Campo Antimperialista Italia

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Asia
IRAQ: NIDA', L'APPELLO Stampa Email
Iraq
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:38

Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane
«Nel febbraio 2003 è stato udito fragoroso il ruggito di protesta di milioni di persone nel mondo contro la decisione di muovere guerra all'Iraq. Essi si rendevano conto che la pace non si ottiene con la distruzione, la guerra e lo scontro di civiltà.

Gli eventi hanno dimostrato che la loro posizione era quella giusta. Gli Stati Uniti e gli eserciti stranieri che li fiancheggiavano hanno occupato l'Iraq e promesso la democrazia, la libertà e la prosperità al suo popolo. Ma il popolo iracheno, a cinque anni dall'occupazione, ancora non trova nel suo paese un posto in cui si sia al sicuro dai soldati americani, dai mercenari di Blackwater, o dai terroristi e le milizie che, appoggino o meno l'occupazione, rimangono un suo prodotto.

Inoltre, gli Iracheni non vedono alcuna speranza nel futuro se le condizioni rimarranno quelle che sono state sotto l'occupazione. Oggi più di tre milioni di Iracheni sono nella diaspora, rifugiati per paura di essere uccisi o arrestati. Quelli che sono rimasti continuano a soffrire i dolori dell'occupazione. Alcuni di loro sono stati incarcerati nelle prigioni più terribili della terra.

In questo momento, le forze americane d'occupazione stanno tenendo prigionieri più di centocinquantamila iracheni, distribuiti in 28 campi di detenzione. Migliaia di essi sono stati tenuti prigionieri per più di cinque anni, in violanzione delle Convenzioni di Ginevra relative al trattamento dei prigionieri di guerra; molti erano anziano sofferenti di problemi di salute che mettevano a rischio le loro vite. Migliaia di altri prigionieri e detenuti sono giovani uomini, donne, e bambini che sono stati presi in ostaggio in sostituzione dei loro mariti o padri. Tutti i prigionieri e i detenuti sono continuamente sottoposti alle più crudeli forme di tortura, insulti e offese alla dignità umana. Tutti loro sono privi di qualsiasi mezzo di comunicazione con l'esterno, e la maggior parte non sono autorizzati ad incontrarsi con le proprie famiglie.

Poiché non riteniamo il popolo americano responsabile delle guerre, l'occupazione e le violazioni dei diritti umani derivati dalla politica dell'attuale amministrazione USA;

Poiché ci riteniamo responsabili in primo luogo nei confronti dell'umanità, e in secondo luogo nei confronti del popolo iracheno, dichiariamo, prima che sia troppo tardi, la nostra opposizione alle pratiche dell'occupante che contravvengono alle Convenzioni sui Diritti Umani. La nostra è una posizione umanitaria e in favore della civiltà, contro tutti coloro che commettono torti contro di essa, indipendentemente dalla loro appartenenza culturale, etnica o geografica.

La nostra posizione non è soltanto una difesa della libertà e dei diritti umani degli Iracheni, ma una difesa dell'umanità, dei valori della civiltà, e del sistema legale e giuridico che dovrebbe tutelare tutti, compresi gli Iracheni.

Noi, nel dichiarare ed affermare la nostra solidarietà con coloro che difendono i propri diritti legittimi nei propri paesi, e con i prigionieri e i detenuti iracheni, condanniamo e denunciamo la prosecuzione della loro detenzione, e lanciamo un appello a tutti affinché siano iniziate tutte le attività e gli eventi possibili per richiedere il loro rilascio.

Pensiamo che la giustizia sia intrecciata con la libertà. L'erba non cresce sull'acciaio dei carri armati d'occupazione americani, come dimostrato dagli ultimi cinque anni. ma cresce nei cuori di coloro che credono nell'uomo, nei suoi diritti e nella sua dignità.

Noi, nel richiedere il rilascio dei prigionieri e i detenuti, riaffermiamo l'importanza che le forze d'occupazione americane si attengano alle Convenzioni di Ginevra riguardanti il trattamento dei prigionieri, che si smetta ogni forma di tortura contro i prigionieri, e che si permetta ad organizzazioni internazionali e dei diritti umani, e alla Croce Rossa, di visitare tutti i campi di detenzione americani in Iraq, affinché rimangano informate della situazione dei prigionieri e dei detenuti».

