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Europa
IRLANDA: BREVI NOTE SUL REFERENDUM Stampa Email
Europa
Scritto da redazione   
Giovedì 26 Giugno 2008 09:14

IRLANDA

Brevi note sull'esito del referendum

 

Può un paese di poco più di 4 milioni di abitanti incidere seriamente sulle sorti di una Unione Europea che ne conta quasi 500?

Posta così la risposta sembra ovvia: non può. Non può per ragioni di peso dicono i realisti, non può per ragioni “democratiche” dicono i politicamente corretti. In ogni caso non può.

Le reazioni al 53% di no al Trattato di Lisbona provenienti dall’isola verde vanno tutte del resto in questo senso. Sarkozy e Merkel in testa, tutti a sostenere che “si deve andare avanti”. Lo impone l’economia e non solo.

In Italia, diviso il governo a causa della posizione della Lega, è toccato al solerte Napolitano suonare le trombe dell’andare avanti escludendo chi non ci sta.

Leggo dalla Reuters:

"E' l'ora di una scelta coraggiosa da parte di quanti vogliono dare coerente sviluppo alla costruzione europea - ha detto Napolitano in una nota - lasciandone fuori chi, nonostante impegni solennemente sottoscritti, minaccia di bloccarla". Avanti dunque con “chi ci sta”. Già: ma chi ci sta?Nel 2005 i referendum in Francia e Olanda bocciarono la costituzione europea, dopo di che il democraticissimo europeismo delle oligarchie disse no ad altri referendum, onde evitare la piena e poter predisporre il nuovo imbroglio di Lisbona. Questa volta su 27 democraticissimi paesi europei solo uno (e tra i più piccoli) ha optato per il voto popolare, ed è arrivato un altro no. Come già in Francia ed in Olanda, anche in Irlanda il blocco dominante (maggiori forze politiche, potere economico, media) era schierato all’unisono per il sì. Eppure, come nel 2005, hanno perso. Un risultato per niente inficiato dall’astensionismo. In primo luogo perché in Irlanda l’astensionismo è di norma assai alto, in secondo luogo – e principalmente - perché il Trattato di Lisbona è complicatissimo, che se il suo contenuto fosse stato più chiaro molte persone che si sono astenute avrebbero votato no.La dimostrazione di ciò sta nella rimonta del no nel corso della campagna elettorale, dopo che all’inizio la vittoria del sì veniva data per sicura. Insomma, mano a mano che i termini della questione si delineavano un po’ meglio il sì perdeva terreno, fino alla sconfitta di giovedì. Cosa accadrà ora? Certamente le oligarchie europee vorranno andare comunque avanti. Nonostante gli enormi mezzi di cui dispongono non hanno mai dimostrato di avere il consenso elettorale in nessun paese, ma come al solito se ne fregheranno. D’altronde non esiste un fronte del no continentale in grado di rilanciare la battaglia. Non esiste neppure in Francia e questo la dice lunga. Se questo fronte esistesse, la parola d’ordine dovrebbe essere quella del referendum dappertutto: in Gran Bretagna, dove questa opzione viene lasciata in mano ai conservatori (e tutti sanno che vincerebbe il no), in Italia dove l’antieuropeismo pare coltivato solo dalla Lega. Ma un fronte del no non esiste e gli eurocrati avranno di nuovo buon gioco a rilanciare. Lo faranno, però, sempre più deboli, sempre meno convincenti. Ma lo faranno. A quando una bella campagna contro l’Unione Europea? In Irlanda si è visto il peso della questione sociale (il no ha vinto nei distretti operai e nelle campagne) e di quello della politica militare, sulla quale il Trattato di Lisbona impone impegno e compattezza anche ai paesi neutrali. Non può essere questo un concreto terreno di azione per la costruzione dell’opposizione anche in Italia? Pensiamoci.

