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Europa
PRIME RIFLESSIONI SULLE ELEZIONI DEL 13 APRILE Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Giovedì 26 Giugno 2008 11:55

Quelle che seguono sono le prime riflessioni a caldo sul risultato delle elezioni politiche pubblicate sul blog http://questavoltano.splinder.com/

22 aprile 2008

COSA FAREMO?


RIFLESSIONI SULLE ELEZIONI DEL 13 E 14 APRILE



Elettori: 47.126.601 - Votanti: 37.899.566 - Nulle e bianche: 1.437.261 – Voti validi: 36.452.305.

1. Il primo macroscopico dato su cui si deve ragionare è questo: 9 Milioni e 236mila cittadini si sono rifiutati di recarsi alle urne. Un milione mezzo di cittadini circa in più rispetto alle elezioni di solo due anni fa —quasi il 4%: dato rilevantissimo anche tenendo conto che rispetto alle elezioni del 2006 gli aventi diritto sono aumentati di quasi 130mila unità.

Se a questi aggiungessimo bianche e nulle, abbiamo che più di 10 milioni e mezzo di italiani non si ritengono rappresentati da alcun partito, da alcun simbolo, da alcuna lista. Si tratta, vista la tradizione italiana, di un fenomeno gigantesco.


2. Non c’è stata la valanga astensionista che ci sarebbe voluta (e che ci auguravamo) affinché la diffusa protesta popolare diventase il dato più eclatante, che avrebbe effettivamente terremotato l’oligarchia politica, in tutte le sue sfumature. Una slavina tuttavia si è manifestata, ed questo per noi il primo fenomeno su cui concretamente riflettere e agire per ricostruire un’opposizione antagonista in questo paese. Un dato che ci rincuora poiché mostra che chi come noi ha avuto il coraggio di chiamare all’astensionismo non ha compiuto una scelta elitaria o minoritaria, che ha saputo invece interpretare più di chiunque altro il comune sentire di quella parte di popolo che non rifiuta qualunquisticamente la politica, quanto piuttosto il sistema politico, la sua pretesa di rappresentare i bisogni, le pene, le idee e le speranze del popolo. Una manifestazione di quello che nel nostro appello “QUESTA VOLTA NO”, definivamo “Aventino popolare”, ovvero non solo il distacco dei cittadini dalla “casta”, l’esodo di massa dal sistema politico oligarchico e bipolare in quanto tale.


3. Sotto la spinta di una crisi economica senza precedenti, dell’impoverimento di massa crescente, delle politiche antipopolari del governo Prodi; la  la protesta, la rabbia, il bisogno di cambiare radicalmente, non hanno preso solo la strada dell’astensione. Una parte non meno consistente si è riversata nelle urne, ha premiato l’ala destra dell’oligarchia. Eccetto i modestissimi risultati delle liste comuniste, il flusso della protesta ha premiato infatti la coalizione guidata da Berlusconi, anzitutto la Lega Nord. Il segno di questa protesta è reazionario, securitario, xenofobo. Un segno di quanto consistente sia lo spappolamento del vecchio tessuto sociale, e quindi lo spostamento a destra maturato in Italia negli ultimi due decenni. Un fosco presagio delle difficoltà future, sui tempi durissimi che ogni opposizione anticapitalista dovrà affrontare di qui in avanti. Ma anche uno sprone per chiunque abbia a cuore un’alternativa di sistema a rompere definitivamente coi cascami della sinistra, a rinnovare pensiero e prassi, a ricostruire un orizzonte rivoluzionario, a ridefinire una strategia politica che indici come dalla Resistenza sarà possibile passare un domani al contrattacco.


4. La caporetto della Sinistra arcobaleno non è solo una sconfitta di immense proporzioni. E’ una disfatta storica. Non solo la sinistra, per la prima volta nella storia di questo paese, non ha saputo intercettare la protesta popolare: essa è stata travolta dal “bombardamento del quartier generale. Di questa catastrofe è anzitutto responsabile la consorteria bertinottiana, che ha sacrificato tutto sull’altare della governabilità e sulla difesa ad oltranza del governo più antipopolare e inviso degli ultimi decenni. Bertinotti aveva affermato che l’alternanza, ovvero il pieno appoggio al bipolarismo avrebbe preparato le condizioni per l’alternativa. Il risultato catastrofico è sotto gli occhi di tutti. Bertinotti  non avrebbe potuto fare i disastri che ha compiuto senza il sostegno dei suoi sodali (i “forchettoni rossi”), interni ed esterni a Rifondazione e PdCI, senza la connivenza e la sponda che per anni e anni alcune correnti del movimento no global, contro la guerra e sindacale gli hanno fornito. Oltre ai diretti responsabli ci sono i corresponsabili. Tutta gente a cui dovrà essere impedito di rifarsi una verginità, magari rilanciando l’idea di un nuovo identitario partito comunista in sostanziale continuità con l’eredità elettoralistica e governista di quelli vecchi.