Comitato internazionale di solidarietà con i prigionieri e i detenuti nelle carceri americane in Iraq
(Nida' - la chiamata)

26 aprile 2008

Pubblicato dalla Redazione il 30 aprile 2008

 
NEPAL: UNA GRANDE VITTORIA Stampa Email
Nepal
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:33


 
Una vittoria travolgente, del tutto inattesa nelle sue proporzioni. Alle elezioni dello scorso 10 aprile per l’Assemblea Costituente che porrà fine al regime monarchico, il Partito Comunista del Nepal (maoista) ha ottenuto 118 seggi su 245, quasi il 50%. Se questa vittoria farà da apripista ad una trasformazione sociale vera e propria, ovvero ad una nuova e libertaria forma di socialismo, è certo presto per dirlo. Noi ce lo auguriamo. Da queste elezioni escono con le ossa rotte in molti. Il corrotto regime monarchico anzitutto, ovvero l’oligarchia semifeduale e brahaminica che lo sosteneva. Ne esconobattuti il regime indiano che fino all’ultimo ha sperato di evitare una vittoria dei guerriglieri maoisti di Prachanda come gli Stati Uniti che considerano il PCN (m) un’organizzazione terrorista. Ne esce fortemente ridimensionato il Partito Comunista (Marxisti-leninisti uniti), che combatté da posizioni opportuniste e governative la guerriglia rivoluzionaria. Ma escono dalla scena anche i settari di ultra sinistra che attaccaroo frontalmente il PCN maoista di Prachanda per aver consegnato le armi e sottoscritto gli accordi del dicembre 2006 che hanno portato a questo storico successo.
Una rondine non fa primavera. Il segnale che dal Nepal giunge alle Resistenze di tutto il mondo è tuttavia inequivocabile: solo con la lotta, se necessario anche armata, è possibile spazzare via i regimi asserviti all’imperialismo. Giunge il messaggio che è possibile vincere senza rinnegare i propri ideali, senza ammainare la bandiera del socialismo, a patto di sapere coniugare tattica e strategia, la lotta per la democrazia con quella di liberazione.

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 aprile 2008

 

 
14 MAGGIO: ANNIVERSARIO DELLA NAKBA E RESISTENZA PALESTINESE Stampa Email
Terra di Palestina
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:17


Il 14 maggio segna il sessantesimo anniversario della Nakba palestinese, durante la quale più di 350 città e villaggi palestinesi furono spopolati e distrutti e 750.000 uomini, donne e bambini furono cacciati dalla propria terra. Questa atto pianificato di pulizia etnica viene ora ricordato come anniversario della fondazione dello stato apartheid di Israele.
Noi, membri della Campagna Europea contro l'assedio di Gaza, nell'anniversario della Nakba, assicuriamo la nostra dedizione alla lotta palestinese per l'autodeterminazione, i diritti umani, e il risarcimento di sessant'anni di apartheid, pulizia etnica, omicidi, rapina della terra e delle risorse che i Palestinesi hanno subito senza sosta da parte dello stato sionista. Questa crudeltà ininterrotta ha raggiunto un nuovo livello con l'assedio tuttora in atto di 1,4 milioni di Palestinesi a Gaza, che ha lo scopo di costringerli alla sottomissione e alla schiavitù attraverso la fame. Si tratta di un assedio che copre di vergogna i nostri stessi governi, i quali lo sostengono attivamente.
Il nostro è un mondo che attualmente si caratterizza per uno scontro tra le forze della barbarie e quelle che resistono alla barbarie in nome del progresso umano. La barbarie ha origine a Washington, DC e coinvolge l'élite dominante degli Stati Uniti la quale, insieme ai suoi alleati - ovvero l'Unione Europea e Israele - ha intenzione di trasformare il nostro mondo in un deserto in nome del libero mercato.
A bloccare il passo a questa barbarie è la Resistenza araba in Iraq, Libano e Palestina, insieme alla resistenza portata avanti in Afghanistan e dal popolo dell'Iran. Essi conducono la Resistenza alla brutale aggressione neoliberista e imperialista non solamente per proprio conto, bensì per conto di tutti gli oppressi nei paesi cosiddetti in via di sviluppo e sviluppati. I Palestinesi, con la loro eroica resistenza al sistematico tentativo di cacciarli dalla loro terra e conseguentemente assassinare la loro storia e la loro cultura, per molti anni sono stati da soli in questa battaglia.
Ora non più.
Nella migliore tradizione dell'internazionalismo, persone dotate di coscienza e di consapevolezza, sparse per il mondo, hanno aperto gli occhi sulla tragica situazione dei loro fratelli e delle loro sorelle palestinesi. Questo risveglio ha dato vita alle prime fasi di una campagna internazionale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro lo stato apartheid di Israele. Noi sosteniamo questa campagna, essendo consapevoli che si tratta del modo più efficace per fornire solidarietà attiva al popolo palestinese e alla loro continua resistenza al terrore israeliano.
Come segno ulteriore di solidarietà, la Campagna Europea contro l'assedio di Gaza lancia l'appello ad organizzare manifestazioni ed eventi in ogni città in Europa e nel mondo in ricordo della Nakba e della nascita della Resistenza palestinese.
Nel 1969 l'allora primo ministro israeliano, Golda Meir, disse che i Palestinesi "non esistevano". Non si trattava dell'affermazione di un fatto storico, bensì di una dichiarazione d'intenti. Ma è stato dimostrato che Golda Meir, e tutti i primi ministri che le sono succeduti, si sbagliavano. Infatti la lotta coraggiosa e disperata di questo popolo tormentato ha scritto una nuova pagina in una lunga storia di resistenza all'oppressione e alla schiavitù.
Nell'anno 2008, nel sessantesimo anniversario della Nakba, non solo esistono i Palestinesi. Nell'anno 2008, siamo tutti palestinesi.