14 giugno 2008

 
CHI STA FARNETICANDO? Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:50


In risposta a certi detrattori rivoluzionari sulla situazione italiana
Alcuni lettori hanno detto di condividere il pezzo, pubblcato nello scorso Notiziario del 28 aprile dal titolo: «L’ITALIA S’E’ DEST(r)A - Elezioni: come volevasi dimostrare». Esso, pur tenuto conto del dato positivo della crescita dell’astensione, dipingeva a tinte fosche il paese uscito dalle urne. Ne riportiamo un breve passaggio:
«Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis».
Altri ce ne hanno invece dette di tutti i colori.
Tra questi c’ha colpito per la sua astiosa eccentricità la critica del gruppo Utopia Rossa. La nostra analisi è stata liquidata come un ... «AUTENTICO DELIRIO». Ma sentiamo nei dettagli: «PARLANO DI "UN PAESE CHE SPROFONDA NEL BARATRO", "SVOLTA REAZIONARIA DI MASSA", PROSSIMA "CACCIA ALLE STREGHE", "FASCISTIZZAZIONE SUI GENERIS"... FARNETICAZIONI ALLO STATO PURO, CHE PORTANO POI A PARLARE DI "RESISTENZA", DI "CASEMATTE PER SOPRAVVIVERE". ORA, DI "MATTI" A SINISTRA CE NE STANNO MOLTI.... LA NOSTRA ANALISI E’ COMPLETAMENTE OPPOSTA A QUELLA DEL CAMPO. FORCHETTONI ROSSI A CASA, ZUMPAPA’».
Il senso è chiaro: per i detrattori in questione non lo slittamento di grandi masse su posizioni reazionarie ma la scomparsa della cosiddetta sinistra radicale sarebbe il dato principale delle elezioni, per cui, invece di lanciare allarmi dovremmo fare salti di gioia.
Chi stia farneticando lo dimostrano due fatti emblematici accaduti immediatamente dopo le elezioni. Ponticelli (Napoli): assalto xenofobo e incendio del locale campo Rom, il quale sarebbe partito, sentite un po’, dalla locale sezione Antonio Gramsci del PD. Quartiere Pigneto (Roma): attacco squadristico in piena regola ad alcuni negozi di immigrati.
Non è un caso che questi due fattacci siano accaduti dopo le elezioni: è come se la vittoria schiacciante della destra berlusconiana avesse dato semaforo verde ai dispiegarsi delle compulsioni securitarie, xenofobe e cripto-fasciste —compulsioni che sino ad oggi serpeggiavano, ma solo sottotraccia.
Fuori di testa è chi non vuole vedere che questi fatti, lungi dall’essere accidentali, sono sì il sintomo di una profonda crisi sociale, ma di una crisi che, ben lungi dal provocare una radicalizzazione anticapitalistica del proletariato e del ceto medio impoverito, sta suscitando un’incipiente mobilitazione reazionaria di massa. Ovvero in opposta direzione a quella auspicabile.
Sempre nel Notiziario del 28 Aprile concludevamo:
«Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattare sulla prima linea. Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta».
Un esempio quasi lampante della correttezza di quanto scrivevamo ci è venuta dalla mobilitazione popolare in corso nella zona di Chiaiano (Napoli). Sulle orme di quella di Pianura i cittadini si sono autorganizzati in comitati popolari unitari di Resistenza per evitare che i loro paesi diventino delle discariche a cielo aperto. Dopo una prima dura battaglia campale il governo Veltrusconi ha finto di fare un passo indietro, ma al solo scopo di isolare i settori più radicali (bollati come facinorosi) dal resto della popolazione. Il governo, strombazzata ai quattro venti la linea dura, si gioca buona parte della sua credibilità. E’ possibile una vittoria delle popolazioni in lotta? E’ improbabile. Il governo ha dalla sua non solo l’opposizione di sua maestà, la Confindustria, le grandi testate. Il governo ha dalla sua parte la maggioranza degli italiani (almeno di quelli del centro-nord) che in questo caso declinano la loro xenofobia e l’introiettato securitarismo nel senso di un disprezzo verso i “napoletani”, che .. “debbono smaltirsi a loro monnezza a casa loro e smetterla di rompere i coglioni”.
Tuttavia, anche ove lo Stato vincesse la battaglia di Chiaiano, noi siamo sicuri che le modalità di organizzazione e di autodifesa dei cittadini non moriranno, anzi, sono destinate a fecondare altrove. In ogni luogo sociale ove lo Stato del Capitale porterà i suoi assalti, esso susciterà focolai di Resistenza popolare. Questa Resistenza dovrà tuttavia sbarazzarsi del suo principale punto debole, il fatto che alla sua testa, e non solo allo scopo di farsene scudo, essa pone dei capi legati a doppio filo alle istituzioni statali (sindaci, politicanti, sicofanti del genere della Alessandra Mussolini). Dei capi quindi inadeguati, zoppicanti, destinati più prima che poi a tradire la lotta.