5. L’Oligarchia è attraversata da un fremito di pelosa preoccupazione. Le urne non erano ancora chiuse che c’era già chi si chiedeva: “chi incanalerà nei binari delle compatibilità sistemiche la lotta sociale”? In maniera ancora più sfrontata: “Con la sinistra fuori dalle istituzioni chi reciterà la sua parte in commedia?” (Ida Dominijanni, Il manifesto del 16 aprile).

La risposta deve essere secca e limpida: nessuno! Una opposizione antagonista certamente risorgerà sulle ceneri della sinistra, ma non cercherà affatto come ragion d’essere di rappresentarsi istituzionalmente o, quantomeno, mai più la modalità di rappresentanza che sia di puntello o un sostegno alle istituzioni medesime. La Resistenza inizia la sua lunga marcia fuori dalle istituzioni oligarchiche.

6. Il risultato più pericoloso dell’ultima tornata elettorale è evidente: il processo di americanizzazione della società e della politica, di cui la sinistra si è fatta campione e portatrice, premiando il blocco reazionario-populista, ne esce rafforzato in maniera decisa. Con o senza accordo bipartizan —più probabilmente con, visto che Berlusconi, con l’assenso di Veltroni, ha fatto subito appello alla nascita di una nuova Bicamerale— questo blocco vorrà procedere più speditamente sulla strada già tracciata. Quella che dalla democrazia parlamentare e costituzionale conduce ad un sistema presidenzialista e bipartitico, in cui il Parlamento da organo della sovranità popolare diventi un parlatoio ostaggio dell’Esecutivo. Non si tratterebbe solo di un’operazione di facciata. Si tratterebbe di una svolta istituzionale reazionaria tesa non solo a seppellire la democrazia politica, ma a passare ad un più efficiente Stato di polizia capace di soffocare col pugno di ferro ogni opposizione sociale e politica antagonista.


7. Cosa fare? Intanto ci pare doveroso esprimere il nostro rifiuto delle due possibili vie d’uscita che verranno avanzate. Non parteciperemo a nessun tentativo che sotto qualsiasi veste voglia riproporre l’immediata costituzione di un nuovo partito comunista. Ci opporremo anzitutto ad ogni scorciatoia politicista di autosalvataggio, a coloro che col pretesto di ripresentare un simbolo vorranno ripropinarci riverniciata la vecchia tradizione elettoralistica e riformistica. Ma contesteremo pure ogni concezione movimentista, l’idea per cui, siccome è crollata la vecchia forma di rappresentanza politica, non varrebbe la pena ricostruirne una nuova e adeguata, nell’illusione che le lotte sociali e il conflitto quali che siano, rappresentino una panacea per ogni male.

Un movimento politico democratico, federativo, popolare e rivoluzionario, non solo è necessario, è indispensabile. Esso dovrà stare dentro alla nuova Resistenza che sorgerà nei prossimi anni, ma dovrà starci in maniera propositiva, proponendo una nuova visione politica e una nuova prassi, cominciando dall’imprescindibile, dalla difesa della democrazia sostanziale e dei diritti, sociali, di libertà e di cittadinanza.

 

Di questo inizieremo a discutere domenica 4 maggio a Roma.

