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Chi ha difeso il Libano nell'estate del 2006?

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 Leggiamo su Famiglia Cristiana (n. 41 del 12.10.2008) un’intervista a Michel Aoun, personalità di spicco  dei cristiano – maroniti in Libano e leader del Libero Movimento Patriottico, attualmente alleato con il partito Hezbollah contro la maggioranza parlamentare, egemonizzata dalla famiglia Hariri e sostenuta dall’Occidente (in particolare Francia e Stati Uniti d’America) e dall’Arabia Saudita.

Aoun precedentemente era stato un oppositore della presenza siriana nel Libano. Attualmente insieme alla maggioranza dei cristiano - maroniti è fortemente critico nei confronti della suddetta maggioranza nonché delle ingerenze occidentali, tanto da essersi alleato proprio con il partito di opposizione più coerente ed intransigente.
I punti salienti dell’intervista, a nostro giudizio, investono la missione UNIFIL 2, organizzata dall’ONU dopo l’aggressione israeliana dell’estate del 2006, e la questione dei profughi palestinesi in Libano.
L’aggressione del 2006 si concluse con la sostanziale vittoria delle Resistenza libanese, guidata da Hezbollah, alla pretesa sionista di annettere, sia pure di fatto, il Libano meridionale ad Israele che, fra l’altro, ancora occupa una parte del paese. Aoun giudica positivamente la presenza delle forze UNIFIL 2, che si comportano correttamente e non sono malviste da nessuno. A tale proposito dobbiamo però ricordare che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU del 2006 istitutiva della missione prevede la presenza delle truppe solo nel versante libanese del confine e il completo disarmo delle forze della Resistenza libanese. Nessuna limitazione per Israele, forza di occupazione e responsabile dell’aggressione che solo grazie alla Resistenza non ha ottenuto i risultati sperati. Il governo libanese infatti non fu assolutamente in grado di difendere il paese, in quanto fortemente condizionato dalle pressioni occidentali tutte a favore, manco a dirlo, di Israele. E Aoun è perfettamente consapevole di questo, tanto è vero che nell’intervista in questione ribadisce la necessità di un sistema di difesa misto, cioè comprensivo della “popolazione (sciita) in armi”.
Sulla questione dei profughi palestinesi, Aoun si limita a sottolineare la responsabilità dell’ONU nei loro confronti con il conseguente dovere di risolvere il problema e l’impossibilità di integrarli, a cause delle scarse risorse e della sovrappopolazione del Libano. Silenzio totale sul fatto che la maggioranza dei  palestinesi, profughi e non,  continua a battersi per il riconoscimento del diritto al ritorno nei loro luoghi di origine, vero e proprio spauracchio per Israele e i suoi supporter perché dissolverebbe “l’ebraicità” dello stato.

La Redazione

 

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