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 maggio 2008

 
DETTO FATTO! Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:47

Signori! Ecco a voi il Governo Veltrusconi
Per farsi un’idea precisa di quale brutta aria tiri in Italia è più che sufficiente osservare le prime misure adottate dal nuovo governo.
21 maggio. Il primo Consiglio dei Ministri adotta un «Decreto legge con misure urgenti in materia di sicurezza». Esso aumenta le pene per molte fattispecie di reato; introduce ulteriori misure coattive per la popolazione carceraria; trasforma in reato penale l’ingresso illegale nel territorio dello Stato; prevede il prolungamento della permanenza degli immigati nei Cpt fino a 18 mesi; limita brutalmente il diritto degli immigrati al ricongiungimento familiare; complica ulteriormente la possibilità di ottenere lo status di rifugiato politico; pone severi limiti alla “libera circolazione” degli stessi cittadini comunitari; introduce una banca dati nazionale dna per rendere più efficaci le attività investigative, trasforma infine i vigili urbani in sbirri a tutti gli effetti.
26 maggio. Il Secondo Consiglio dei ministri occupandosi della vicenda dei rifiuti in Campania, adotta un pacchetto che classifica i siti e gli impianti destinati al conferimento ed alla gestione dei rifiuti come "aree di interesse strategico nazionale", ovvero considerandoli alla stessa stregua delle basi militari. Non si tratta solo della militarizzazione simbolica dei territori in cui più alta è la protesta popolare in difesa dell’ambiente. A questo gravissimo provvedimento fanno seguito altre concrete forcaiole misure tra cui: «... L’estensione della punibilità ex articolo 682 del Codice penale anche per chi si introduca abusivamente o impedisca o renda più difficoltoso l'accesso nelle aree di interesse strategico nazionale (la norma prevede l'arresto da 3 mesi a un anno o l'ammenda da 51 a 309 euro). Il sottosegretario di Stato (Bertolazo) sarà assistito dalla forza pubblica: esso potrà anche avvalersi delle Forze armate per l'approntamento dei cantieri e dei siti, per la raccolta e il trasporto dei rifiuti e del concorso di Forze armate e Forze di polizia per la vigilanza e la protezione dei cantieri». Bertolaso potrà anche richiedere alle autorità competenti l'adozione di ogni provvedimento di pubblica sicurezza secondo le previsioni di cui al regio e fascista decreto 773/1931: «Chi impedisce, ostacola o rende difficile la complessiva azione di gestione dei rifiuti è punito a norma dell'articolo 340 del codice penale per interruzione di servizio di pubblica utilità con la reclusione fino a un anno (per i capi o organizzatori da uno a 5 anni)». Infine: «Chi distrugge, deteriora o rende inservibili, anche in parte, componenti impiantistiche e beni strumentali legati alla gestione dei rifiuti è punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni a norma del secondo comma dell'articolo 635 del Codice penale. In caso di fondato pericolo di ostacolo alla regolare attività di gestione dei rifiuti, il sottosegretario di Stato avrà la facoltà di precettare i lavoratori impiegati nell'attività di gestione dei rifiuti, di ricorrere a interventi alternativi nelle ipotesi di indisponibilità, anche temporanea, del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti».
Potrebbe darsi che questa follia securitaria sia attenuata in corso d’opera. Tuttavia il segnale che il governo invia urbi et orbi è inequivoco: davanti ad una crisi profondissima e al rischio di poliformi proteste sociali, l’oligarchia politica al potere userà il pugno di ferro fino a paventare una decisa militarizzazione del conflitto sociale. Lo Stato di Polizia emerso negli anni ‘70 non essendo più in grado di contenere la crisi sociale, non esita a sbarazzarsi delle ultime vestigia dello Stato di diritto e compie un nuovo passo verso un regime di dispotismo dispiegato.
Il tutto in perfetto stile da Union Sacrèe tra maggioranza e minoranza o, come si dice in americanesco, in stile bipartizan. Non si tratta solo di consonanza ma di pefetta sintonia. La prova del nove l’abbiamo avuta nella scelta dei nuovi vertici dei Servizi segreti. Ottenuto il consenso della cosiddetta opposizione, con una riunione lampo durata nemmeno mezz’ora, il Consiglio dei Ministri ha nominato il famigerato Gianni De Gennaro direttore del D.I.S. (ex-Cesis); il generale Giorgio Piccirillo diventa responsabile dell’A.I.S.I. (ex.SISDE), mentre è stato confermato Bruno Branciforte a capo dell’A.I.S.E. (ex-SISMI).
Il Partito Americano, il Partito della guerra sui due fronti, quello esterno e interno, l’ha vinta su tutta la linea.