 

22 aprile 2008

 
APPELLO ASTENSIONISTA ELEZIONI POLITICHE Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Giovedì 26 Giugno 2008 11:37

Questa volta no! Appello astensionista

 

Premessa: le ragioni dell’astensione


Il 13 aprile non voteremo, non ci piegheremo ad alcun ricatto, diremo no ad elezioni truffa che preparano la legislatura dell’americanizzazione integrale del sistema politico italiano.
Una legislatura i cui contenuti essenziali sono già tracciati dall’intesa Veltroni-Berlusconi, un’intesa coperta a sinistra dall’arlecchinesco arcobaleno di Bertinotti.
Come ben si capisce dal testo dell’appello il nostro non è un astensionismo ideologico, astorico e decontestualizzato. Al contrario, quel che proponiamo è un astensionismo politico che trova le sue ragioni fondanti nell’attuale tornante della storia del nostro paese.Per quanto la casta di regime - sia essa di “centro”, di “sinistra” oppure di “destra” – si sforzi per dare dignità ad un finto dibattito politico, ampi settori popolari hanno già capito l’essenziale: queste elezioni sono una truffa. Un imbroglio antidemocratico che impedisce ogni vera scelta, perché le vere scelte sono state già fatte e verranno imposte al paese qualunque sia il risultato.Il rapporto di sudditanza con gli Usa si rinsalderà, insieme alla disponibilità a nuove avventure militari se Washington lo chiederà. Gli interessi delle oligarchie finanziarie saranno la preoccupazione condivisa del nuovo mostro bipartitico, mentre i privilegi del ceto politico saranno ancor più tutelati. La costituzione che prenderà forma sarà apertamente fondata sull’impresa, non più sul lavoro; mentre il sistema istituzionale (legge elettorale inclusa) verrà sempre più piegato alle esigenze delle classi dominanti, verso nuove forme di totalitarismo che includono ma non si esauriscono nel presidenzialismo.Questa è la Terza repubblica di cui già parlano, frutto velenoso dell’imbarbarimento sociale, prodotto garantito di queste elezioni truffa.
Come rispondere a questo scenario? In teoria ci sono tre possibilità: il menopeggismo, l’identitarismo, il rifiuto. Il menopeggismo (rifondarolo e non solo) è l’ideologia che più ha prodotto danni, dato che il meno peggio prepara sempre il peggio. L’identitarismo di chi pensa che basti avere una falce e martello sulla scheda elettorale (Sinistra Critica, Pcl, ecc.) è comprensibile ma del tutto inefficace.

Resta il rifiuto ed è questa la scelta che proponiamo. Una scelta etica e politica.
Ma il rifiuto, cioè l’astensione, non è fuga. Al contrario, esso vuol essere la premessa di una lotta più ampia che potrà svilupparsi solo a condizione di una rottura totale con l’indecente casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato. A noi sembra che questa volta sia proprio così.

 

 

 

********************* 

QUESTA VOLTA NO

Quelle del 13 aprile non saranno elezioni di ordinaria amministrazione. Esse potrebbero avere conseguenze di portata storica. Le stesse oligarchie che seppellirono la prima Repubblica, sprofondata la seconda nei miasmi delle loro meschine lotte di potere, hanno deciso di fondarne una terza.  

I due partiti di plastica, quello di Veltroni e quello di Berlusconi (forti dell’inopinato sostegno del neonato ectoplasma di Bertinotti che ha assunto il ruolo di garante di questo imbroglio) chiedono di cambiare le  “regole del gioco”, nascondendo ai cittadini quali siano il gioco e la posta in palio. Il gioco consiste nell’adottare un modello istituzionale di tipo americano, ovvero una monarchia elettiva fondata su di un bipartitismo coatto più o meno perfetto. La posta in palio, già deciso quali siano i due monarchi, è a chi dei due debba spettare il trono.

Chiunque si piazzerà per primo ricorrerà infatti all’appoggio del secondo classificato (e all’avallo delle due forze di complemento,  quella di Bertinotti per il PD e quella di Casini per il PdL),per fare a pezzi la Costituzione, atto obbligato per passare dalla democrazia parlamentare ad un regime presidenzialista autoritario. Da un sistema in cui la sovranità, almeno legalmente, spetta al popolo, vogliono condurci ad un altro in cui essa sarà appannaggio di ristrette oligarchie che trasformeranno i governi in docili comitati d’affari dei grandi oligopoli capitalistici, e le assemblee elettive in bivacchi schiacciati dagli stivali dell’Esecutivo.

Un sistema oligarchico che farà della democrazia una finzione procedurale, trasformando i cittadini in sudditi, non può essere altrimenti considerato che una dittatura mascherata.