 

Firmatari
-Anti-imperialist Camp, Europe, http://www.antiimperialista.org/
-"Awami Bharat", Mumbai, India
-Gaza vivrà (Gaza must live), Italy, www.gazavive.com
-Indian Social Movement, India
-International Solidarity Movement ISM – France, www.ism-france.org
-“Intifada” Solidarity Association to the Palestinian People, Greece, www.intifada.gr
-Jordanian socialist thought forum - Jordan
-MEWANDO Network (Middle East without war and oppressions), Spain, www.mewando.org
-Phule-Ambedkari Vichar Manch, Mumbai, India
-Scottish Palestine Solidarity Campaign (SPSC), Scotland, www.scottishpsc.org.uk
-Sendika, Labor Net, Turkey, www.sendika.org
-Solidarity Network Against the Occupation of Palestine
-Solidarity network with Palestine, Basque Country
-Vidyarthi Bharti, Mumbai, India
-Yusuf Meherally Yuvak Birdari, Mumbai, India

Pubblicato dalla Redazione il 16 aprile 2008

 

 
IRAQ: LA RESA DEI CONTI NEL CAMPO SHIITA Stampa Email
Iraq
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:08

La «SAHWA» che gli americani non avrebbero mai desiderato
E’ un fatto indiscutibile che la nuova battaglia scoppiata a Bassora il 25 marzo (e poi estesasi a tutto il sud e il centro del paese fin nel cuore di Baghdad -- e che sta continuando malgrado la tregua formale dichiarata il 30 marzo) l’ha voluta, col pieno appoggio americano, il governo di al-Maliki. Perché? Contenuta momentanemante la spinta della Resistenza sunnita, la coalizione al governo (di cui le due forze decisive sono il Consiglio Supremo Islamico Iracheno-CSII e il Da’wa) vuole infliggere un colpo risolutivo all’eterogeneo movimento di Moqtada, con l’obbiettivo dichiarato di farlo a pezzi e toglierlo di mezzo.

Perché il governo fantoccio ha scelto questo momento? Perché ad ottobre ci saranno decisive elezioni provinciali, elezioni che tutti gli iracheni pensano vincerà appunto Moqtada al-Sadr e che segneranno una sonora sconfitta per la coalizione al governo. Ma la posta in palio non è solo il governo, è l’assetto istituzionale del paese. Al-Maliki, col pieno sostegno non solo del suo partito (Da’wa), ma di quello del CSII di Abdul Aziz al-Hakim, dei due partiti curdi e di alcuni notabili sunniti, vuole un assetto federale che spazzerebbe via l’Iraq come stano nazionale unitario. I governatorati regionali, progettati su basi confessionali, disporranno infatti autonomamente delle riorse petrolifere, producendo la definitiva spaccatura del paese.