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 maggio 2008

 

 
L'ITALIA S'E' DEST(r)A Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:35

Elezioni: come volevasi dimostrare
Diceva Carlo Marx: «Ci vorrano 20 o 30 ani di guerre civile affinchè il proletariato europeo si liberi da tutta la merda che si porta addosso».
Una cupa metafora che però ci aiuta a descrivere la drammatica situazione in cui siamo. La svolta reazionaria di massa che covava da tanti anni si è palesata, liberandosi dei suoi ultimi tabù.
La scomparsa dal Parlamento della sinistra «radicale» ci dice fino a che punto l’Italia si sia americanizzata. Ciò fa premio a quanto da tanto tempo, di contro a insulti e ostracismi, andavano sostenendo. Ma c’è dell’altro.
Qui non è solo che abbiamo due destre e cge quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi.
Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis. Non c’è bisogno di squadracce, né di manganelli e olio di ricino. Se allora il sistema dovette ricorrere all’uso extralegale dei fascisti era perché esso barcollava sotto la spinta proletaria che veniva dalla Russia bolscevica. Adesso il sistema è forte, l’apparato sistemico di repressione non è mai stato così efficiente, della minaccia bolscevica non c’è nemmeno l’ombra. La fascistizzazione non possiede infatti solo il lato reattivo, preventivo (nel senso di antirivoluzionario); procede motu proprio dalle viscere dell’Europa, emerge dai più sperduti recessi della propria storia. E’ il conato reazionario, totalitario all’interno, colonialista e imperialista verso l’esterno. Posta davanti al suo tramonto, l’Europa capitalistica non solo si stringe attorno al suo aborto, gli Stati Uniti d’America, essa ha dimostrato di saper fare di peggio, di trovare rimedi estremi, fino ad affidarsi alla dittatura più crudele.
Gli impulsi securitari, che entrambi i poli sistemici hanno avallato e interpretato, non simboleggiano solo l’avidità proprietaria dei parvenus. La xenofobia non è che un lato della questione. Essa è anzi la metafora di appetiti colonialistici. La caccia al rom o al musulmano nasconde un istinto revanchista, la spinta a portare la guerra alla fonte, là dove nasce il pericolo (nero, verde o giallo che sia), a riprendersi con la forza la posizione dominante perduta.
Una lunga marcia attende le forze ribelli che si annidano dentro l’impero. Esse conosceranno un esodo doloroso. Dovranno abbandonare le casematte dove pensavano di poter sopravvivere, cercheranno altri luoghi in cui mettere radici e consolidarsi. Una Resistenza faticosa, che procederà in parallelo, sul piano pratico e quella teorico. La possibilità di sopravvivere è dunque legata, non solo alla capacità di fare fronte, di unire le forze, di abbattere vecchie barriere ideologiche e identitarie, ma di ripensare la rivoluzione europea, le sue forze motrici, le sue alleanze. É legata infine alla necessità di ancorarsi alle Resistenze del primo fronte, ai movimenti antimperialisti che si trovano a combattare sulla prima linea.