Sappiamo bene che questa tendenza non riguarda solo l’Italia, che essa riguarda tutta l’Europa. Le classi dominanti europee, da sempre prigioniere della supremazia nordamericana, hanno infatti abbracciato il disegno imperialistico di Washington, disegno che fa dell’Alleanza atlantica la punta di lancia della “guerra permanente e infinita” con la quale imporre al mondo le proprie ambizioni imperiali. Alla guerra permanente contro ogni popolo e nazione recalcitranti corrisponde, entro i confini del blocco imperiale, la necessità di una pace interna cimiteriale, la prevenzione e la soppressione d’ogni conflitto sociale e politico, la violazione dei diritti fondamentali delle persone. La maniacale ricerca di leggi elettorali truffa, la sacralizzazione del principio della governabilità, vanno infatti di pari passo con l’adozione di leggi lesive delle libertà individuali e collettive, il tutto accompagnato da accanite campagne securitarie razziste e xenofobe. Non si tratta solo del presidenzialismo, ma del passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di Polizia.

Quando la società italiana pulsava, quando la democrazia viveva della partecipazione diretta dei cittadini, questo mutamento sarebbe potuto avvenire solo con un “colpo di stato” —minaccia che è infatti gravata sul nostro paese, dal Piano Solo del 1964, a quello della P2 di Licio Gelli negli anni ’70-’80.

Oggigiorno, già disarticolate le istituzioni repubblicane,  neutralizzate le forze antagonistiche, trasformati i cittadini in tele-spettatori/consumatori inebetiti, questo golpe può essere perpetrato in maniera incruenta, grazie ad una competizione elettorale manipolata con ciniche strategie di marketing dai padroni delle TV e dei mass media.

In questo contesto, davanti ad elezioni il cui risultato è già sancito in anticipo, l’astensionismo di massa è la sola risposta che abbia valore etico e senso politico.

Questa volta no, non ci “tureremo il naso”, non accetteremo il ricatto di chi, dopo aver scelto il ruolo di comprimario e di complice di un crimine, vorrebbe il nostro voto accreditandosi come innocente. Né riteniamo abbia senso politico presentare liste alternative. Esse, oltre a non aver alcuna possibilità di successo, svolgerebbero, loro malgrado, la funzione di comparsa della messa in scena elettorale.

Chiamiamo quanti condividono quest’appello non solo a sottoscriverlo, non solo a diffonderlo, ma ad attivarsi in una campagna astensionista di massa allo scopo di contrastare la nascita di quella che chiamano “Terza Repubblica”. Una campagna che sola può gettare le premesse per un’opposizione politica futura, intransigente e a tutto campo, non solo contro la svolta autoritaria e per salvare lo Stato di diritto, ma anche per rilanciare la lotta per affermare i principi di eguaglianza sociale, libertà politica e fratellanza umana, principi che restano i soli per costruire un’alternativa di sistema.

Ci impegniamo altresì a convocare una grande assemblea unitaria nazionale affinché l’opzione astensionista e antagonista abbia una dimensione di massa.
 

 

http://questavoltano.splinder.com/

 

11 marzo 2008 

 
IRLANDA: BREVI NOTE SUL REFERENDUM Stampa Email
Europa
Scritto da redazione   
Giovedì 26 Giugno 2008 09:14

IRLANDA

Brevi note sull'esito del referendum

 

Può un paese di poco più di 4 milioni di abitanti incidere seriamente sulle sorti di una Unione Europea che ne conta quasi 500?

Posta così la risposta sembra ovvia: non può. Non può per ragioni di peso dicono i realisti, non può per ragioni “democratiche” dicono i politicamente corretti. In ogni caso non può.

Le reazioni al 53% di no al Trattato di Lisbona provenienti dall’isola verde vanno tutte del resto in questo senso. Sarkozy e Merkel in testa, tutti a sostenere che “si deve andare avanti”. Lo impone l’economia e non solo.

In Italia, diviso il governo a causa della posizione della Lega, è toccato al solerte Napolitano suonare le trombe dell’andare avanti escludendo chi non ci sta.

