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Il nucleare, il Medio Oriente e l’Occidente.

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El Paìs del 9 ottobre scorso pubblica, nella pagina dedicate alle opiniono, le riflessioni di Shlomo Ben Ami (professore universitario israeliano, già ministro degli esteri laburista negli anni ’90 e attualmente vicepresidente del Centro Internazionale di Toledo per la Pace) sulla questione del nucleare in Iran con conseguente proposta di soluzione.


Il professore constata che il sistema di sanzioni delle Nazioni Unite non è servito a fermare i progetti nucleari dell’Iran e che le insistenti richieste di Israele di fare di più non hanno sortito alcun risultato. Ritiene poi che la Russia non può certo desiderare un Iran potenza nucleare e che rifiuta di collaborare perché intende opporsi alla politica ostile degli Stati Uniti nei suoi confronti,  puntando a negoziare un quadro di sicurezza più accettabile con l’Occidente, e soprattutto pretende il rispetto dei suoi interessi in quelle che una volta erano le repubbliche sovietiche.
Ben Ami paventa quindi l’elevato rischio di uno scontro "apocalittico" fra Israele e l’Iran.
Egli ammette poi che i programmi nucleari dell’Iran godono di un grande sostegno popolare, in quanto gli iraniani si sentono vulnerabili, data anche la presenza degli Stati Uniti nel vicino Iraq. Inoltre gli iraniani non accettano il sistema dei “due pesi, due misure”, per il quale il nucleare è stato accettato in Pakistan, India e Israele (domandare in proposito a Mordechai Vanunu ) ma non in Iran.
La soluzione, secondo il professore, starebbe nella costituzione di una struttura regionale di sicurezza per il Medio Oriente più ampia rispetto al vigente Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP), cui aderiscono Iran e Siria ma non Israele; struttura che investa oltre al nucleare tutte le armi di distruzione di massa. Stati Uniti e Russia dovrebbero quindi collaborare fra loro per istituire una tale struttura che renderebbe il Medio Oriente una regione priva delle suddette armi. Cosa questa assolutamente necessaria dato che, afferma il prof., la regione ha “l’onore” di esser l’unica dove sono state usate armi di distruzione di massa dopo la Seconda Guerra Mondiale.
Chissà perché le bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki non fanno mai testo, come non lo fanno i bombardamenti e le mitragliate israeliane sulla Palestina.
Il professore però non ricorda che l’Iran ha sempre affermato che i suoi programmi puntano solo agli usi civili del nucleare e che l’Agenzia Internazionale per L’Energia Atomica – AIEA non ha mai dimostrato che l’arricchimento dell’uranio in Iran è finalizzato ad usi militari, nonostante le numerosissime ispezioni che hanno spesso comportato il fermo degli impianti. Quindi non lo sfiora nemmeno minimante il dubbio che le sanzioni fino ad ora applicate, visti i risultati delle ispezioni, sono in realtà gravemente ingiuste e che pertanto non solo vanno immediatamente interrotte, ma occorre anche risarcire il popolo iraniano ingiustamente punito.
Ricordate, vero, il precedente delle armi di distruzione di massa in Iraq, che giustificarono un crudele e lungo embargo, conclusosi poi con l’aggressione e l’occupazione (con conseguente giusta e doverosa Resistenza, n.d.r.) che perdura nonostante gli aggressori abbiano dovuto ammettere non solo la totale assenza delle armi in questione ma anche che essi stessi avevano falsificato  le prove della loro esistenza?
E poi: ma perché diavolo solo i paesi del Medio Oriente dovrebbe solennemente  impegnarsi a rinunciare agli strumenti che ritiengono più opportuni per contenere le pretese imperialistiche dell’Occidente, Stati Uniti in primis, sulla regione mentre l’Occidente non intende promettere nulla se non “l’esportazione della democrazia” a suon di bombe e non intende rinunciare ad alcunché?
Infine la soluzione proposta dal professore ex ministro degli esteri è a dir poco utopistica, visti i missili che gli  Stati Uniti stanno piazzando proprio ai confini della Russia e le loro pressioni per inserire nella NATO Georgia e Ucraina.

La Redazione

 

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