Occorre prepararsi al peggio, sapendo che il male minore è sempre stato l’alibi di chi rinuncia in partenza a lottare, il velo dietro al quale si nasconde chi ha già introiettato la disfatta.

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 aprile 2008


 

 
VIVA LA LIBIA! Stampa Email
Italia
Scritto da redazione   
Sabato 14 Giugno 2008 14:30

 

Riguardo allo scandaloso silenzio della comunità inernazionale sul genocidio di GAZA (e alla posizione de il manifesto)
E’ successo all’ONU. E’ successo che l’ambasciatore libico denunciando la catastrofe in corso a Gaza da quando Israele ha posto la Striscia sotto assedio, abbia paragonato Gaza ad un lcampo di concentramento e il sionismo al nazismo. Anzi, egli ha aggiunto, c’è qualcosa di peggio: i nazisti non bombardavano i loro lager uccidendo anche donne e bambini.
Il destino ha voluto che a presiedere la seduta vi fosse l’ambasciatore italiano, Spatafora. Spatafora, non ha lasciato terminare l’ambascatore libico, non solo gli ha tolto la parola, ha addirittura interrotto, tra gli applausi dei filoisraeliani e le proteste dei più, la seduta. Una decisione gravissima che sputtana l’Italia e annuncia come meglio non si poteva quale sarà la politica estera dell’Italia uscita dalle urne.
A questo gesto vergognoso se n’è aggiunto un altro. Il quotidiano il manifesto del 25 aprile non ha saputo fare di meglio, commentando la notizia, che elogiare il gesto del «raffinato» Spatafora, che ...«bene ha fatto a interrompere la riunione».
Anche questo è un sintomatico e inquietante segnale dell’Italia che esce dalle urne, anzi della sinistra fatta a pezzi dalle urne.
Cosa non si fa per restare a galla e accattivarsi le simpatie dei vincitori!

Campo Antimperialista Sez. Italiana

30 aprile 2008

 


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Vademecum della Sinistra contro l'Euro

OLTRE L'EURO

GLI INTERVENTI VIDEO-FILMATI DEL CONVEGNO DI CHIANCIANO TERME

# SEMINARIO ECONOMISTI
«Oltre l'euro, per andare dove?»

- Lo spot di apertura del Convegno
- L'introduzione di Pasquinelli
- La prolusione di E. Screpanti

# TAVOLA ROTONDA
«Quale società per il futuro»

- L'intervento di Ernesto Screpanti
- L'intervento di Giorgio Cremaschi
- L'intervento di Norberto Fragiacomo
- L'intervento di Claudio Martini
- L'intervento di Moreno Pasquinelli

# LE REPLICHE
- Moreno Pasquinelli

# FORUM
«La sinistra, la crisi, l'alternativa»

Introduzione di Nello De Bellis
- Diego Fusaro
- Francesca Donato
- Valerio Colombo
- Marino Badiale
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