Leggo dalla Reuters:

"E' l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea - ha detto Napolitano in una nota - lasciandone fuori chi, nonostante impegni solennemente sottoscritti, minaccia di bloccarla". Avanti dunque con “chi ci sta”. Già: ma chi ci sta?Nel 2005 i referendum in Francia e Olanda bocciarono la costituzione europea, dopo di che il democraticissimo europeismo delle oligarchie disse no ad altri referendum, onde evitare la piena e poter predisporre il nuovo imbroglio di Lisbona. Questa volta su 27 democraticissimi paesi europei solo uno (e tra i più piccoli) ha optato per il voto popolare, ed è arrivato un altro no. Come già in Francia ed in Olanda, anche in Irlanda il blocco dominante (maggiori forze politiche, potere economico, media) era schierato all’unisono per il sì. Eppure, come nel 2005, hanno perso. Un risultato per niente inficiato dall’astensionismo. In primo luogo perché in Irlanda l’astensionismo è di norma assai alto, in secondo luogo – e principalmente - perché il Trattato di Lisbona è complicatissimo, che se il suo contenuto fosse stato più chiaro molte persone che si sono astenute avrebbero votato no.La dimostrazione di ciò sta nella rimonta del no nel corso della campagna elettorale, dopo che all’inizio la vittoria del sì veniva data per sicura. Insomma, mano a mano che i termini della questione si delineavano un po’ meglio il sì perdeva terreno, fino alla sconfitta di giovedì. Cosa accadrà ora? Certamente le oligarchie europee vorranno andare comunque avanti. Nonostante gli enormi mezzi di cui dispongono non hanno mai dimostrato di avere il consenso elettorale in nessun paese, ma come al solito se ne fregheranno. D’altronde non esiste un fronte del no continentale in grado di rilanciare la battaglia. Non esiste neppure in Francia e questo la dice lunga. Se questo fronte esistesse, la parola d’ordine dovrebbe essere quella del referendum dappertutto: in Gran Bretagna, dove questa opzione viene lasciata in mano ai conservatori (e tutti sanno che vincerebbe il no), in Italia dove l’antieuropeismo pare coltivato solo dalla Lega. Ma un fronte del no non esiste e gli eurocrati avranno di nuovo buon gioco a rilanciare. Lo faranno, però, sempre più deboli, sempre meno convincenti. Ma lo faranno. A quando una bella campagna contro l’Unione Europea? In Irlanda si è visto il peso della questione sociale (il no ha vinto nei distretti operai e nelle campagne) e di quello della politica militare, sulla quale il Trattato di Lisbona impone impegno e compattezza anche ai paesi neutrali. Non può essere questo un concreto terreno di azione per la costruzione dell’opposizione anche in Italia? Pensiamoci.