Moqtata si oppone fermamente a questa dissoluzione dell’Iraq e mobilita un vasto movimento di massa che si richiama al nazionalismo e denuncia non solo l’occupazione americana, ma ogni interferenza straniera, quella iraniana compresa.

Dare un giudizio univoco della politica di Moqata al-Sadr non è possibile. Ieri a fianco della Resistenza sunnita poi contro, coalizzato con le altre forze shiite come il Consiglio Supremo Islamico Iracheno e il Da’wa e poi avverso, prima nel governo ora a sparare addosso al regime fantoccio di al-Maliki. Un momento invoca la crociata contro l’occupante americano, quello successivo dichiara una tregua unilaterale.

Questo zig-zagare non si spiega tuttavia a causa del suo carattere bizzarro ed estroverso. Se non si giustifica, si comprende, a causa delle molteplici e contrastanti e poderose pressioni a cui egli è sottoposto in quell’inferno che è diventato l’Iraq, segnato da una lotta di tutti contro tutti per il controllo di questo o quel quartiere, di questa o quella città, di questo o quel ponte di transito. Si tratta di una battaglia che precede quella finale, quella che decide le sorti dell’Iraq come stato nazionale unitario, di chi debba avere il potere, di come debbano essere distribuite le risorse petrolifere.

Non che Moqtada non sia protetto da alcuni pezzi dell’apparato politico-militare di Tehran. Il fatto è che a Tehran, sono profondamente divisi sui futuri assetti iracheni e regionali. Il grosso, comunque, aiuta e sostiene non Moqtada, ma i suoi acerrimi avversari shiiti, ovvero i due partiti storici filo-iraniani: il CSII e il Da’wa. Che sono proprio le due forze che gli stessi americani appoggiano, non solo in generale, ma proprio in questi giorni che esse stanno cercando (senza successo per fortuna) di annientare l’esercito del Mahdi, la forza armata di Moqtada. Divisi da un dissidio che potrebbe sfociare in conflitto aperto, americani e iraniani condividono non solo il sostegno al governo di al-Maliki, ma pure lo squartamento dell’Iraq, la sua divisione in rispettive zone d’influenza, in effimeri protettorati petroliferi. L’opposizione di Moqtada a questo disegno è un fatto di grandissima importanza. Dalle sorti di questa opposizione dipendono sia le sorti del governo fantoccio sia qulle del disegno di spezzettamento dell’Iraq in zone di influenza di americani e iraniani.

L’attuale battaglia viene presentata dalla stampa occidentale come scontro tra le milizie di Moqtada e le «forze dell’esercito regolare». Si tratta in verità di scontri tra milizie shiite, poichè il cosiddetto esercito regolare è composto da miliziani del Badr (il braccio armato del CSII), del Da,wa e di Fadila, agghindati con le divise fornite loro dagli occupanti.

Come antimperialisti noi siamo dalla parte di Moqtada e del Mahdi malgrado tutto. Non dimentichiamo le nefandezze compiute da alcuni pezzi del Mahdi contro la popolazione sunnita. Col pretesto di rispondere al terrorismo «qaedista» le milizie che fanno capo a Moqtada hanno spesso compiuto atti gravissimi di ritorsione ed hanno promosso una politica di espulsione dei sunniti da varie zone miste di Baghdad come di altre importanti città. Difficile dimenticare la guerra sporca tra il febbraio 2006 (dopo il tremendo attentato antishiita a Sammarra) e la primavera del 2007. Quella fase tragica sembra essersi chiusa (per fortuna). Se ne è aperta un’altra: nella quale il movimento di Moqtada potrebbe diventare in Iraq ciò che Hezbollah è stato ed è per il Libano.

Le informazioni ch giungono oggi (4 aprile) da Bassora, Karbala, Sadr City, Hilla ecc., sono che i guerriglieri del Mahdi non solo stano resistendo, essi hanno strappato ai loro nemici il controllo di zone e intere città, e questo malgrado l’aviazione americana sia intervenuta pesantemente. Cresce dunque il consenso popolare alla Resistenza di Moqtda, soprattutto dei settori più poveri delle città e dei villaggi. Solidarietà ai guerriglieri è giunta pure dalla popolazione sunnita. A Fallujia, ad esempio, i cittadini hanno donato il loro sangue per inviarlo a Bassora.


Campo Antimperialista Sez. Italiana 5 aprile 2008

 


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Vademecum della Sinistra contro l'Euro

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