paese.

Secondo Lowcock, il peggioramento della crisi alimentare deriva per gran parte dall’intensificazione delle violenze nella città di Hodeidah dove, dallo scorso 13 giugno, si sono intensificati i combattimenti tra la coalizione a guida saudita e i ribelli houthi. “Lo Yemen – ha spiegato l’alto funzionario delle Nazioni Unite – dipende quasi completamente dalle importazioni di cibo, carburante e medicine, ma il denaro straniero disponibile – derivante dalle esportazioni di petrolio, dai soldi mandati a casa dagli yemeniti residenti all’estero e dall’assistenza internazionale – non è sufficiente per finanziare livelli adeguati di importazione necessari a sostenere la popolazione”.

Bloccare Hodeidah vuol dire nei fatti bloccare il Paese: è qui, infatti, che nel periodo pre-guerra (2015) giungeva circa il 70% delle importazioni di cibo, aiuti e carburante. Non sorprende dunque che la continuazione dei combattimenti nella città portuale stia aggravando le condizioni di vita dell’intero paese. Un dato su tutti: l’assistenza umanitaria proveniente dai paesi donatori raggiungeva a settembre 8 milioni di persone e non basterebbe pertanto a soddisfare i 14 milioni previsti da Lowcock. Per l’Onu tre sono le condizioni per dichiarare uno stato di carestia: almeno una famiglia su 5 vive una carenza estrema di cibo; più del 30% dei bambini sotto i 5 anni soffre di malnutrizione; almeno 2 persone su 10.000 muoiono di fame ogni giorno. Sono in corso studi per misurare il rischio di fame nello Yemen.

da Nena news


 

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