14 giugno 2008

 
CHI STA FARNETICANDO? Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:50


In risposta a certi detrattori rivoluzionari sulla situazione italiana
Alcuni lettori hanno detto di condividere il pezzo, pubblcato nello scorso Notiziario del 28 aprile dal titolo: «L’ITALIA S’E’ DEST(r)A - Elezioni: come volevasi dimostrare». Esso, pur tenuto conto del dato positivo della crescita dell’astensione, dipingeva a tinte fosche il paese uscito dalle urne. Ne riportiamo un breve passaggio:
«Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis».
Altri ce ne hanno invece dette di tutti i colori.
Tra questi c’ha colpito per la sua astiosa eccentricità la critica del gruppo Utopia Rossa. La nostra analisi è stata liquidata come un ... «AUTENTICO DELIRIO». Ma sentiamo nei dettagli: «PARLANO DI "UN PAESE CHE SPROFONDA NEL BARATRO", "SVOLTA REAZIONARIA DI MASSA", PROSSIMA "CACCIA ALLE STREGHE", "FASCISTIZZAZIONE SUI GENERIS"... FARNETICAZIONI ALLO STATO PURO, CHE PORTANO POI A PARLARE DI "RESISTENZA", DI "CASEMATTE PER SOPRAVVIVERE". ORA, DI "MATTI" A SINISTRA CE NE STANNO MOLTI.... LA NOSTRA ANALISI E’ COMPLETAMENTE OPPOSTA A QUELLA DEL CAMPO. FORCHETTONI ROSSI A CASA, ZUMPAPA’».
Il senso è chiaro: per i detrattori in questione non lo slittamento di grandi masse su posizioni reazionarie ma la scomparsa della cosiddetta sinistra radicale sarebbe il dato principale delle elezioni, per cui, invece di lanciare allarmi dovremmo fare salti di gioia.
Chi stia farneticando lo dimostrano due fatti emblematici accaduti immediatamente dopo le elezioni. Ponticelli (Napoli): assalto xenofobo e incendio del locale campo Rom, il quale sarebbe partito, sentite un po’, dalla locale sezione Antonio Gramsci del PD. Quartiere Pigneto (Roma): attacco squadristico in piena regola ad alcuni negozi di immigrati.
Non è un caso che questi due fattacci siano accaduti dopo le elezioni: è come se la vittoria schiacciante della destra berlusconiana avesse dato semaforo verde ai dispiegarsi delle compulsioni securitarie, xenofobe e cripto-fasciste —compulsioni che sino ad oggi serpeggiavano, ma solo sottotraccia.
Fuori di testa è chi non vuole vedere che questi fatti, lungi dall’essere accidentali, sono sì il sintomo di una profonda crisi sociale, ma di una crisi che, ben lungi dal provocare una radicalizzazione anticapitalistica del proletariato e del ceto medio impoverito, sta suscitando un’incipiente mobilitazione reazionaria di massa. Ovvero in opposta direzione a quella auspicabile.
Sempre nel Notiziario del 28 Aprile concludevamo:
«Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattare sulla prima linea. Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta».
Un esempio quasi lampante della correttezza di quanto scrivevamo ci è venuta dalla mobilitazione popolare in corso nella zona di Chiaiano (Napoli). Sulle orme di quella di Pianura i cittadini si sono autorganizzati in comitati popolari unitari di Resistenza per evitare che i loro paesi diventino delle discariche a cielo aperto. Dopo una prima dura battaglia campale il governo Veltrusconi ha finto di fare un passo indietro, ma al solo scopo di isolare i settori più radicali (bollati come facinorosi) dal resto della popolazione. Il governo, strombazzata ai quattro venti la linea dura, si gioca buona parte della sua credibilità. E’ possibile una vittoria delle popolazioni in lotta? E’ improbabile. Il governo ha dalla sua non solo l’opposizione di sua maestà, la Confindustria, le grandi testate. Il governo ha dalla sua parte la maggioranza degli italiani (almeno di quelli del centro-nord) che in questo caso declinano la loro xenofobia e l’introiettato securitarismo nel senso di un disprezzo verso i “napoletani”, che .. “debbono smaltirsi a loro monnezza a casa loro e smetterla di rompere i coglioni”.
Tuttavia, anche ove lo Stato vincesse la battaglia di Chiaiano, noi siamo sicuri che le modalità di organizzazione e di autodifesa dei cittadini non moriranno, anzi, sono destinate a fecondare altrove. In ogni luogo sociale ove lo Stato del Capitale porterà i suoi assalti, esso susciterà focolai di Resistenza popolare. Questa Resistenza dovrà tuttavia sbarazzarsi del suo principale punto debole, il fatto che alla sua testa, e non solo allo scopo di farsene scudo, essa pone dei capi legati a doppio filo alle istituzioni statali (sindaci, politicanti, sicofanti del genere della Alessandra Mussolini). Dei capi quindi inadeguati, zoppicanti, destinati più prima che poi a tradire la lotta.

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 maggio 2008

 
DETTO FATTO! Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:47

Signori! Ecco a voi il Governo Veltrusconi
Per farsi un’idea precisa di quale brutta aria tiri in Italia è più che sufficiente osservare le prime misure adottate dal nuovo governo.
21 maggio. Il primo Consiglio dei Ministri adotta un «Decreto legge con misure urgenti in materia di sicurezza». Esso aumenta le pene per molte fattispecie di reato; introduce ulteriori misure coattive per la popolazione carceraria; trasforma in reato penale l’ingresso illegale nel territorio dello Stato; prevede il prolungamento della permanenza degli immigati nei Cpt fino a 18 mesi; limita brutalmente il diritto degli immigrati al ricongiungimento familiare; complica ulteriormente la possibilità di ottenere lo status di rifugiato politico; pone severi limiti alla “libera circolazione” degli stessi cittadini comunitari; introduce una banca dati nazionale dna per rendere più efficaci le attività investigative, trasforma infine i vigili urbani in sbirri a tutti gli effetti.
26 maggio. Il Secondo Consiglio dei ministri occupandosi della vicenda dei rifiuti in Campania, adotta un pacchetto che classifica i siti e gli impianti destinati al conferimento ed alla gestione dei rifiuti come "aree di interesse strategico nazionale", ovvero considerandoli alla stessa stregua delle basi militari. Non si tratta solo della militarizzazione simbolica dei territori in cui più alta è la protesta popolare in difesa dell’ambiente. A questo gravissimo provvedimento fanno seguito altre concrete forcaiole misure tra cui: «... L’estensione della punibilità ex articolo 682 del Codice penale anche per chi si introduca abusivamente o impedisca o renda più difficoltoso l'accesso nelle aree di interesse strategico nazionale (la norma prevede l'arresto da 3 mesi a un anno o l'ammenda da 51 a 309 euro). Il sottosegretario di Stato (Bertolazo) sarà assistito dalla forza pubblica: esso potrà anche avvalersi delle Forze armate per l'approntamento dei cantieri e dei siti, per la raccolta e il trasporto dei rifiuti e del concorso di Forze armate e Forze di polizia per la vigilanza e la protezione dei cantieri». Bertolaso potrà anche richiedere alle autorità competenti l'adozione di ogni provvedimento di pubblica sicurezza secondo le previsioni di cui al regio e fascista decreto 773/1931: «Chi impedisce, ostacola o rende difficile la complessiva azione di gestione dei rifiuti è punito a norma dell'articolo 340 del codice penale per interruzione di servizio di pubblica utilità con la reclusione fino a un anno (per i capi o organizzatori da uno a 5 anni)». Infine: «Chi distrugge, deteriora o rende inservibili, anche in parte, componenti impiantistiche e beni strumentali legati alla gestione dei rifiuti è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni a norma del secondo comma dell'articolo 635 del Codice penale. In caso di fondato pericolo di ostacolo alla regolare attività di gestione dei rifiuti, il sottosegretario di Stato avrà la facoltà di precettare i lavoratori impiegati nell'attività di gestione dei rifiuti, di ricorrere a interventi alternativi nelle ipotesi di indisponibilità, anche temporanea, del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti».
Potrebbe darsi che questa follia securitaria sia attenuata in corso d’opera. Tuttavia il segnale che il governo invia urbi et orbi è inequivoco: davanti ad una crisi profondissima e al rischio di poliformi proteste sociali, l’oligarchia politica al potere userà il pugno di ferro fino a paventare una decisa militarizzazione del conflitto sociale. Lo Stato di Polizia emerso negli anni ‘70 non essendo più in grado di contenere la crisi sociale, non esita a sbarazzarsi delle ultime vestigia dello Stato di diritto e compie un nuovo passo verso un regime di dispotismo dispiegato.
Il tutto in perfetto stile da Union Sacrèe tra maggioranza e minoranza o, come si dice in americanesco, in stile bipartizan. Non si tratta solo di consonanza ma di pefetta sintonia. La prova del nove l’abbiamo avuta nella scelta dei nuovi vertici dei Servizi segreti. Ottenuto il consenso della cosiddetta opposizione, con una riunione lampo durata nemmeno mezz’ora, il Consiglio dei Ministri ha nominato il famigerato Gianni De Gennaro direttore del D.I.S. (ex-Cesis); il generale Giorgio Piccirillo diventa responsabile dell’A.I.S.I. (ex.SISDE), mentre è stato confermato Bruno Branciforte a capo dell’A.I.S.E. (ex-SISMI).
Il Partito Americano, il Partito della guerra sui due fronti, quello esterno e interno, l’ha vinta su tutta la linea.

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 maggio 2008

 

 


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Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

GLI INTERVENTI VIDEO-FILMATI DEL CONVEGNO DI CHIANCIANO TERME

# SEMINARIO ECONOMISTI
«Oltre l'euro, per andare dove?»

- Lo spot di apertura del Convegno
- L'introduzione di Pasquinelli
- La prolusione di E. Screpanti

# TAVOLA ROTONDA
«Quale società per il futuro»

- L'intervento di Ernesto Screpanti
- L'intervento di Giorgio Cremaschi
- L'intervento di Norberto Fragiacomo
- L'intervento di Claudio Martini
- L'intervento di Moreno Pasquinelli

# LE REPLICHE
- Moreno Pasquinelli

# FORUM
«La sinistra, la crisi, l'alternativa»

Introduzione di Nello De Bellis
- Diego Fusaro
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- Valerio Colombo
- Marino Badiale
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